7 mosse per l'ItaliaDunque faremo l’Atlantico a vela da Madeira a New York, fuori stagione (quella giusta è novembre-dicembre), fuori rotta (quella giusta è Gran Canaria – Santa Lucia, all’altezza degli Alisei), su una barca splendida (l’Oceanic 71 di Vittorio Malingri, un ketch di 22 metri) e per di più all’interno di un progetto ambizioso: cercheremo di capire, navigando, come cambiare il Paese in 7 mesi, in 7 mosse.

In realtà il viaggio partirà da Genova il 25 aprile, per Palma di Maiorca, poi Gibilterra, quindi Madeira e infine New York, arrivo il 2 giugno. Ad ogni tappa si daranno il cambio a bordo scrittori, artisti, imprenditori, da Baricco a Odifreddi, da Faletti a Scurati, da Illy a Lella Costa, alla cantante genovese Giua, a Mario Brunello, il grande violoncellista. tutti con la voglia di discutere e ragionare su come dare una scossa a questo nostro Paese, subito, adesso. Basta col pessimismo e il piagnisteo. Positivi e ottimisti per un attimo, anzi… per un mese.

Si può fare. Così almeno assicura Oscar Farinetti, il patron di Eataly, ideatore e sponsor dell’avventura. Io non so se si può fare. Credo talmente poco al cambiamento collettivo, in questa epoca, che il mio mondo me lo sono cambiato subito, da solo, almeno per tutto quel che ho potuto. Però si tratta di navigare, e navigando pensare, e pensando discutere e scrivere. Dunque è perfetto per me. In un certo senso, da scrittore e marinaio, sono la sintesi di questo viaggio, che mi sta addosso come una cerata di sartoria.

E poi il documento che ho letto (che trovate sul sito) lo trovo ruvido e diretto quanto basta, senza troppi giri politically correct, intessuto di insofferenza, come comprensibile, e pieno di buon senso. A parer mio mancano un paio di cose importanti, ma ci sarà tempo per proporle. Gente diversa, a bordo, ottimo per confrontarsi.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Per Silvio anche l’assoluzione breve?

prev
Articolo Successivo

Primo Maggio: il furto papale

next