Citizen journalism. Giornalismo fatto da cittadini. Il blog tracimano di cronache dal pianeta. Capita così che i “cittadini-giornalisti” finiscano per occuparsi di cose che i “giornalisti-giornalisti” non riescono a far diventare cronaca sui propri media di appartenenza. Un caso di scuola, nel nostro Paese, è il processo che ogni mercoledì, salvo sospensioni, si tiene nell’aula bunker di Poggioreale a Napoli.

E’ il processo che vede sul banco degli imputati la Fibe-Fisia-Impregilo e il Commissario ai Rifiuti campani più conosciuto tra i tanti che vi si sono alternati nei vent’anni (Improta, Rastrelli, Losco, Bassolino, Catenacci, Bertolaso1, Pansa, Cimmino, Sottile, De Gennaro, Bertolaso2): Antonio Bassolino.
Per imprecisati motivi di sicurezza, una decisione del procuratore generale Vincenzo Galgano ha reso l’aula di Poggioreale un luogo dove la stampa ritorna a inizio secolo: penna e quaderno.

Niente registratori, niente telecamere, niente macchine fotografiche e niente cellulari (c’è un’apposita perquisizione all’ingresso con tanto di scanner). Perchè? Boh. Per intenderci, il processo ai casalesi può essere registrato. La prima volta che arrivai nel bunker, i giornalisti erano in numero di due. Il sottoscritto e un collega di Radio Radicale, reso orfano dall’impossibilità di registrare.

Prendemmo appunti. C’era un professore universitario che confessò candidamente di non sapere cosa fosse la “fos”. Era convinto potesse essere utilizzata come fertilizzante. Non avesse avuto il ruolo di organizzare i flussi con cui i rifiuti venivano portati agli impianti e da questi alle discariche, poteva essere una nozione anche inutile. Purtroppo aveva un ruolo di responsabilità.

Se il territorio campano è finito martirizzato da cumuli di sacchetti di spazzatura dentro pozze di percolato, se le “ecoballe” sono rimaste ammonticchiate a Giugliano nella quantità di 7 milioni, magniloquente esempio di inadempienza civica, se tra le province di Caserta e Napoli continuano a reperire “buchi” dove  “smaltire” l’immondizia prodotta (l’ultima nel parco nazionale del Vesuvio), sarebbe utile dare un’occhiata ai tanti personaggi improbabili che si sono alternati in questa storia e che frequentano quest’aula senza occhi.

Tecnici che non avevano le nozioni necessarie per fare alcunchè, impianti costruiti senza criterio (il progetto vincitore, fu scritto dall’apposita commissione, era caratterizzato “da una diffusa carenza di dati tecnici”, e fu edificato anche peggio, stando alla ricostruzione del professor Paolo Rabitti, tecnico dell’accusa).

Ecco, in tutto questo, c’è una buona notizia. Sono i “cittadini-giornalisti” che mercoledì dopo mercoledì, pioggia o sole cocente in cielo, vanno in via Poggioreale e prendono appunti: giovani e vecchi. C’è Cesare che è pensionato, o Pina di Giugliano che ha visto crescere di fronte casa la montagna che nessuno vorrebbe. C’è Vega, che ha lasciato Emergency a Milano per tornare a casa propria e che ora, un lavoro saltuario, ha preso l’impegno, con Anna, di far conoscere agli altri nomi, fatti e circostanze del disastro. C’è Pino, che vorrebbe scriverne un libro. E Francesco che riversa tutto sul blog.

Sapete dove si può leggere di quelle sedute? Su un sito internet di Bacoli, comune del litorale domizio. L’indirizzo? http://freebacoli.blogspot.com/2010/02/reportage-processo-bassolino.html

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