Ci lavoravano dal 2003. Avevano scoperto, scavando, una ricca villa di età romana e tardoantica, sicuramente di lusso data la raffinatezza degli spazi e delle decorazioni. Il sito archeologico di Faragola ad Ascoli Satriano, nel Foggiano, era sopravvissuto a 1500 anni di storia. Una squadra di archeologi, restauratori e studenti dell’università di Foggia erano ancora al lavoro per portarlo completamente alla luce. Questa notte ha preso fuoco per cause ancora da accertare.

A darne notizia è il presidente del Consiglio superiore dei beni culturali e paesaggistici, Giuliano Volpe. Pur trovandosi a migliaia di chilometri di distanza, in Malesia, non può non seguire la vicenda, dato che quegli scavi li stava dirigendo lui stesso. Il rogo, divampato nella notte tra il 6 e il 7 settembre, ha distrutto la copertura del sito, che ha una dimensione di circa 3mila metri quadrati. “Mosaici danneggiati irrimediabilmente, marmi cotti, calcinati per il calore, strutture murarie distrutte! L’oscillum (un disco votivo, ndr) decorato con la figura di una danzatrice rubato. È la fine”, ha scritto Volpe su Facebook. I mosaici erano appena stati restaurati dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro del ministero dei Beni culturali.

“Sembra un intervento programmato, ben studiato, fatto da persone esperte, hanno fatto in modo che tutto fosse distrutto in maniera sistematica. La copertura del sito è stata incendiata, o forse sono stati usati esplosivi per farla saltare, dato che il legno della copertura è ignifugo”, continua Volpe, che è anche docente di Archeologia all’università di Foggia. Che si tratti di “malavita, stupidità o altri interessi”, sembra che Volpe propenda per la pista dolosa.

Più cauti i vigili del fuoco, che fanno sapere di non poter ancora stabilire la natura dell’incendio. Sul posto non sono stati ritrovati inneschi né tracce di liquido infiammabile, il che porterebbe a escludere l’intenzionalità e l’eventuale uso di esplosivo. È attualmente al lavoro nel sito una squadra di vigili del fuoco che sta bonificando la zona. Le indagini sono state avviate dai carabinieri.

Quattordici anni di scavi, di ricerche, di studi, di lavoro sul campo, di pubblicazioni, di progettazione di un modello di musealizzazione in situ per uno dei parchi archeologici considerati più importanti di Puglia e d’Italia”, continua Volpe. “Ormai, oltre ai pochi oggetti portati al museo e ai materiali nei nostri laboratori, restano solo i nostri studi, le foto, i video, i disegni, la nostra memoria e la passione per un sito straordinario”.

“Lo Stato si deve prendere cura di un patrimonio che, messo a valore, può creare sviluppo e occupazione”, ha commentato la segretaria provinciale della Cgil di Foggia, Loredana Olivieri. “Mentre insistiamo sulla necessità di mettere a valore le straordinarie bellezze storiche, artistiche e culturali della nostra provincia per creare opportunità di sviluppo e nuova occupazione – conclude – registriamo come questo patrimonio sia esposto a rischi enormi“.