La scuola riapre, ma i libri non ci sono. E’ forse questa l’immagine più significativa del periodo che la Grecia sta attraversando. Lunedì i cancelli hanno riaperto, ma per un milione di studenti l’anno è cominciato senza testi scolastici. La causa, secondo il ministero dell’Istruzione, è da attribuire alla Corte dei Conti, colpevole di non aver ancora stanziato i fondi per la stampa dei testi. E i pochi libri stampati sono stati inviati nelle zone più remote del Paese ellenico, soprattutto nelle isole.

La scuola è uno dei servizi che in Grecia hanno subito i maggiori tagli in seguito alle politiche di austerity estrema chieste dai creditori internazionali di Atene. E se la scuola sta male, certo non va meglio agli altri settori pubblici. Martedì, dopo l’ennesima giornata di passione sui mercati e dopo che l’allarme per un possibile default del Paese è tornato ai massimi livelli, il governo di Atene ha portato avanti, con procedura d’urgenza, la messa in atto della sospensione temporanea dal lavoro del personale in eccesso nelle imprese a partecipazione statale e negli altri enti statali. Il sottosegretario per la Riforma amministrativa, Ntinos Rovlias, ha presentato lunedì sera in Parlamento la lista delle prime 151 imprese o enti statali per i quali sarà applicato la temporanea sospensione dal lavoro dei dipendenti. E la Segreteria particolare per le imprese a partecipazione statale (Deco) ha inviato una circolare con la quale viene attivata la sospensione del personale.

In base alla circolare, tutti i direttori delle imprese o degli enti statali dovranno inviare alla Segreteria, entro il 26 settembre, le liste con i nominativi del personale in eccesso che dovranno essere almeno il 10% del totale dei dipendenti per ogni impresa o ente. Secondo i giornali greci, all’inizio dell’operazione saranno almeno 3.500 i lavoratori temporaneamente sospesi dal lavoro. Solo un antipasto di quello che succederà a breve, dal momento che settimana scorsa è stata decisa la “smobilitazione” del 20% della forza lavorativa statale.

E ora la situazione potrebbe farsi ancora più critica. Forzato dai creditori internazionali e in attesa della conference call prevista per oggi con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, il premier greco George Papandreou potrebbe decidere nuove misure di riduzione della spesa statale. Ma non si sa bene dove possano essere recuperati nuovi fondi: magari da un’accelarazione del piano di privatizzazioni, con tutte le difficoltà che ne conseguono. Molte delle aziende greche ancora in mano allo Stato sono infatti sommerse dai debiti: è il caso ad esempio delle ferrovie statali, Ose, schiacciate da un debito cumulato negli anni e pari a circa dieci miliardi di euro. Oppure si potrebbe pescare dalla vendita dei terreni e magari di un po’ di immobili dello Stato: qui le cose sono complicate dal fatto che in Grecia il catasto esiste solo da pochi anni.

Ma il default secondo molti è da evitare a tutti i costi: lo ha ripetuto oggi il commissario europeo per gli Affari economici e finanziari, Olli Rehn, nell’intervento di replica nel dibattito sulla crisi che si è svolto al Parlamento europeo in plenaria a Strasburgo. ”I costi di un’uscita della Grecia dall’euro sarebbero drammatici per tutti i paesi dell’Eurozona, dell’Unione europea e per i partner globali. Lo dico a quelli che pensano che possa essere meglio che la Grecia esca dall’euro”. ”Se la Grecia o altri Paesi uscissero dall’euro non potrebbe essere che un grande choc”, ha commentato il premio Nobel per l’economia 2003, Robert Engle, intervenuto agli ‘European colloquia’ in corso a Iseo, in provincia di Brescia.

E i lavoratori sotto il Partenone come reagiscono? Sono tornati a scioperare: tassisti, lavoratori della dogane, dipendenti statali, insegnanti. Sanno che questo è solo l’inizio. A loro, che lo spread tra i titoli greci a 10 anni e il corrispettivo bund tedesco sia schizzato al un nuovo record storico di 2.500 punti base, probabilmente comincia a non importare più molto.

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