Venne trasmessa per la prima volta nel ferragosto del 1995. 22 estati fa. Il successo fu clamoroso, pandemico e ancora adesso è richiestissima in spiaggia, a Capodanno, agli addii al nubilato/celibato, alle feste di ogni ordine e grado e via dimenandosi gioiosamente. Facendo quelle due o tre mossette, quei “movimenti sexy” al momento giusto, senza tema di risultare inesorabilmente goffi o antierotici. La “scrisse” il duo spagnolo Los del Rio: madre di tutti i Despacito a venire, canzone con annesso ballo di gruppo per eccellenza, è tra i cento singoli più venduti di sempre.

Ma oggi si torna a parlare de “La Macarena” per un fatto di cronaca che esula dalle pagine di costume e società, e che proviene dall’Arabia Saudita, nazione islamica dove è in vigore la Shari’a. Un ragazzino 14enne con le cuffie, dall’aspetto bonario e vestito come un qualsivoglia coetaneo americano, è stato arrestato a Gedda, la seconda città del paese affacciata sul Mar Rosso. Il suo “reato”? Quello di essersi messo a ballare la Macarena, rispettandone tutti i precetti coreografici, in mezzo alla strada, sulle strisce pedonali, al cospetto di alcune auto ferme davanti a un semaforo, pubblicamente insomma. E di avere “per giunta” fatto riprendere le sue gesta dance in un video di 45 secondi pubblicato su YouTube. L’accusa nei suoi confronti? “Comportamenti impropri in pubblico”. Si tratta dell’ennesimo episodio “ballocida” nella terra della Mecca. A inizio mese erano scattate le manette per il cantante Abdallah al-Shahani, colpevole di aver ballato la dab dance nel corso di un festival musicale a Taif.

I balli occidentali sono interdetti nel regno del Golfo a maggioranza sunnita: li vietano la legge islamica e i dogmi della dottrina wahabita in quanto incentiverebbero al consumo di droga, oltre a essere “osceni”. Agli uomini e alle donne è proibito ballare insieme. Inoltre qualche settimana fa una modella locale era finita in carcere per essere stata filmata all’interno di alcuni siti storici dell’Arabia mentre girava in minigonna. Non che nel rivale storico, l’Iran sciita, le cose vadano meglio: da quelle parti è stato, per esempio, bloccato d’imperio il dilagare della “zumba”. Poco prima di ferragosto sei giovani iraniani, due donne e quattro uomini, istruttori e ballerini di questo tipo di fitness musicale a base di ritmi afrocaraibici, sono stati arrestati con l’accusa di “attirare ragazzi e ragazze per cercare di fargli cambiare stili di vita”. La zumba è stata bandita nel quartiere generale degli Ayatollah a giugno. “I membri di una rete di insegnamento di danze occidentali, che si riprendevano in video da diffondere sui social network, sono stati identificati e arrestati”, ha riferito ai media del luogo Hamid Damghani, comandante della Guardia Rivoluzionaria Islamica dell’Iran, con incedere serio e marziale. Nel 2014 altri sei cittadini iraniani furono condannati a 91 frustate e sei mesi di prigione per aver ballato a cielo aperto “Happy”, la hit di Pharrell Williams.

La sorte giudiziaria del ragazzo di 14 anni, intanto, è sospesa. Sui social in molti lo celebrano come un eroe, ma c’è anche chi sposa la posizione oscurantista del regime saudita.