“Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito”. Lo stesso che silenzia le denunce degli abusi subiti dalle donne all’interno della Chiesa – a cui è dedicato il documentario francese Religieuses abusées – e con la “scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili”. Con un editoriale, che è una lettera indirizzata a Papa Francesco, la direttrice Lucetta Scaraffia e le dieci donne della redazione di “donne chiesa mondo”, mensile femminile dell’Osservatore Romano, lasciano la collaborazione dopo 7 anni. Pochi giorni fa, in un’intervista al Fatto Quotidiano, la giornalista aveva di nuovo parlato delle suore come “nuove schiave” e della condizione femminile nella Chiesa, che per decenni ha coperto e negato “questa prostrazione psicologica e fisica” che restava “avvolta nel silenzio compassionevole delle gerarchie se non dall’omertà”. A determinare la decisione l’arrivo del nuovo direttore Andrea Monda al vertice del quotidiano della Santa Sede e, aggiunge il Corriere della Sera, “il nuovo assetto della comunicazione vaticana”. Per parte sua Monda precisa che si tratta di una “libera e autonoma decisione della professoressa” e aggiunge che “da quando sono stato nominato direttore ho garantito alla professoressa Scaraffia e al gruppo di donne della redazione la stessa totale autonomia e la stessa totale libertà”. Poi sottolinea che la vita del mensile prosegue. “Che cosa pensa il Papa della nostra decisione? Non lo so, io mi auguro che legga la nostra lettera. L’interruzione della collaborazione l’abbiamo decisa noi per il clima che abbiamo subito”, ha detto all’Ansa nel pomeriggio. Alla domanda se ha avuto colloqui dopo la sua lettera, risponde: “No, non ho avuto nessun colloquio”. E quanto a un eventuale incontro col Papa dice: “Penso che abbia cose più importanti da fare”.

“Denunce delle religiose: iniziativa ridotta al silenzio”  Scaraffia ha apertamente affrontato il tema delle suore violentate dai preti, ammesso peraltro anche da Papa Francesco e denunciato la presenza di gay e pedofili all’interno della Chiesa e di uomini che “si fanno preti perché hanno paura delle donne”. Nella lettera indirizzata a Bergoglio, Scaraffia scrive: “Fra le molte lettere che abbiamo ricevuto dalle lettrici, fra cui numerose consacrate, sono emersi anche casi e vissuti dolorosi che ci hanno riempite di indignazione e di sofferenza. Come ben sa – continua rivolgendosi al Pontefice -, non siamo state noi a parlare per prime, come forse avremmo dovuto, delle gravi denunce dello sfruttamento al quale numerose donne consacrate sono state e sono sottoposte (sia nel servizio subordinato sia nell’abuso sessuale) ma lo abbiamo raccontato dopo che i fatti erano emersi, anche grazie a molti media“. L’ex direttrice di Donne chiesa mondo precisa: “Non abbiamo più potuto tacere: sarebbe stata ferita in modo grave la fiducia che tante donne avevano riposto in noi. Ora ci sembra che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili. Si scarta in questo modo un lavoro positivo e un inizio di rapporto franco e sincero, un’occasione di parresia, per tornare all’autoreferenzialità clericale. Proprio quando questa strada viene denunciata da Lei come infeconda”. E all’Huffington Post fa qualche esempio: “Sono almeno due mesi che vediamo la pubblicazione di articoli totalmente opposti rispetto alla linea del nostro mensile – ha spiegato Scaraffia all’Huffington Post -, è stato un processo di delegittimazione crescente. È uscito ad esempio un articolo firmato da Monica Mondo, una recensione molto critica su un filmato che mostrava abusi su religiose, che portava avanti posizioni opposte alle nostre”.

Monda: “A Scaraffia e allo staff ho sempre garantito autonomia” – Nel prendere atto della “libera e autonoma decisione della professoressa di interrompere la collaborazione e di considerare chiusa la sua direzione” del mensile, il direttore del quotidiano d’Oltretevere Andrea Monda precisa che “da quando sono stato nominato direttore ho garantito alla professoressa Scaraffia e al gruppo di donne della redazione la stessa totale autonomia e la stessa totale libertà che hanno caratterizzato l’inserto mensile da quando è nato, astenendomi dall’interferire in qualsiasi modo sulla fattura del supplemento mensile del giornale e limitandomi a offrire il mio doveroso contributo (nel suggerimento di temi e persone da eventualmente coinvolgere) alla libera valutazione della professoressa Scaraffia e della redazione del supplemento”. Nel ringraziare la storica per il lavoro svolto in questi anni, Monda spiega che “quanto al futuro del supplemento, posso assicurare che esso non era in discussione. E che dunque la sua storia non si interrompe ma continua. Senza clericalismi di alcun genere”. Monda annuncia per il prossimo 1 aprile una tavola rotonda a partire dalla pubblicazione di un saggio pubblicato da 17 teologhe e studiose di chiara fama, La voce delle donne (Paoline edizioni).

La lettera di Lucetta Scaraffia a Bergoglio
Caro papa Francesco, 
con grande dispiacere Le comunichiamo che sospendiamo la nostra collaborazione a “donne chiesa mondo”, il mensile dell’Osservatore Romano da noi fondato, del quale Benedetto XVI ha permesso la nascita proprio sette anni fa e che Lei ha sempre incoraggiato e sostenuto. Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione. Con la chiusura di “donne chiesa mondo” si conclude, o meglio si spezza, un’esperienza nuova ed eccezionale per la Chiesa: per la prima volta un gruppo di donne, che si sono organizzate autonomamente e che hanno votato al loro interno le cariche e l’ingresso di nuove redattrici, ha potuto lavorare nel cuore del Vaticano e della comunicazione della Santa Sede, con intelligenza e cuore liberi, grazie al consenso e all’appoggio di due papi. La nostra iniziativa, come saprà, ha avuto e ha un successo non comune, con un’edizione cartacea in spagnolo pubblicata in spagnolo da “Vida Nueva”, una più recente in francese con “La Vie” e un’edizione in inglese diffusa in rete. In questi sette anni il nostro obiettivo di dare voce alle donne che, come Chiesa, lavorano nella Chiesa e per la Chiesa, aprendosi a un dialogo con le donne di altre religioni, si è realizzato e ha coinvolto migliaia di laiche e di consacrate, confrontandosi di continuo con il pensiero e con la visione di laici, di consacrati, di presbiteri, di vescovi. I temi affrontati sono stati tanti: dalle scoperte scientifiche alla presenza politica; dalla rilettura arricchita dalle acquisizioni della storia più recente di sante dottori della Chiesa, come Teresa d’Avila e di Ildegarda di Bingen, al diritto canonico; dalle speciali qualità femminili emerse nell’annuncio del Vangelo e nelle azioni di pacificazione nel mondo alle richieste delle consacrate nella Chiesa di oggi. 

In ogni numero è stato dato spazio alla meditazione dei testi evangelici, a cura delle sorelle della comunità monastica di Bose, e all’esegesi biblica da parte di studiose anche non cattoliche. Da questo secondo filone sono nati tre libri sulle donne dell’Antico Testamento, su quelle dei vangeli e su quelle di san Paolo, curati da Nuria Calduch Benages e pubblicati anche in spagnolo. La nostra redazione, che si è riunita annualmente per un ritiro spirituale di tre giorni presso il monastero di Bose, ha lavorato come laboratorio intellettuale e interiore, attenta ad ascoltare e ad accogliere quanto le lettrici segnalavano come luogo fecondo e come realtà di ricerca, convinte come Lei che la realtà è superiore alle ideologie, per aprire nuove strade di dialogo. E siamo state pronte a percorrere cammini anche inesplorati. Particolarmente ricco e interessante è stato l’approfondimento del rapporto con le donne musulmane, che è stato accompagnato dalla riscoperta di una fitta presenza femminile nell’antica tradizione islamica, oggi quasi ignorata. Ci siamo sentite spesso come minatori che scoprivano filoni metalliferi preziosi e li portavano alla luce e alla conoscenza di tutti: una vera ricchezza umana e universale, e in questo senso “cattolica”.

Certo, fra le molte lettere che abbiamo ricevuto dalle lettrici, fra cui numerose consacrate, sono emersi anche casi e vissuti dolorosi che ci hanno riempite di indignazione e di sofferenza. Come ben sa, non siamo state noi a parlare per prime, come forse avremmo dovuto, delle gravi denunce dello sfruttamento al quale numerose donne consacrate sono state e sono sottoposte (sia nel servizio subordinato sia nell’abuso sessuale) ma lo abbiamo raccontato dopo che i fatti erano emersi, anche grazie a molti media. Non abbiamo più potuto tacere: sarebbe stata ferita in modo grave la fiducia che tante donne avevano riposto in noi. Ora ci sembra che un’iniziativa vitale sia ridotta al silenzio e che si ritorni all’antiquato e arido costume della scelta dall’alto, sotto il diretto controllo maschile, di donne ritenute affidabili. Si scarta in questo modo un lavoro positivo e un inizio di rapporto franco e sincero, un’occasione di parresia, per tornare all’autoreferenzialità clericale. Proprio quando questa strada viene denunciata da Lei come infeconda. Santo Padre, a Lei e al Suo predecessore dobbiamo la gratitudine per questi sette anni di lavoro appassionato che – ne siamo sicure – ha contribuito, se pure in piccola parte, a dare coscienza, pensiero e anima femminili alla Chiesa nel mondo: perché davvero, come si legge nella Sua esortazione apostolica Evangelii gaudium (104) le donne “pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono facilmente eludere”. 

Lucetta Scaraffia

 

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