Andrea Ferrari
Assessore alle politiche culturali, Comune di Lodi
Se si considerano i riccioli sempre un po’ ribelli e la pila di giornali e riviste immancabilmente sotto il braccio, potrei sembrare diverse cose, ma non un politico. Immagino sia difficile pensare a me impegnato a procacciarmi voti, a mercanteggiare preferenze, a inseguire consensi popolari a dispetto dell’etica, ad occupare poltrone e poltroncine. Colpa dell’immagine ormai deformata che abbiamo dell’uomo politico. Perché in realtà i politici dovrebbero avere un altro obiettivo: amministrare per il meglio la cosa pubblica. Un’attività cui mi dedico soprattutto nei settori della cultura e del sociale. Da qualche anno questo è il mio lavoro, mentre praticamente da sempre è la mia passione. Figlio d’arte, con una madre combattiva e incapace di fermarsi, mi sono sempre speso fin dalla giovinezza. E mi muovo in ambiti apparentemente lontanissimi. Certi giorni mi dedico ad organizzare mostre, stagioni teatrali, spettacoli ed esibizioni che mi portano a cena con mostri sacri del mondo della cultura italiana; in altre occasioni faccio il volontario in carcere sforzandomi di insegnare ai detenuti un mestiere o almeno qualche regola base della lingua italiana. Ho grandi sogni e grandi speranze, che alimento attraverso la mia passione per il viaggio. Giro il mondo appena posso, insieme alla mia compagna di vita e alla mia primogenita Ginevra. Quando torno da un paese lontano porto con me immagini, emozioni e nuove prospettive. Che cerco di infilare sui connotati del nostro paese, sperando così, chi lo sa, di cambiarli in meglio. Magari cancellando mali come la connivenza con la mafia, uno dei miei grandi nemici.
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