Il terremoto di magnitudo 8.2 che ha colpito la costa meridionale del Messico giovedì sera, 7 settembre, ha provocato almeno 90 morti. Lo riporta la Bbc, citando funzionari delle autorità locali secondo i quali 71 persone hanno perso la vita nel solo Stato di Oaxaca. Si aggiungono ai 15 morti già accertati a Chiapas e ai quattro di Tabasco, sempre nella zona sud-orientale del Paese. Il presidente Enrique Peña Nieto, che venerdì ha visitato proprio Oaxaca, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale. Nieto ha anche detto alla popolazione di “stare all’erta” per eventuali forti repliche. “È possibile che si verifichi una scossa di 7.2 gradi”, ha avvertito il presidente. In seguito al primo terremoto si sono susseguite numerose altre scosse, la maggiore delle quali di intensità 6.1.

A martoriare in queste ore il paese non c’è però solo il post-terremoto: a Veracruz, dove il sisma aveva già fatto molti danni, l’impatto dell’uragano Katia ha provocato due morti per una frana. Lo riferisce il governatore dello Stato, Miguel Angel. Oltre a segnalare le decine di smottamenti avvenuti nelle ultime ore, le autorità dello stato non escludono che Katia possa arrivare, anche se con una forza smorzata, a Città del Messico, dove la scossa non ha avuto conseguenze.

Il sisma, che si è verificato alle 6.49 ora italiana – le 23.49 locali – ha avuto epicentro a 96 chilometri a sud-ovest della città di Pijijiapan, nello stato meridionale di Chiapas, a una profondità di 33 chilometri. Le scosse sono state avverite da almeno 50 milioni di persone in 12 stati. Anche i palazzi di Città del Messico hanno tremato, nonostante la capitale si trovi a circa un migliaio di chilometri di distanza dal fulcro del terremoto. Nieto ha definito la scossa come la “più forte degli ultimi cento anni”, anche se per gli esperti questa affermazione vale solo per gli ultimi 30. E cioè dal sisma del 1985, di magnitudo 8.1, che provocò circa 10mila morti.