Una Chiesa dove le suore sono ridotte a fare le colf dei preti, tra i quali ci sono molti pedofili, e dove i preti prendono i voti perché hanno “paura di confrontarsi con le donne”. Che, a loro volta, nel mondo cattolico sono relegate all’invisibilità, anche quando si tratta di madri single. Perché al Sinodo si parla di padri, madri “tradizionali” e figli, non di loro. Lo dice con chiarezza Lucetta Scaraffia, firma di punta dell’Osservatore romano e direttore del suo mensile Donne Chiesa Mondo, che in un’intervista al Corriere della Sera mette a nudo la Chiesa di oggi, con i suoi scandali e la sua arretratezza rispetto all’emancipazione femminile. Ha un passato da atea, marxista e sessantottina, e un presente da femminista anche se lavora per Papa Francesco. Unica firma femminile di punta nella Santa Sede, i suoi pezzi vengono ripresi da New York Times, Le Monde, Figaro e Liberation e l’inviata del New Yorker Elizabeth Barber ha passato una settimana insieme a lei per “dedicarle un ritratto”. Convinta oppositrice di matrimoni gay (ma favorevole alle unioni civili) ed eutanasia, e sostenitrice della revisione della 104 (“ma l’equazione reato uguale peccato è antistorica”, dice) la Scaraffia denuncia senza ambiguità pedofilia e misoginia all’interno della Chiesa.

Spiega che tra le mura vaticane le donne “non sono viste, non esistono” e che ci sono “persino alcuni che fingono di non leggere” il mensile che dirige. Ripete, come già denunciato dalle testimonianze pubblicate sull’Osservatore romano, che le suore sono usate come colf (e spesso neanche pagate) dai preti, e che al Sinodo lei è stata relegata nell’ultimo banco. Motivo per cui ha scritto il libro Dall’ultimo banco (Marsilio) che Bergoglio ha letto, facendole i complimenti. “Accanto a me – ricorda parlando del Sinodo – alcuni coniugi invitati dal Vaticano. Poveri, con 12 figli, felici. Ma quando mai? Nella vita reale non è così. Alzano gli occhi al cielo…buoni e finti. Coppie ammaestrate, con il marito a comandare. Non le sopporto”. Un Sinodo anacronistico, dove “tutti parlavano di padri, madri e figli. Non sanno che milioni di donne sono costrette ad allevarsi da sole la prole”.

Ma il vero affondo è contro i prelati e i preti. La Chiesa ha un problema irrisolto con la corporeità perché è “soffocata dalla teologia, che le impedisce di conoscere la vita. Come può parlare del corpo se ignora l’altra metà del genere umano?”. E ancora, alla domanda se nel clero “allignano molti pedofili“, la risposta è netta: “Purtroppo. La Chiesa non ha mai affrontato la rivoluzione sessuale infiltratasi al suo interno. Tanti preti si sono convinti che la castità si una repressione apportatrice di nevrosi, per guarire le quali tutto è ammesso”. E se oggi le denunce di molestie sessuali di preti e prelati sono arrivate sui media è perché “per vie intermedie non si riesce a stroncare il fenomeno”. E anche “i laici, intimiditi, spesso tacciono anziché rivolgersi alla polizia”. Il Corriere le chiede poi se abbia “la sensazione che il numero dei sacerdoti omosessuali sia elevato”. Risposta: “Nettissima. Troppi diventano preti per paura di confrontarsi con le donne”. E infine non manca neanche il desiderio di un cardinale “fine giurista” di stilare “un documento vaticano sui vestiti discinti delle ragazze di oggi”. “Pensava – dice Scaraffia – che l’abito dovesse connotare la donna cattolica“.