Per Totò Riina, Silvio Berlusconi era un “bravo picciotto”. Lo afferma in un verbale l’ex boss di Napoli Giuseppe Misso, detto ‘o nasone’. E’ quanto hanno rivelato Il Mattino e l’edizione partenopea di Repubblica.

Ma ecco cosa ha detto ai magistrati (con cui collabora dal 2007) il capo-clan del rione Sanità: “Il mio affiliato Salvatore Savarese mi disse che Riina, in cambio del favore che ci chiedeva, cioè di uccidere l’avvocato Li Gotti, ci offriva di farci entrare nella gestione dei capitali investiti da cosa nostra, in molte aziende italiane. In particolare, Savarese mi parlò delle aziende televisive di Berlusconi, che Riina avrebbe definito come ‘un bravo picciotto’, stessa espressione usata per Dell’Utri”.

L’interrogatorio è depositato agli atti di un processo di camorra a Napoli. Il colloquio tra Savarese e Riina sarebbe avvenuto nel 2001, nel cortile del carcere di Ascoli Piceno. Misso afferma che nel corso di quelle passeggiate durante l’ora d’aria, Savarese e Riina avrebbero discusso di un possibile scambio di favori (mai concretizzato) tra la camorra napoletana e la mafia corleonese, che voleva vedere morto l’avvocato Luigi Li Gotti, difensore di alcuni pentiti, diventato in seguito sottosegretario alla Giustizia nell’ultimo governo Prodi.

Nel verbale, Misso affronta i presunti rapporti tra mafia, camorra e il mondo delle tv e delle opere pubbliche della Milano ‘da bere’ di fine anni ’70 e inizio anni ’80, quelli dell’ascesa di Silvio Berlusconi nell’olimpo della grande finanza.

Le parole del collaboratore sono al momento prive di qualsiasi riscontro. Né Savarese, né Riina, ha mai parlato coi giudici di questo presunto colloquio. C’è da dire che la posizione di Misso è ancora al vaglio del servizio centrale di protezione, che ne sta vagliando con attenzione l’attendibilità complessiva e la possibilità di farlo accedere al programma definitivo di protezione riservato ai pentiti considerati credibili.

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