Sì alla moschea di Ground Zero. Il sostegno arriva dalle ‘Famiglie dell’11 settembre per un domani pacifico’, associazione di parenti delle vittime dell’attentato. La portavoce, Marsha O’Connor in un’intervista pubblicata dal sito del quotidiano israeliano Haaretz dichiara: “Sono una cittadina americana e so bene che la mia e altre famiglie condividono la stessa storia, siamo venuti in America per sfuggire a persecuzioni religiose. Non ha senso in America dire no ai musulmani”.

Solidarietà, dunque, alle comunità islamiche americane “che non sono responsabili della tragedia, lo sono i terroristi di Al Qaeda”. La figlia della O’Connor, Vanessa, era incinta quando morì nel rogo della Torre Sud: al dolore per la perdita subita, oggi si unisce la preoccupazione per gli episodi di intolleranza religiosa avvenuti in coincidenza del nono anniversario dal crollo delle Torri. “Sono spaventata da questo odio che sta crescendo. Dopo l’11 settembre – racconta – ho conosciuto tanti americani che non mi avrebbero mai detto: ‘Guarda cosa ci hanno fatto i musulmani’. Prima non l’avrebbero fatto, ora credono di farmi un favore attaccando la moschea di ground zero. Noi sosteniamo gli sforzi degli americani musulmani per la costruzione del loro centro – ha concluso – e riteniamo che sarebbe veramente vergognoso se fossero costretti a spostarsi altrove”.

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