Il sindaco Pd di Codigoro, in provincia di Ferrara, 12mila abitanti, ha deciso di aumentare le tasse ai cittadini che ospitano profughi. “Sono troppi”, ha detto. Sono 75. E altri 40 sono in arrivo. In tutto, fa 115. Sono a Kilis, in questo momento, una città al confine tra Turchia e Siria. Ha 100mila abitanti: e ospita 110mila profughi.

Kilis non è il Canada. Non è la Norvegia. Ma ogni volta che per strada mi scambiano per araba, per siriana, mi offrono dei biscotti. Una mela. Un po’ d’acqua.

O anche solo, semplicemente, mi chiedono: tutto bene?

C’era una volta una sinistra che produceva i Berlinguer. Gli Ingrao. I La Pira e i don Milani. E i suoi amici, nel mondo, erano i Mandela, i Martin Luther King. I Gorbaciov. Oggi i suoi amici sono gli al-Sisi, e produce ministri dell’Interno come Marco Minniti, di cui alcuni giorni fa, nel mezzo del dibattito, o più esattamente, della zuffa, su Ong e scafisti, il New York Times ha pubblicato un ritratto inquietante. Il ritratto di un piccolo Putin. Che tra libri di spionaggio e fondamentalismo islamico, parla di Libia, e parla di servizi segreti, di intelligence. Di sicurezza. Di alleanze con questo e quest’altro signore della guerra. Parla di paura. Paura, paura – “nei prossimi anni”, dice, “sarà il tema di fondo della democrazia”. E intende la nostra paura: quando invece il problema è la paura di chi fugge. La paura della violenza, della fame. Se c’è un tema di fondo della democrazia, oggi, è che questo è un mondo in cui 8 miliardari possiedono la stessa ricchezza della metà della popolazione del pianeta.

E un mondo così, semplicemente, è un mondo che non può funzionare.

C’era una volta una sinistra che, sugli scaffali alle sue spalle, aveva i libri di Ulrich Beck, Saskia Sassen. Naomi Klein. Una sinistra che sapeva che la sicurezza non viene dai muri, dalle barriere, dalla polizia: viene dall’inclusione sociale. Viene dal lavoro, dalla giustizia. Da libertà e dignità. I profughi oggi nel mondo sono 65 milioni. Ogni 3 secondi, un uomo lascia tutto e fugge via. E pensiamo di affrontare tutto questo con due motovedette?

Tutta la nostra strategia sta nella stabilizzazione della Libia. Che non significa trasformare la Libia in un paese da cui non si voglia più partire, ma da cui non si possa più partire: trasformarla in un tappo. Così che i profughi restino lì. Ma quando c’era Gheddafi, e le coste della Libia erano sotto controllo, si partiva dalla Tunisia.

Bloccata una rotta, se ne apre un’altra. Tutto qui.

A ottobre gli abitanti di Gorino, a pochi chilometri da Codigoro, hanno costruito barricate per strada per impedire l’arrivo dei profughi. 12 profughi. Ma di quale invasione parliamo? In cifre assolute, i paesi che ospitano più rifugiati sono la Turchia, il Pakistan, il Libano, l’Iran e l’Etiopia. In rapporto alla popolazione, il Libano, la Giordania, Nauri, la Turchia e il Ciad. In rapporto al Pil, il Sud Sudan, il Ciad, l’Uganda, il Libano e il Burundi. Noi europei abbiamo un solo primato: quello delle armi vendute a questi paesi.

“Ci rubano il lavoro!”, mi sento ribattere da decine di lettori. Ma perché, avete voglia anche voi di andare a raccogliere pomodori a Rignano Garganico a 3 euro a cassetta?

Ma pensate che sia facile partire? Nessun siriano, qui, voleva lasciare la Siria. Nessuno. Stavano lì, sotto i bombardamenti, in mezzo ai cecchini, al tifo: e non volevano andare via. Dicevano: Ma ora finisce. Ma quanto ancora può durare? Ora finisce. E sono poi stati per mesi, per anni, per 5 anni e 500mila morti, il più vicino possibile al confine: provando a rientrare a ogni minima tregua. E finendo uccisi dopo un’ora. Non abbiamo mai visto nessuno, qui, partire con leggerezza. Nessuno. Ancora oggi, i siriani non chiedono che di stare in Siria. Ma non c’è un’idea su come consentirgli di rimanere. Non c’è un’idea sulla Siria, sull’Afghanistan. Sull’Iraq. Sull’Eritrea. Sulla Somalia. Non c’è niente.

Solo due motovedette.

Due lampeggianti in mezzo al mare.

La verità è che parlano di profughi per non parlare di quello che realmente affossa l’Italia: un paese in cui negli ultimi dieci anni, la persone sul filo della povertà sono aumentate da 2,2 milioni a 17,5 milioni. E’ colpa dei siriani? E’ colpa dei senegalesi? O forse di un’economia strangolata dalle mafie, dalla burocrazia, dal precariato? Dal nepotismo? Dagli sprechi della spesa pubblica? Quando ero al liceo, ed ero nel movimento giovanile di quello che oggi è il Pd, Marco Minniti era già sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Ripenso agli amici di allora: siamo tutti all’estero. Perché poi vogliono fermare i migranti, ma in tanti anni di governo, in tutta una vita in politica, non hanno costruito che questo: un paese di migranti.