La legge c’è (da otto mesi), il decreto attuativo anche (sono in Gazzetta Ufficiale dal 18 luglio). Ma le quasi 3mila persone gravemente malate per aver lavorato a contatto con l’amianto ancora non possono fare domanda di prepensionamento all’Inps. “Non c’è al momento ancora alcuna circolare al riguardo”, ha comunicato l’ente previdenziale all’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) e ad alcuni malati che intendevano presentare, finalmente, la richiesta. Il motivo? Manca la circolare dell’istituto con le linee guida.

“Il primo termine scade il 16 settembre – spiega Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – ma all’Inps continuano a rifiutare le domande. Causando un doppio danno. Il primo è che i malati, se non riescono a presentare la domanda, perdono un anno visto che la seconda finestra è prevista per il 2018 con scadenza il 31 marzo. E, se le vittime non riescono a presentare le domande ora, si ingolfa tutto il meccanismo per l’anno dopo. Il secondo è che si perdono i fondi visto che i decreti attuativi contengono un cronoprogramma che si basa anche sulle risorse e quelle non spese non saranno più utilizzabili. Il beneficio è riconosciuto a domanda. C’è un limite di 20 milioni di euro per l’anno 2017 e di 30 milioni per il 2018”.

Dall’Inps sottolineano che sul sito dell’istituto è stato pubblicato il 4 agosto scorso un messaggio  “in materia di domanda per la pensioni di inabilità conseguente all’esposizione all’amianto”. Nel messaggio in questione l’ente previdenziale snocciola tutte le istruzioni necessarie per fare la domanda tramite patronato o per via telematica. Anche il ministero del Lavoro, alle richieste di chiarimenti de Ilfattoquotidiano.it, conferma che “in data 4 agosto 2017 l’Inps ha diramato un messaggio con il quale l’Istituto, in attesa di una propria circolare illustrativa, comunica che è possibile fare domanda telematica, entro il 16 settembre 2017, per il riconoscimento del beneficio della pensione di inabilità con particolari requisiti sanitari”. All’atto pratico, però, nulla si muove. “Dopo il 4 agosto – racconta Bonanni – alcuni aventi diritto hanno provato a fare la domanda di prepensionamento all’Inps ma non è ancora possibile, manca la circolare ufficiale con le linee guida”.

Un’odissea infinita per i 3mila lavoratori vittime dell’amianto. Nell’ultima legge di Bilancio è stato inserito un emendamento che consente a tutti i lavoratori ammalatisi per colpa dell’amianto di ottenere il prepensionamento. L’Inps inizialmente ha detto che non poteva accettare le domande perché mancavano i decreti attuativi
ora perché non c’è “ancora alcuna circolare al riguardo”. Intanto il tempo passa e una legge dello Stato rischia di rimanere lettera morta per ammalati di carcinomi o mesoteliomi da esposizione all’amianto che non si possono certo permettere di perdere del tempo prezioso o che non riescono più ad andare in fabbrica tutte le mattine.

Mission impossible per i malati
“Sono mesi che cerco di fare domanda per il prepensionamento ma sembra una missione impossibile”. E’ questa la sintesi della vicenda, vissuta in prima persona da Gianfranco Giannoni, operaio chimico di Massa Carrara, ammalatosi di asbestosi sul lavoro, per colpa dell’amianto, come ha riconosciuto una sentenza del tribunale di Massa nel 2016. “Dopo 5 anni di causa – prosegue Giannoni – e dopo aver atteso finalmente una legge che tutelasse i lavoratori vittime di patologie asbesto correlate, credevo di poter ottenere questo benedetto prepensionamento ma l’Inps mi nega ancora la possibilità di fare domanda perché non hanno avuto alcuna direttiva operativa al riguardo. In sostanza non sanno ancora come procedere dal punto di vista pratico per avviare la procedura di prepensionamento. E’ una vergogna, fra un mese scade il termine e ancora non sanno neanche dirci cosa dobbiamo fare”.

“L’Inps quando si parla di vittime da amianto sembra un muro di gomma”, attacca Bonanni. “In questo caso, a un mese dalla scadenza per la presentazione delle domande non hanno neanche la modulistica adatta per far compilare la richiesta. In altri casi si ha comunque la sensazione che vi sia un accanimento nei confronti delle vittime da amianto. Come per la vicenda degli ex lavoratori della Svoa e della Somi impianti di Vasto che, dopo aver ricevuto indennizzi dall’Inps per esposizione ad amianto per cinque anni, ora rischiano di dover restituire all’ente previdenziale da 20mila fino a 80mila euro, a seconda dei casi, compresa la famiglia di un ex dipendente deceduto. Capisco la mancanza di risorse ma c’è un limite a tutto”.