Umarèin (s.m. bolognese – Omarino)
Umarell (s.m. bolognese – Omarello, ometto)
Umarells (p.m. omarelli, ometti, pensionati bolognesismo + inglesismo globish)

Hanno sempre qualche soldo da parte, ci aiutano a comprare la casa, quando tirano le quoia con la q ci lasciano in eredità denaro e/o immobili, educano i nipotini mentre entrambi andiamo a lavorare in cerca di improbabili realizzazioni mantenendo sia i nipotini, sia noi che andiamo a lavorare. Il Pil non cresce, ma crescono le aspettative di vita per gli umarells, ai quali sarebbe giusto dedicargli una piazza. Una bella idea no?

Ormai sono più di dodici anni che gli anziani urbani a zonzo per le vie della città con le mani rigorosamente dietro la schiena, i cosiddetti umarells, sono diventati un’icona pop di pubblico dominio e quindi i tempi sono maturi per celebrarli ancor più di quanto sia stato fatto in tutto questo tempo.

Credete che stia scherzando? Che vi stia prendendo in giro? Niente affatto, anzi, senza troppi giro di parole vi annuncio che l’inaugurazione di “Piazzetta degli umarells” avverrà alla fine dell’estate e questo luogo (un cantiere perenne?) sorgerà nell’area recintata di via Mario Musolesi compresa tra via Libia e via Scipione dal Ferro, ovviamente a Bologna, capitale mondiale degli umarells, in una posizione strategica e sarà sicuramente un “volano del turismo” (sono previsti Terabyte di selfie davanti al cartello “Piazzetta degli umarells”), una tappa fondamentale in più per tutti quelli che già ogni anno visitano il rione Cirenaica sulle tracce di Francesco Guccini in Via Paolo Fabbri 43 (ormai non vive più lì, ma io non vi ho detto niente) e delle tagliatelle del ristorante “Da Vito”, ritrovo di artisti e cantanti della Bologna di una volta che non è più la Bologna di una volta.

Il capoluogo emiliano si prepara a questo formidabile evento e per l’inaugurazione è già stato allertato Franco Bonini, vincitore del “Premio Umarell San Lazzaro di Savena” incoronato “Umarell d’Italia” nel lontano 2015. Ancora una volta Bologna si dimostra metropoli di provincia all’avanguardia e spera che altri Paesi o altre città italiane dedichino pure loro uno spazio urbano agli umarells, inflessibili guardiani di un mondo che cambia rapidamente e instancabili osservatori della nazione intera ancora provata dalla crisi. Perché se lo meritano. Viva gli umarells, viva le piazze che sorgeranno.