Massimo Bordin lascia Radio Radicale. E a confermare la notizia è Marco Pannella. “Ognuno fa le sue scelte, la rottura è sua”. Bordin, storico direttore dell’emittente di Torre Argentina, voce della rassegna Stampa e Regime, ha dunque presentato le dimissioni, che avranno decorrenza dal primo agosto, pochi mesi prima del ventennale della sua direzione. Addio atteso dall’Aprile 2009, quando aveva litigato in diretta con il capo durante l’appuntamento settimanale dell’intervista. Bordin fu chiaro: “Siamo arrivati al capolinea, la formula dell’intervista domenicale non funziona più”. Ma aveva resistito. Cambiato formula del programma e continuato a dare il meglio con la rassegna stampa mattutina, cinque giorni su sette. Impegno che gli valse nel 2009 il Premiolino, sezione radio, con la seguente motivazione: “Il collega che da anni ci sveglia ogni mattina con le sue puntuali, professionali e graffianti rassegne stampa, cesellando i fatti con opinioni di rara acutezza libertaria”.

Il telefono di Bordin suona a vuoto. Quello di Pannella no. E lui risponde e parla. E spiega così la vicenda. “Io sono contrario a queste dimissioni e l’ho detto chiaramente. Bordin vuole una proposta, ma le proposte si fanno a gente estranea, agli esterni che vuoi far collaborare. Noi abbiamo insistito nella proposta di trovare insieme tutte le soluzioni migliori per lui, che è ancora direttore, e per Radio radicale. D’altra parte -fa notare- le reazioni politiche e di sconcerto o rifiuto che stiamo registrando rispetto a questa scelta, erano previste e anzi prevedibilissime”.

All’Adnkronos, Pannella spiega di non aver divorato un altro figlio. “Mi viene da ridere, perché tutti quelli che ho mangiato ora sono in piena evidenza. Così Quagliariello, Elio Vito, Rutelli, Capezzone o altri. A me risulta invece di averli lanciati. Tanti vorrebbero essere ‘divorati’ da me, forse anche Bordin. Niente scazzi tra di noi quella di Massimo è una decisione assolutamente politica. Domani, comunque, abbiamo le due ore di trasmissione, come ogni domenica. Chissà”.

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