Sono passate poco più di due settimane e ci risiamo: Skype è nuovamente andato in down, crollato. A differenza della volta scorsa tuttavia, il guasto non ha negato l’accesso al proprio account, ha fatto “incantare” il programma su “connecting”, qualche volta consentendo l’avvio per poi subire subito un “crash” (caduta).

Risultato: utenti sparsi in tutto il mondo non hanno potuto usare il Voip (Voice Over Internet Protocol) per chiamare – e scrivere in chat – attraverso la rete dalla tarda mattinata al pomeriggio. In tutto poco più di due ore, ma abbastanza per fare infuriare e preoccupare gli internauti.

Dopo le prime segnalazioni degli utenti, come da prassi la società ha comunicato che un “piccolo numero” di persone stava avendo problemi di accesso. Peccato che lo “small number” in questione comprendesse paesi in tutto il globo. Grecia, Giappone, Francia, Spagna, Australia e via di seguito, con particolare incidenza in Europa.

Qualcuno si è lanciato in ipotesi di complotto: “Microsoft fa crashare Skype per far recuperare consensi a Messenger”. Il nuovo proprietario della società creata nel 2003 da Zennstrom e Friis, sbaragliando i concorrenti Google e Facebook, resta il bersaglio più colpito dalle polemiche: si ironizza parafrasando slogan – “Microsoft – disconnecting people” – o meno: “Nessun problema fin quando non è stato acquistato da Microsoft…”, “Grazie Microsoft per essere riuscita a rovinare anche Skype”, “Appena caduto. E’ evidente che Microsoft stia lavorando sul nuovo acquisto”.

Qualcuno, scherzando sulla portata del disagio, prende a prestito un modo di dire diventato tormentone con la serie televisiva di Sky “Boris”: “Più che un problema a macchia di leopardo, mi sembra a c***o di cane”.

In un primo momento in rete si è persino pensato ad un inghippo legato specificamente a Windows, ma dopo poco gli utenti hanno smentito: “Qui Linux, stesso problema”. Idem per Mac. Ad ogni modo, per la risoluzione del problema Skype non è ancora riuscita a fornire, come invece era successo nella precedente occasione, una guida-antidoto per i suoi clienti. Nel secondo aggiornamento delle 16 si legge che i tecnici sono al lavoro e che chi avesse già “lanciato” il programma invano, non dovrebbe aver bisogno di ritentare di connettersi manualmente, ma che il funzionamento dovrebbe avvenire autonomamente alla fine degli interventi di ripristino. Solo questione di pazienza, dunque, mentre il disagio continua qua e là a farsi sentire, appunto, “a macchia di leopardo”.

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