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giovedì 12/10/2017

Legge elettorale, c’è pure il “salva-Verdini”: potrà candidarsi all’estero

Sorpresa! - Un emendamento approvato in commissione venerdì consente anche a chi risiede in Italia di essere eletto extra-confine: serve a Denis per “fuggire” in Sudamerica

Finalmente è tutto chiaro e tutto grazie a un emendamento di poche righe – è firmato dagli alfaniani Maurizio Lupi, Dore Misuraca e Giorgio Lainati – approvato venerdì in commissione Affari costituzionali alla Camera: ora anche Denis Verdini ha il suo pezzo di legge elettorale e potrà essere rieletto, addirittura all’estero. Se non è il trionfo dell’etica pubblica, di sicuro lo è della razionalità: questo Rosatellum bis è stato infatti costruito scientificamente per accontentare ogni singolo contraente del patto (Renzi, Berlusconi, Salvini, Alfano e frattaglie varie). Mancava solo Verdini e ora finalmente ogni pezzo del puzzle è al suo posto: certo, la razionalità è una cosa, la costituzionalità un’altra.

Per capire, serve partire dall’inizio. Cosa dice l’emendamento Lupi? Questo: “Gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; gli elettori residenti all’estero possono essere candidati solo nella ripartizione di residenza della circoscrizione Estero”. Che significa? Che contrariamente a quanto accaduto finora, ci si potrà candidare a uno dei 18 seggi eletti dagli italiani all’estero (12 alla Camera, 6 in Senato) pur abitando in Italia: si tradisce, in sostanza, la ratio della modifica costituzionale del 2001 che introdusse il voto dei circa 4 milioni di cittadini residenti fuori dai confini.

Non è solo il parere del Fatto Quotidiano, ma anche del senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto nella circoscrizione Europa (vive in Svizzera): “Candidare i residenti in Italia significa contraddire radicalmente la logica, le finalità e il significato della legge sul voto degli italiani all’estero. Nei dieci anni abbondanti che sono trascorsi dalla prima applicazione della legge, in effetti, abbiamo assistito a diversi tentativi di aggirare questa regola fondamentale: tentativi terminati con inchieste penali, quando scoperti (vedi il senatore Nicola Di Girolamo, ndr), o avvolti nel silenzio compiacente di quanti si curano esclusivamente dei propri interessi di ceto” (non è chiaro a chi si riferisca Micheloni in quest’ultimo “pizzino”).

La norma, come detto, è pensata per Denis Verdini, candidato difficile da vendere in Italia per chiunque volesse inserirlo nelle sue liste, visti pure certi reiterati guai con la giustizia, che rendono forse più urgente del normale il rientro in Parlamento.

Ebbene Verdini da un paio d’anni ha capito che per tornare a Palazzo avrebbe dovuto fare un giro lungo, addirittura fuori dal confine: è dal 2015, come scrisse anche Il Fatto, che si parla di una sua candidatura in Sudamerica, ostacolata però da quel problemuccio della residenza. Erano i momenti gloriosi in cui il nostro era perno delle riforme, sostegno sicuro di Matteo Renzi che gli aveva promesso una modifica ad hoc per l’Italicum. Allora saltò, ma non è mai troppo tardi per essere il Nazareno dei due mondi.

La base politica dell’operazione, intanto, è pronta da tempo: già il 24 settembre 2015 Verdini crea alla Camera il rassemblement “Ala-Maie”, che dall’ottobre 2016 diventa gruppo parlamentare col nome “Scelta civica – Ala per la costituente liberale e popolare – Maie” (sic). Insomma, un pastrocchione tra ex montiani, verdiniani e questo Maie, che sta per Movimento Associativo Italiani all’Estero, che poi in realtà sono due deputati, cioè Antonio Ricardo Merlo, il leader, e Mario Borghese, entrambi argentini.

Il Maie all’epoca ha fatto una campagna eroica per il Sì al referendum costituzionale di dicembre, aiutato anche dalle missioni istituzionali dell’allora ministro per le Riforme Maria Elena Boschi in Argentina, Brasile, etc (con tanto di ambasciatori a fare il coro). Le associazioni per gli italiani all’estero, e quelle sudamericane in particolare, incassarono pure qualche regaluccio per spingere il voto estero, che doveva garantire la vittoria del Sì (leggendaria l’apertura del 2 dicembre di Repubblica sul boom dell’affluenza).

Come si vede, insomma, il Maie è movimento nazareno per eccellenza e anche capace di spregiudicatezza: alle Europee del 2014, per dire, ha candidato Davide Vannoni, il tizio del metodo Stamina, poi sfortunatamente trombato.

È questa la “casa” elettorale scelta da Verdini già due anni fa: oggi Renzi rispetta il patto di consentirglielo con la benedizione di Berlusconi, tornato in ottimi rapporti col suo ex braccio destro. Le speranze di Denis sono buone. Nelle circoscrizioni Estero vige il proporzionale con tanto di preferenza, ma pare un torneo minore: ne bastano 15-20 mila in tutto un continente per sbaragliare la concorrenza. Bentornato, onorevole Verdini.

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Ma fa “pace” con Berlusconi

Salvini contro Meloni: “Non vuole il vincitore come Grillo e D’Alema”

Il rosatellumha spaccato definitivamente la sinistra, ma sta creando tensioni anche a destra. In particolare tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a braccetto fino a ieri, ora divisi sulla legge elettorale. Al punto che il segretario della Lega Nord non esita ad accomunarla a Bersani, D’Alema e Grillo. “Abbiamo capito che a me non dispiace e alla Meloni non piace: preferisce una legge proporzionale pura, come Bersani e D’Alema, che la sera del voto non si capisce chi ha vinto”. Salvini giustifica pure il ricorso alla fiducia: “I Bersani e i D’Alema avevano preparato 100 voti segreti per tirarla in lungo. Non è certo il sistema migliore, io avrei preferito il maggioritario puro. Ma hanno partorito questa legge”. Il Rosatellum, del resto, non è l’unico argomento oggetto di frizioni fra i due. C’è anche il referendum in Lombardia: “La Meloni sta con Grillo e D’Alema, la lascio in quella compagnia. Deve anzitutto mettersi d’accordo coi suoi, perché in qui votano ‘Sì’ ma lei da Roma dice ‘No’”. Continua, invece, il riavvicinamento con Forza Italia: la prossima settimana Silvio Berlusconi dovrebbe partecipare a una conferenza stampa insieme al governatore Roberto Maroni per dimostrare il suo impegno sulla battaglia autonomista.

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La deputataitalo-brasiliana Renata Bueno, una piccola star del Transatlantico, ha avuto anche lei il suo emendamento ad hoc: l’aula della Camera dovrebbe approvarlo oggi, dopo che ieri c’è stato il via libera informale in un comitato ristretto detto Comitato dei 9. La sua vicenda, peraltro, si intreccia con quella di Denis Verdini che vi raccontiamo qui sotto. Venerdì, insieme al Salva-Verdini, veniva infatti approvato anche l’emendamento ribattezzato “anti-Bueno”: il testo vietava la candidatura agli italiani con doppia cittadinanza che “negli ultimi 10 anni cariche politiche o di governo, nella magistratura o nelle Forze armate nel Paese di emigrazione”. Praticamente tra i parlamentari in carica l’unica vittima era l’ottima Renata, che sette anni fa aveva fatto la consigliera comunale in Brasile. Una vera cattiveria che sembrava l’ennesimo favore a Verdini: Bueno, infatti, è eletta in Sudamerica, nuova terra di caccia del responsabile capo. La Camera, però, ci metterà una pezza: il divieto partirà dagli ultimi 5 anni e Renata sarà salva. Anche per lei, renzianissima, pare ci sia la soluzione: la candidatura in Italia.

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