Il documento del 2007 della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, di cui siamo venuti a conoscenza solo in queste ore, è una conferma delle denunce che ho fatto in tutti questi anni. Troppe ombre e dubbi hanno accompagnato la gestione commissariale dal 1994 ad oggi. Troppe ombre hanno riguardato vertici delle Istituzioni pubbliche, degli Organi di Governo territoriale, a cominciare dalla Prefettura di Caserta, di alcuni Servizi segreti deviati, di settori della Magistratura e delle Forze dell’ordine.

I recenti arresti per lo sversamento a mare di liquami putridi e velenosi, hanno confermato il ruolo di spicco di molti uomini che già avevano ricoperto un ruolo negli anni passati. Molti degli arrestati ancora erano nel settore rifiuti.

Si torna a parlare, ora, della nomina di Claudio De Biasio al Commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, numero due di Bertolaso nel 2007. Su questa vicenda i miei vividi ricordi di quegli anni, il mio disperato tentativo di farlo allontanare dal Commissariato e invece di ritrovarmelo al vertice, in una funzione di decisore politico. Ricordo ancora le mie richieste al ministro Pecoraro Scanio, al Prefetto Catenacci, al magistrato di Santa Maria Capua Vetere, Donato Ceglie, di far allontanare da quell’incarico il De Biasio. E la risposta non arrivava mai. Catenacci mi disse “Non possiamo fare nulla : è protetto in alto..molto in alto!!”. (La Peste, ed.Rizzoli, pag. 144)

In alto da chi? E successivamente lo stesso Catenacci parlerà “di un inusitato interessamento del dott. Ceglie per rimuovere gli ostacoli per l’assunzione di Claudio De Biasio al Commissariato(…da resoconto Commissione inchiesta rifiuti del 24/4/2004).

De Blasio era l’uomo di fiducia dei fratelli Orsi, e diventa prima direttore del Consorzio Ce4, e poi a un certo punto vogliono un loro uomo direttamente nel Commissariato e lo individuano appunto nel De Blasio. E questa decisione verrebbe assunta in una cena a cui partecipano oltre agli Orsi, anche il prefetto Catenacci, il capo di gabinetto della Prefettura di Caserta Ernesto Raio e il Proc. Donato Ceglie.

Ora è giunto il momento che si sollevi definitivamente il coperchio su questa brutta vicenda .

Perché un magistrato della esperienza e della conoscenza del territorio come Donato Ceglie, si spende per una figura “ambigua” come il De Blasio al Commissariato prima e come consulente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, dopo?

Perché il dott. Ceglie sollecita Ernesto Raio, della Prefettura di Caserta per il rilascio di un Porto d’armi a Michele Orsi, poi freddato e ucciso dai casalesi? La vicenda relativa a questo caso è stata archiviata dalla Procura di Roma ma restano tutti i dubbi sull’opportunità di un tale comportamento.

Perché un tal Raffaele Russo, che si qualificava come “Consulente del Proc. Donato Ceglie” veniva ammesso a riunioni istituzionali che dovevano assumere decisioni importanti in merito a individuazione di aree per lo stoccaggio dei rifiuti o per l’apertura di nuove discariche, come nel caso della discarica di Lo Uttaro (Caserta)?

Perché la Prefettura di Caserta non fa gli accertamenti su alcune aziende dei rifiuti, ai fini dell’interdittiva antimafia, nonostante alcune palesi evidenze e le denunce che giungevano all’Organo territoriale di Governo?

E’ urgente che su questi ed altri aspetti si accendano i riflettori. Per recuperare fiducia nei cittadini in un momento di profondo scoramento, per le ultime vicende dello sversamento a mare del percolato, c’è un bisogno di una grande operazione verità.

Neanche un’ombra deve sfiorare le Istituzioni, per cui è necessaria un’approfondità inchiesta del Parlamento, degli Organi di autogoverno della Magistratura , delle Forze dell’Ordine e una campagna di informazione accurata su quello che è avvenuto in Campania negli ultimi anni.

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