I Pm di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia hanno interrogato questa sera, negli uffici della Dia di Roma, l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso. L’ex guardasigilli è stato sentito per oltre tre ore dai sostituti procuratori Paolo Guido e Nino Di Matteo su quanto riferito l’11 novembre davanti alla commissione antimafia. Allora Conso parlò della sua decisione di revocare il carcere duro a 140 mafiosi, presa – a suo dire – in assoluta autonomia, per far cessare la strategia stragista di Cosa nostra, a marzo del’93. Parole, quelle dell’ex ministro, che smentivano l’esistenza di qualunque trattativa tra lo Stato e la mafia.

E sempre sul carcere duro, tra gli obiettivi messi da cosa nostra sul tavolo della trattativa, secondo la tesi degli inquirenti, si è incentrato, la scorsa settimana, l’interrogatorio di un altro esponente delle istituzioni di quel periodo: l’ex capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato autore di un documento, datato marzo del ’93, in cui si esortava il Guardasigilli a non rinnovare il 41 bis. Ai Pm Amato ha ribadito che si trattava di sue convinzioni sull’istituto del carcere duro condivise dal Viminale da cui venivano pressioni per eliminare il regime carcerario speciale.

Nei prossimi giorni, forse già domani, i magistrati della Dda di Palermo sentiranno gli ex presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi.

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