“Se mi candiderò alle primarie M5s? Saprete a tempo dovuto quello che farò”. Luigi Di Maio potrebbe non essere solo nel corsa per diventare il candidato alla presidenza del Consiglio. Il deputato Alessandro Di Battista, dal palco della Festa del Fatto Quotidiano in Versiliana, per la prima volta e pure un po’ a sorpresa, non ha escluso di presentarsi alle prossime elezioni del Movimento. “Tradotto: ci sta pensando”, ha detto il direttore de ilfattoquotidiano.it Peter Gomez che per un’ora e mezza lo ha intervistato insieme al giornalista Massimo Fini. Assente la sindaca di Roma Virginia Raggi che ha invece dato forfait. “Non abbiamo capito perché non è venuta“, ha commentato il direttore del fatto.it. Il parlamentare grillino non ha dato spiegazioni: “Stavo in tour in Sicilia e non ho parlato con Virginia, non lo so. Probabilmente è anche impegnata, come lo sarà fino alla fine del mandato”.

Al centro dell’intervista non solo la gestione della Capitale, ma pure il prossimo appuntamento elettorale e quindi la scelta di chi correrà per la poltrona di premier. “Io non credo ci sarà un solo candidato alle primarie”, ha detto Di Battista senza entrare nel dettaglio della sua decisione personale. Il deputato grillino ha anche aperto all’ipotesi di consultare la rete sul tema del limite dei due mandati: “Io sono per il massimo di dieci anni completi”, ha spiegato. Ma di fronte all’eventualità che la prossima legislatura possa durare pochi mesi e quindi far “bruciare” a molti eletti la seconda chance ha dichiarato: “Non ci abbiamo pensato, ma a quel punto chiederemo alla rete“. Il deputato, interpellato da Gomez e Fini, ha anche parlato di politica estera: ha dichiarato che i 5 stelle non appoggeranno mai un intervento in Afghanistan e che, in riferimento al caso Regeni, se lui fosse ministro degli Esteri “non accetterebbe di mettere in secondo piano, dietro gli interessi commerciali, la morte di un ragazzo”. Rispondendo alla domanda di un attivista dal pubblico, ha quindi ammesso che forse i grillini con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sono stati troppo morbidi. Intanto in contemporanea, sul lago di Como, il collega e forse avversario alle primarie Di Maio è intervenuto al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Segno di un Movimento che si siede con i potenti e non cerca solo lo scontro. “Che cosa ne penso? Diciamo che io sono più per la piazza. Ma diceva Montanelli: ‘E’ giusto incontrare chiunque'”.

Roma a 5 stelle: quale valutazione del governo Raggi?
La sindaca Raggi ha scelto all’ultimo momento di non partecipare al dibattito. Ma nonostante l’assenza, la prima domanda ha riguardato proprio la gestione della Capitale che da un anno è sotto il governo dei 5 stelle. “Io non pensavo che sarebbe andata molto meglio”, ha detto Di Battista. “Questo non soltanto per il debito pregresso. Va giudicata a fine mandato, vanno bene le critiche, ma non il fango quotidiano”. Degli attacchi della stampa, ha parlato anche Massimo Fini che si è poi soffermato su quelli che ha definito “i pregi, ma anche i difetti del Movimento”: “Non è possibile”, ha detto, “che un Movimento che prende 8 milioni di voti debba dipendere da 150mila militanti. Un Movimento rivoluzionario deve essere per forza dirigista e leninista. Non credo che Lenin discutesse con i Meetup prima di prendere decisioni. A un certo punto Grillo se ne è accordo e ha ripreso in mano il Movimento. Questo provoca sconcerto. Uno vale uno, ma in realtà comandano uno o due”. Su questo Di Battista ha replicato parlando di “un gruppo che traina” a fronte di un garante che tiene in piedi il M5s: “Tante volte mi sono chiesto, cosa sarebbe successo se avessimo fatto altre scelte. Se io avessi detto: sosteniamo Bersani, ora sarei ministro. Ma il Movimento sarebbe scomparso. Io credo in una rivoluzione pacifica che però ha bisogno di tempo. Non è vero che Grillo si è ripreso il Movimento, lui è il garante. Il nostro colpo è stata la morte di Gianroberto Casaleggio. Uno vale uno non vuol dire che tutti devono fare la stessa cosa. In questi anni è evidente che è nato un gruppo che più che decide traina”. Quindi la sua valutazine dopo quasi cinque anni di politica nei palazzi: “Quando sono entrato in Parlamento pensavo che il nemico fosse la casta. Quando poi li vedi ti rendi conto che è robetta. Ho capito che i nemici sono altri: banchieri, i boiardi di Stato, la bancocrazia”. E ha chiuso: “Io ho capito che il problema dell’Italia sono gli italiani: finché saremo disposti a piegarci e rivotare gli stessi per prezzi stracciati non cambierà mai niente”.

Primarie M5s in rete
La consultazione per scegliere il candidato premier è in programma per la vigilia di Italia 5 stelle a Rimini (22,23,24 settembre). Ma ancora non ci sono i nomi dei candidati che potrebbero sfidare quello che per tutti è già il prescelto: Luigi Di Maio. Oggi, a sorpresa, Di Battista ha lasciato uno spiraglio su una sua eventuale discesa in campo. “Secondo me, non ci sarà un solo candidato. Poi vedremo”, ha dichiarato rispondendo al direttore de ilfattoquotidiano.it. Gomez ha ribattuto: “Ho la convinzione che si finirà con un’investitura plebiscitaria senza discussione. Come mai non ci sono ancora i candidati?”. Il deputato M5s ha risposto: “Il Movimento non ha le correnti. Il candidato ha un programma, porta avanti quello e zitto”. E Di Battista cosa pensa di fare: “Saprete a tempo dovuto quello che farò”. “Traduco”, ha replicato Gomez rivolto al pubblico. “Ci sta pensando“. Nei prossimi giorni il voto in rete sarà tra le principali preoccupazioni dei 5 stelle. Intanto si attende un intervento della Casaleggio che garantisca la sicurezza della piattaforma Rousseau dopo l’hackeraggio di agosto: “Io so che sono al lavoro per risolvere il problema”, ha detto il grillino. Ci sarà poi la questione della selelzione delle candidature: è stata promessa una migliore scrematura, anche se concretamente non si sa che cosa comporterà. “Più si va avanti e più avremo persone che hanno già avuto un’esperienza nelle istituzioni, sempre con la regola dei due mandati. Il ricambio deve essere garantito naturalmente. Io penso che candidarsi non è solo un diritto, ma pure un dovere”. Massimo Fini è quindi intervenuto: “C’è una terza possibilità: Rosy Bindi, che io stimo molto. Ha detto che ‘si ritira ma sostiene dall’esterno il partito”. Di Battista: “Io quando uscirò dal palazzo magari scriverò, ma comunque farò la mia parte. Io mi occuperò sempre di politica, ma lo farò fuori dal palazzo“.

Ius soli: dal ddl M5s all’astensione in Parlamento
Gomez, introducendo il tema dell’immigrazione, ha ricordato che lo Ius soli è stato al centro di una delle prime proposte di legge del Movimento 5 stelle. “Noi diciamo”, ha risposto il deputato, “che deve essere un tema discusso a livello europeo. E tra l’altro la legge non finirà mai in Aula. Ci accusano di farla fallire, come nel caso della stepchild adoption, su cui tra l’altro io ero d’accordo”.

L’onestà e la deriva delle espulsioni
Massimo Fini nel suo intervento ha introdotto la questione dell’onestà: “Io penso che dovrebbero sostituire l’onestà con la legalità”: “Capisco la battaglia per l’onestà. Però anche il principio più giusto portato alle estreme conseguenze diventa un errore. Voi avete cacciato per cose ridicole gente che nel Movimento ci poteva anche stare”. Gomez ha quindi precisato: “Pizzarotti, tanto per capirci”. E Fini ha continuato: “Su questa cosa fondante bisogna avere un minimo di cautela”. Di Battista ha replicato. “E’ vero, e ne abbiamo parlato. Abbiamo fatto un codice etico per questo motivo. Noi non veniamo da Marte, noi veniamo da questa stessa Italia che ha prodotto corruzione, o cose come la trattativa Stato-mafia. La forza del Movimento non è aver preso persone da Marte, ma il far rispettare le regole. Per me aver fatto il parlamentare è stato come essere stato in prima linea sul campo di battaglia”. Il deputato ha difeso la scelta delle espulsioni: “Io sono stato di quell’area che ha sempre spinto per le espulsioni. Gianroberto diceva: quando deroghi una regola, in realtà la stai cancellando. E aveva ragione: abbiamo dei principi, se iniziamo a cambiarli, il Movimento finisce”. A questo proposito, Di Battista ha parlato delle alleanze ipotetiche per il governo: “Ma ancora me lo chiedete porca puttana? Con chi ci dobbiamo alleare? Noi non ci alleiamo con nessuno. Con Bersani? A me sta pure simpatico, ma lui ha votato Napolitano, uno dei più grandi responsabili dei disastri di questo Paese”.

Caso Regeni, se Di Battista fosse ministro degli Esteri?
“Se domani tu fossi ministro degli Esteri, come ti comporteresti di fronte al caso Regeni? Da una parte hai gli interessi commerciali dell’Italia in Egitto, dall’altra la morte di un ragazzo. Come ti comporti?”, ha chiesto Gomez. Per Di Battista uno dei problemi fondamentali è il poco riconoscimento che ha il nostro Paese nel mondo: “E se Regeni fosse stato francese o americano? L’Egitto lo avrebbe ignorato così?”. “Non è così vero”, ha ribattuto Gomez. “La Francia ha avuto il suo Regeni e ha ignorato il caso perché c’erano troppi interessi commerciali in ballo”. Di Battista ha quindi concluso: “Per me la vita di un ragazzo di 28 anni torturato, giustiziato e ammazzato. Nemmeno mi sorge il dubbio di metterlo sul piatto della bilancia degli interessi commerciali. Si vede che la carriera politica in una democrazia di merda come questa non fa per me. Siamo considerati Paesi scendiletto dalla fine della Seconda guerra mondiale”.

La missione in Afghanistan
Massimo Fini ha quindi introdotto il tema della missione italiana in Afghanistan: “Se votate per una nuova missione in Afghanistan, per quanto mi riguarda da me non avrete più nessuna udienza”, ha dichiarato. E sul tema il deputato grillino lo ha rassicurato: “Io mi dimetterei il giorno stesso dal Parlamento. E’ una guerra che ci è costata oltre 5 miliardi di euro. E poi ci dicono che non ci sono i soldi per il reddito di cittadinanza. Ma non è quello che succederà: Gentiloni è uomo degli americani, riceve ordini dagli americani e qualora Trump gli chiedesse altri uomini andrà in Afganistan. Ma non con il voto del Movimento 5 Stelle perché noi siamo alleati degli Usa ma non siamo sudditi”.

La politica Minniti e i lager in Libia
Per quanto riguarda il problema immigrazione e le scelte del ministro dell’Interno Marco Minniti, Di Battista ha evitato di rispondere direttamente nel merito e invece si è soffermato sulla questione libica. “Io ho sempre creduto che è compito dei popoli sovrani destituire i dittatori, non usare le bombe”, ha detto il deputato. “Io non ho mai baciato le mani a Gheddafi, ma sono convinto che l’intervento scellerato in Libia abbia creato disastri maggiori”. Le sue proposte per risolvere il problema immigrazione sono: “Aumentare i fondi per la cooperazione internazionale e i fondi destinati alle forze di intelligence”. Quindi: “La soluzione è l’integrazione per quelli che devono essere accolti. Io mi chiedo qual è il ruolo delle Nazioni unite: cinque Paesi che ancora possono dettare legge su tutto il mondo. E poi mi parlano di democrazia”. Gomez ha precisato: “Ma sulle persone chiuse nei lager, cosa pensi di fare?”. “Non posso bombardare la Libia”, ha risposto il grillino, “ma cerco di coinvolgere le Nazioni Unite. E poi provo a organizzare una conferenza di pace a Roma. Quanti paesi dovremmo bombardare perché violano i diritti umani? Allora dovrebbero bombardare anche noi”.

La regola dei due mandati può essere messa in discussione?
Gomez ha quindi chiesto a Di Battista di riflettere sull’eventualità che il secondo mandato dei 5 stelle duri pochi mesi a causa di una nuova crisi di governo. E in quel caso? Si potrebbe mettere in discussione il vincolo di due mandati? “Non ci abbiamo pensato. Comunque per me il massimo sono due mandati completi, dieci anni. Quindi nel caso deciderà la rete”. E’ una delle aperture più concrete sul tema che i grillini abbiano mai fatto, mentre Grillo ha sempre detto che il vincolo non è in discussione. Il direttore del fatto.it ha affrontato anche il tema della crisi dei Meetup: “Abbiamo visto che dove sono compatti andate bene alle elezioni, ma se non intervenite nascono i problemi. Credo che senza Meetup il Movimento rischia di diventare un blocco di potere”. E Di Battista ha ammesso: “E’ vero: dove i gruppi lavorano bene, facciamo grandi risultati. Altrimenti no. Quello che stiamo facendo è cercare di lavorare sui progetti a livello locale”.

Che cosa ha pensato di fronte allo sgombero di via Curtatone?
Lo sgombero del palazzo di via Curtatone a Roma, al centro delle polemiche per gli scontri tra rifugiati e forze dell’ordine, è uno dei tasti dolenti per lo stesso Di Battista. “Quando c’è un poliziotto che dice una frase a cazzo, ci sarà un intervento che va a fatto”, ha detto in riferimento al funzionario che durante lo sgombero ha gridato “se vi tirano qualcosa, spezzategli un braccio”. Ma subito si è rimesso in linea con le dichiarazioni del collega Di Maio: “Ma non possiamo dimenticare certi soggetti: per me tirare una bombola di gas contro un poliziotto è tentato omicidio. Poi mi sento male se vedo un bambino in difficoltà e una donna”. A questo punto Gomez ha citato l’esempio dello sgombero del palazzo ex Telecom a Bologna, che è stato molto criticato, ma dove sindaco e assessora hanno seguito l’operazione fin dal mattino e offerto un’alternativa a tutte le famiglie coinvolte. All’opposto di quanto successo a Roma. “Io non ho conosco il caso”, ha detto Di Battista, “ma spero che possano la sindaca e l’assessora a Roma spiegare presto cosa è successo”.

“Abusivismo di necessità”
Di Battista è appena tornato dal tour per le elezioni in Sicilia. E a questo proposito, Gomez ha chiesto chiarimenti per la frase contestata del candidato Cancelleri sull’abusivismo di necessità: “Le case abusive vanno abbattute”, si è spiegato Di Battista. “Inizia ad abbattere seconde e terze case di personaggi che hanno altre possibilità rispetto al disgraziato abusivo che vive in pochi metri quadri. Contemporaneamente porti avanti un piano. Questo significa strizzare gli occhi agli abusivi? Ma che li abbiamo fatti noi i condoni? Se non ci votano più, ok a me non me ne frega niente dei voti. A me me ne frega di alzare la testa, ma se questo non ci porterà al governo me ne farò una ragione”. Proprio il tour siciliano è stato messo sotto accusa perché i 5 stelle avrebbero parlato poco di lotta alla mafia. Un’osservazione che ha fatto ad esempio Claudio Fava, deputato Mdp: “In ogni comizio”, ha replicato Di Battista, “io ho parlato di mafia. Come si permette chi dice il contrario. E’ storia che Dell’Utri portò mafiosi a Milano a incontrare Berlusconi. Io ne ho sempre parlato, ho fatto nomi pesanti anche in questo momento qui”.

Il proporzionale nonostante tutto e il voto ai 16enni
Di legge elettorale, non si è parlato molto, ma Di Battista ha ribadito il suo sostegno al proporzionale. “Ti faccio una domanda filosofica”, ha detto Gomez. “Non vi è mai venuto un dubbio sul casino che crea la legge proporzionale?”, ha detto Gomez. “Io sono sempre stato un proporzionalista”, la replica. “Però con un un premio di maggioranza che sia costituzionale, cioè un piccolo premio”. Il grillino ha anche rilanciato la proposta di introdurre il voto per i 16enni: “E’ giusto che diano il loro contributo”.

I toni morbidi con Mattarella
Quando è stato il momento delle domande dal pubblico, un attivista 21enne ha chiesto perché i 5 stelle hanno deciso di non essere duri contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Ha firmato la Buona scuola, l’Italicum, il decreto Lorenzin e non ci ha fatto andare al voto”. Di Battista ha dichiarato: “Forse hai ragione, forse avemmo dovuto essere più duri quando ha fatto azioni secondo noi sbagliatissime. Diciamo che dopo Napolitano anche quell’albero lì mi sarebbe andato bene. Ed è vero che avremmo dovuto votare subito dopo il referendum sulla Costituzione”.