Elena Valerievna Milashina è appena passata in Italia per ritirare il Premio Ischia dedicato ai Diritti Umani. Era lì, a pochi metri da me, e mi muoveva dentro qualcosa il sapere che questa giovane giornalista ha lavorato nella scrivania a fianco di Anna Politkovskaja. Dal ’97, infatti, Elena scrive per Aho Novaya Gazeta (Nuovo giornale), il principale quotidiano indipendente russo, e segue il lavoro d’inchiesta sull’uccisione della sua collega scomparsa, di cui viene considerata l’erede: la Politkovskaja, appunto (dopo cinque anni di processo è stato individuato l’esecutore, ma non ancora i suoi mandanti).

Elena Milashina scrive  inchieste in Cecenia, di grande impatto nell’opinione pubblica russa, e tuttavia rischia, in prima persona. Perché la Russia è il secondo posto al mondo per numero di giornalisti uccisi.
Dal 1992 al 2007 i giornalisti russi che hanno perso la vita in circostanze misteriose sono 218. Un numero enorme, ma reale. Lo ha riferito il direttore della Commissione per la politica informativa e libertà di parola nei mass-media presso la Camera pubblica della Federazione Russa Pavel Gusev nel corso di una riunione tenutasi nella città di Nalcik.
Secondo quanto dichiarato da Gusev, la Camera pubblica russa sta creando un monitoraggio ad hoc sulla libertà di stampa in Russia. “La Russia, per coefficente di stampa libera a livello di opinione pubblica internazionale, e’ stata inserita al 147esimo posto al mondo“.

Una classifica spaventosa. Proprio per questo, in bocca al lupo ad Elena Valerievna Milashina, che nonostante la “censura”, ha già scritto molto. Per esempio, della perdita della nave “Kursk”, catastrofe della nave K-159, corruzione nella marina, terrorismo nel Nord-Ost e Beslan. Perché il filo rosso dei suoi articoli è la corruzione, la violazione dei diritti umani e sociali.
Se non fosse che il sito della Novaya Gazeta è in russo, sarebbe da seguire anche online.

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