Qualche giorno fa, Giorgia Meloni ha definito il referendum del 22 ottobre un “oltraggio alla patria”. Non so come la pensa l’estrema destra veneta, tutta orientata verso il sì, compresi i neo-fascisti di Forza Nuova che dimentichi della “patria” sventolano il Leone di San Marco affiancati a esponenti della Lega Nord. È il caso dell’incontro organizzato dal Comitato “Prima i Trevigiani”, una costola ufficiosa di Forza Nuova, tanto che il Presidente Davide Visentin è stato coordinatore regionale dei forzanovisti. A questo evento non si sono fatti problemi a partecipare Alessandro Mazzochel, assessore rappresentante dell’associazione sovranazionale del popolo veneto. , Claudio Sartor, sindaco leghista e Raffaele Freda di Forza Italia. Mi chiedo cosa possano pensare quanti hanno lavorato per questo referendum, nel vederlo sostenuto da chi si orienta a una dottrina politica, il fascismo, che finché fu al potere tentò di distruggere qualunque identità locale, non solo le più deboli, ma anche le più forti come quella sudtirolese ed è bene ricordare che l’Alto Adige, nel 22, era diventata provincia italiana da pochissimi anni.

Ma si sa, il diavolo fa le pentole e non i coperchi e c’è un campo comune in cui fascisti e leghisti possono ritrovarsi assieme, quello dell’odio contro. Proprio per questo motivo la destra neofascista e la Lega venetista (lo stesso partito che in Emilia Romagna vota contro il mandato per il Presidente della Regione a trattare con il Governo) possono ritrovarsi assieme, per l’assenza completa di un progetto politico attorno alla consultazione.

Stando alla comunicazione politica degli ultimi mesi, che Luca Zaia sta affannosamente e inutilmente cercando di correggere negli ultimi giorni, non voteremo un’autonomia per la costruzione di un processo per il Veneto, ma un’autonomia contro Roma, un’autonomia contro le regioni del Sud, contro gli immigrati, contro “…” e nei puntini ognuno ci metta ciò che desidera. È evidente che la leader della destra nazionale può tuonare contro il referendum, mentre la destra locale può invece votare sì prendendo un nemico e votando contro quello. Basti leggere il comunicato con cui Forza Nuova ha preso posizione per il sì, in cui parla di una regione “carrozzone” da limitare a favore di province e comuni, ovvero l’esatto contrario di quanto dicono i leghisti, che parlano di regione virtuosa.

Quale possa essere l’autorevolezza di un tale referendum, non è dato a sapersi, e quale possa essere l’autorevolezza di un comitato del Sì che “imbarca” tutti, anche i fascisti, è evidente a tutti. È chiaro che, lungi dal poterci spingere verso una maggiore autonomia, questa consultazione rischia di essere controproducente e renderci più deboli nel negoziato futuro.