Si è ammalato di asbestosi sul lavoro, per colpa dell’amianto, come ha riconosciuto una sentenza del tribunale di Massa nel 2016. Perciò Gianfranco Giannoni, 60 anni, operaio chimico di Massa Carrara, deve andare subito in pensione, lo dice la legge. Ma l’Inps respinge le sue domande. Il motivo? “L’Inps dice di non poter applicare la legge (di Stabilità, ndr) finché non escono i decreti attuativi. Ma la legge è così chiara che non serve aspettare i decreti”, spiega a ilfattoquotidiano.it Ezio Bonanni, l’avvocato che, come presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, segue gratuitamente Giannoni e altri nella sua situazione.

Tutto è iniziato alcuni anni fa, quando l’Ona spinge Giannoni, come altri suoi colleghi, a fare un controllo. “Ci avevano messo in guardia: se siete stati esposti all’amianto, è bene che facciate i controlli, dicevano. E così ho fatto la tac ad alta risoluzione” racconta l’operaio, padre di due figli e nonno di altri due nipotini. Il risultato dell’esame è chiaro: ha l’asbestosi, una malattia respiratoria invalidante, diffusa tra gli operai di molti cantieri. “E’ una patologia strana, il soggetto sta relativamente bene per 20 anni e poi c’è una specie di bomba: quando alla fine emergono sintomi gravi, c’è una prospettiva di vita molto bassa” spiega Bonanni.

Ma l’Inail non gli riconosce subito l’invalidità, costringendo Giannoni a una causa legale lunga 5 anni, durante i quali continua a lavorare, che si conclude nel gennaio 2016, quando il tribunale di Massa condanna l’Inail di Massa Carrara a pagare a Giannoni l’indennizzo per il “danno biologico causato dalla malattia professionale”, oltre che le spese di giudizio. Secondo i giudici Giannoni “è rimasto esposto al rischio di inalazione di fibre di amianto” per un periodo di “almeno 10 anni” e in quel periodo ha contratto “malattia professionale respiratoria diagnosticata come pneumopatia asbestotica iniziale”, che gli determina al momento un 6 per cento di invalidità. “Con il riconoscimento dell’Inail c’è il diritto al pensionamento. Ma l’Inps non applica la legge perché mancano i decreti attuativi. Ma non servono, la legge è chiara: chi ha l’asbestosi deve andare in pensione” ripete Bonanni.

Nel frattempo Giannoni continua a lavorare, peggiorando il decorso della malattia. “L’asbestosi può aggravarsi o trasformarsi in tumore polmonare o mesotelioma, che lo farebbe morire”. Un pensiero che tormenta l’operaio. “Sono arrivato a un punto che non dormivo più la notte, per farlo prendevo gli psicofarmaci. Poi li ho buttati perché rimanevo intontito. Sono diventato quasi asociale, ne hanno risentito anche i rapporti familiari. Avevo questo chiodo fisso che dovevo lasciare il lavoro, che nei miei confronti stanno perpetrando un’ingiustizia. E poi mi sono ripreso, perché mi sono detto che devo reagire, anche in virtù dell’ultima legge che è stata approvata, che mi dà speranza” racconta l’uomo. Peccato che per ora, l’Inps, quella legge non la applichi. “Se non si sblocca qualcosa adesso, non so come posso reagire. Sono all’esasperazione più completa”.

Il suo è un caso come molti altri in Italia e in particolare nella provincia di Massa Carrara, dove il tessuto imprenditoriale è fatto di cantieri navali, aziende chimiche e cave di marmo. Qui è registrato il 5 per cento dei casi di asbestosi. L’Ona ha da poco aperto uno sportello che, in sole due giornate, ha raccolto già 20 segnalazioni di casi simili a quelli di Giannoni, come spiega la coordinatrice Antonella Franchi. “Tutti malati certificati, ai quali però i benefici non vengono riconosciuti. E’ sempre la stessa storia. Un mese fa grazie all’impegno del Comune di Massa abbiamo avviato un tavolo istituzionale composto da Ona, Comune, Inps e Inail. I due istituti hanno detto che vaglieranno la situazione e forse il prossimo mese ci saranno delle risposte”.