A chi dobbiamo dare la colpa del fatto che Berlusconi tiene in ostaggio il paese con i suoi scandali e le sue vicende giudiziarie con il suo rifiuto a dimettersi: a lui, oppure a chi non garantisce un’alternativa credibile tanto da strappargli il voto?

Stando all’ultimo sondaggio Ipsos, la colpa è dell’opposizione, che non garantisce una credibile alternativa. E quindi a quei Veltroni, D’Alema, Bersani, che si ostinano a rimanere attaccati alle loro poltrone nonostante le sconfitte degli ultimi anni e nonostante il partito da loro creato, che avrebbe dovuto segnare la rinascita della sinistra italiana dopo la chiusura con il passato comunista, sia ora al minimo storico: 25%.

E come spiegare al mondo che ci guarda con occhi increduli com’è possibile che Berlusconi da dicembre abbia addirittura guadagnato 2 punti, mentre il Pd ha subito un’ulteriore lieve flessione? Cioè, com’è possibile che davanti a uno scandalo che in qualunque paese normale porterebbe alle dimissioni del presidente del Consiglio, da noi invece comporta un’ulteriore perdita dei consensi del principale partito d’opposizione?

E’ ora di cambiare bersaglio: considerato che B. è agli sgoccioli e muove i passi di un disperato timoniere di una nave che affonda, dobbiamo rivolgerci a quei V., D. e B. che potrebbero paradossalmente sancirne il definitivo inabissamento e chiedere loro di liberare il campo. Gli interrogativi della stampa estera, gli appelli della presidente di Confindustria e le 10 milioni di firme da raccogliere andrebbero tutti indirizzati a quella massa di dirigenti del partito che occupa il principale spazio dell’opposizione, per chiedere tutti in coro: andate a casa, e fateci finalmente sperare in un’alternativa reale e credibile.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Tremonti for president

prev
Articolo Successivo

Federalismo, l’Anci incontra Calderoli
Pronto un nuovo testo fra pochi giorni

next