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“Vuoi la tua cartella clinica? Paga”. Così fan (quasi) tutti, ma è contro le norme Ue: ecco come difendersi e ottenerla gratis

In base al Regolamento europeo sulla protezione dei dati, e come ha ribadito nel 2023 una sentenza della Corte di Giustizia Ue, il paziente ha diritto a ottenere gratis la prima copia. Ma, stando a una ricognizione del fattoquotidiano.it, da Milano a Palermo ospedali e cliniche continuano a chiedere un balzello, da 10 fino a 100 euro
“Vuoi la tua cartella clinica? Paga”. Così fan (quasi) tutti, ma è contro le norme Ue: ecco come difendersi e ottenerla gratis
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“Download via internet al costo di 25 euro. Copia cartacea con spedizione al domicilio al costo di 65 euro“. “Ritiro allo sportello: costo 40 euro. Con spedizione: costo 50 euro”. “Copia cartella clinica degenza: formato elettronico 10 euro, cartaceo 26 euro”. Chi negli ultimi anni ha subìto un intervento chirurgico si è visto con tutta probabilità recapitare una richiesta del genere quando ha chiesto alla clinica o all’ospedale di ricevere la cartella clinica relativa alla sua degenza o day hospital. Poco importa che in base al Regolamento europeo sulla protezione dei dati, e come ha ribadito nel 2023 una sentenza della Corte di Giustizia Ue, il paziente abbia diritto a ottenere gratuitamente la prima copia. Molte strutture continuano a provarci: chiedono ai pazienti operati tramite il Servizio sanitario nazionale – e spesso anche a quelli coperti da assicurazioni – un balzello non dovuto. La buona notizia, si fa per dire, è che per ottenere la documentazione senza pagare è sufficiente di solito inviare una mail che “rinfreschi la memoria” alla direzione sanitaria. Mentre Federconsumatori è disponibile ad assistere nella richiesta di rimborso chi avesse già versato.

Cosa dice la sentenza

Il punto fermo è che, con la decisione del 26 ottobre 2023 (causa C-307/22), i giudici del Lussemburgo interpellati dalla Corte federale di giustizia tedesca hanno sancito il diritto alla prima copia gratis sulla base degli articoli 12 e 15 del Gdpr. “Nell’ambito di un rapporto medico/paziente, il diritto di ottenere una copia dei dati personali oggetto di trattamento implica la consegna all’interessato di una riproduzione fedele e intellegibile dell’insieme di tali dati”, recitava la sentenza. “Tale diritto include in ogni caso quello di ottenere una copia dei dati della sua cartella medica contenente informazioni quali diagnosi, risultati di esami, pareri di medici curanti o eventuali terapie o interventi praticati al medesimo”. È quindi potenzialmente compreso anche materiale diagnostico come esiti di Tac, risonanze magnetiche e radiografie. E il tutto vale senza che sia necessario dare spiegazioni sul motivo della richiesta – che si tratti solo di avere a disposizione esiti degli esami effettuati per un futuro confronto o di far causa per malpractice. Ma, a quasi tre anni di distanza, cosa è cambiato? Ilfattoquotidiano.it ha fatto una ricognizione a campione basandosi su quanto comunicato dalle strutture sui loro siti.

Chi chiede il pagamento

In Lombardia la richiesta di pagamento è la norma o quasi, come segnalato oltre due mesi fa dal consigliere regionale Pd Matteo Piloni in un’interrogazione al presidente Federico Romani (FdI) rimasta senza risposta nonostante due solleciti. Così come è caduta nel vuoto la segnalazione dello Spi Cgil al Difensore regionale. Prendiamo l’Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio e le altre strutture del Gruppo San Donato, il più grande soggetto ospedaliero privato in Italia. I moduli disponibili sui siti non citano la possibilità di ricevere il documento gratuitamente. Il Policlinico San Donato prevede come modalità di consegna la copia cartacea con ritiro allo sportello al costo di 45 euro, la spedizione a casa a 65 euro e il download a 25 euro. All’istituto clinico San Siro la fotocopia ritirata allo sportello costa 32 euro, spedita a casa 40, come al Palazzo della Salute – Wellness Clinic. Il San Raffaele chiede 10 euro per la copia elettronica e 26 euro per quella cartacea, oltre alle eventuali spese di spedizione.

L’istituto neurologico Carlo Besta richiede 20 euro per la copia digitale su cd e pure per l’invio via pec. Chi vuol riceverla a casa deve mettere poi in conto le spese di spedizione, da 6,50 euro (con pagamento anticipato allo sportello) a 8,20 in caso di spedizione a mezzo raccomandata con pagamento alla consegna. L’ospedale Niguarda, dal canto suo, impone un prezzo variabile in base al numero di pagine: da 10 euro per le cartelle più brevi fino a 100 euro per quelle che superano le 1.500 pagine. Anche l’estratto della cartella clinica è soggetto a tariffe comprese tra 10 e 25 euro. L’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Santi Paolo e Carlo, a cui fanno capo l’Ospedale San Paolo e l’Ospedale San Carlo Borromeo, prevede 20 euro per la cartella “aperta” (ricovero ancora in corso o molto recente) e da 26 a 56, a seconda della lunghezza, per quella chiusa. La stessa pratica è diffusa in molte cliniche private milanesi, dalla Casa di cura San Camillo alla San Giovanni passando per il gruppo Multimedica a cui fa capo tra l’altro l’Ospedale San Giuseppe.

Uscendo dal capoluogo, a Bergamo l’Asst Bergamo Ovest a cui fa capo l’ospedale Treviglio-Caravaggio prevede tuttora il versamento di 10 euro di acconto (25 per richiesta urgente) più altri 7 euro in caso di documentazione fino a 20 facciate, 15 da 21 a 100 facciate e 22 oltre le 100 facciate nonostante Federconsumatori Bergamo abbia recentemente contestato la richiesta chiedendo, racconta il presidente dell’associazione Christian Perria, “il rimborso di quanto pagato da un utente per ricevere due cartelle in forma cartacea”. A Brescia gli Spedali Civili chiedono 25 euro e l’Asst del Garda di Desenzano, da dove Federconsumatori Lombardia ha ricevuto altre segnalazioni, 20 euro per documenti fino a 60 fogli che arrivano a 80 oltre le 200 pagine.

A Bologna il Policlinico Sant’Orsola permette di scaricare la cartella via web, ma a fronte di un “costo di riproduzione” di 5 euro, che salgono a 15 se si ha bisogno della copia cartacea (più le solite spese di spedizione). A Firenze l’ospedale Careggi fornisce gratis la documentazione via mail, mentre pretende da 8 a 30 euro per la copia cartacea, a seconda del numero di pagine.

L’Azienda Ospedale-Università Padova specifica sul sito che per la richiesta di copia della cartella clinica o altra documentazione via e-mail “è previsto il pagamento di un acconto di SOLI euro 15,00 per apertura pratica + eventuale saldo alla consegna” in base al numero di pagine.

A Napoli l’Azienda ospedaliera dei Colli condiziona il rilascio al pagamento di 10 euro per ogni cartella sotto le 100 pagine e 15 se superiore. Tariffa differenziata anche al Policlinico di Bari: 10 euro fino a 60 fogli, 15 fino a 200 “con un supplemento di 5 centesimi oltre i 200 fogli”. A Palermo, all’Ospedale villa Sofia – Cervello, la tariffa è di 15 euro, ma solo fino ai 50 fogli: oltre, per ogni foglio aggiuntivo si spendono 20 centesimi. Il Policlinico Paolo Giaccone vuole 10 euro anche per l’invio in pdf, e per il cartaceo in caso di urgenza c’è pure un “supplemento” di 20 euro. A Reggio Calabria gli Ospedali riuniti incassano 20 euro a cartella.

Chi rispetta il Gdpr

L’ASST Fatebenefratelli Sacco di Milano richiama espressamente la sentenza della Corte di Giustizia e precisa che la prima copia della documentazione sanitaria o sociosanitaria è gratuita ai sensi degli articoli 12 e 15 del Gdpr. Lo stesso fa la Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori di Monza, che sul proprio sito aggiunge come, per i ricoveri chiusi dal 23 aprile 2026, il documento sia disponibile attraverso il Fascicolo sanitario elettronico. Anche l’istituto clinico Humanitas spiega che “è possibile consultare e scaricare gratuitamente una copia della cartella clinica nell’area personale “referti”” del sito web. Il Policlinico di Milano riconosce la gratuità della prima copia della documentazione sanitaria per il titolare del diritto al rilascio, ma precisa che vale solo per copia in formato digitale tramite Pec.

A Genova l’ospedale San Martino permette di scaricare la cartella direttamente dal portale. Solo l’invio a casa comporta il pagamento a carico del destinatario.

L’Ausl di Reggio Emilia, citando il Regolamento Ue e la Corte di Giustizia, fornisce gratuitamente la prima copia. A Treviso l’ospedale Ca’ Foncello specifica che le tariffe previste si applicano solo alle copie successive alla prima, che sia cartacea o digitale.

In Lazio, dopo che la Regione con una nota ha chiesto alle Asl di attenersi alla sentenza Ue, quasi tutte le strutture dall’estate 2024 si sono adeguate: dalle Asl Roma 1, Roma 2 e Roma 3 al Campus Bio-Medico fino all’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini. Ma il Policlinico Gemelli rilascia gratis solo la prima copia digitale, mentre quella cartacea viene spedita al costo di 20 euro.

Come ottenere l’invio gratuito

A chi si vede chiedere un obolo per ottenere la cartella conviene quindi rispondere a tono. Una delle strade possibili è inviare all’ufficio cartelle una mail che richiami l’articolo 15 del Gdpr e la sentenza europea del 2023: ecco una bozza.

Spett.le [nome della struttura],

con la presente esercito il diritto di accesso previsto dall’articolo 15 del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR) e chiedo di ricevere gratuitamente la prima copia dei dati personali che mi riguardano contenuti nella cartella clinica relativa al ricovero/prestazione effettuato presso la Vostra struttura in data [data].

La richiesta è formulata ai sensi dell’articolo 15, paragrafo 3, del GDPR e della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 26 ottobre 2023 (causa C-307/22), che ha riconosciuto il diritto dell’interessato a ottenere gratuitamente la prima copia dei dati personali contenuti nella documentazione sanitaria.

Pertanto chiedo che la documentazione venga trasmessa in formato elettronico all’indirizzo e-mail [indirizzo] senza addebito di costi.

Qualora riteniate applicabili tariffe o diritti di segreteria, vi chiedo di indicare le specifiche ragioni giuridiche che giustificano l’addebito nonostante la presente richiesta sia formulata quale esercizio del diritto di accesso ai dati personali previsto dal GDPR.

Allego copia del documento di identità.

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