Una autodichiarazione per i primi tre giorni di assenza per malattia da parte dei lavoratori che, sotto la propria esclusiva responsabilità, dovrebbero comunicarlo al medico. Per quest’ultimo pene ridimensionate in caso di falsa certificazione. Tutto questo potrebbe essere presto una realtà se verrà approvato un disegno di legge presentato dal senatore Maurizio Romani (gruppo misto), vicepresidente della Commissione Igiene e Sanità. Testo appena approdato alla Commissione Affari Costituzionali del Senato dopo un anno e nove mesi di battaglia.

Il primo effetto? Alleggerire le responsabilità dei medici che, in caso di via libera alla proposta, saranno semplici tramiti per la trasmissione telematica all’Inps e al datore di lavoro. Una differenza non da poco, considerando che oggi la legge prevede per il lavoratore e per il medico sanzioni piuttosto severe in caso di falsa certificazione. Secondo il primo firmatario si tratta, tra l’altro, di previsioni in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. A sostenere la proposta la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri. “Non è un problema di tipo amministrativo, che riguarda il carico di lavoro – spiega a ilfattoquotidino.it Maurizio Scassola, vicepresidente della Federazione – ma dell’onere penale che il medico affronta tutti i giorni, magari inviando il certificato al paziente senza aver eseguito la visita. Non è una giustificazione, piuttosto un’autodenuncia: è impossibile che nel corso di una vita un medico non incappi (e non per malafede) in un errore del genere a causa dell’esasperazione dei ritmi lavorativi. Si rischia anche il posto di lavoro o, nel migliore dei casi, migliaia di euro di ammenda e ci sembra una punizione sproporzionata rispetto all’errore”.

LA PROPOSTA – Il testo è composto da due articoli che si concentrano proprio sulle false attestazioni e sui controlli delle assenze. “Il provvedimento – ha commentato lo stesso senatore Romani – mira a semplificare la normativa vigente in materia di certificazioni dello stato di malattia del dipendente pubblico e privato”. La novità assoluta è l’introduzione, in caso di disturbo che il lavoratore ritiene invalidante ma passeggero, della comunicazione da parte dello stesso lavoratore al medico curante, tramite autodichiarazione, dell’assenza per malattia protratta per un periodo inferiore ai tre giorni. Cosa cambia rispetto a prima? Intanto, ad oggi, la certificazione di malattia deve essere inviata dal medico sin dal primo giorno di assenza. Le disposizioni vigenti, inoltre, prescrivono sanzioni piuttosto severe in caso di falsa certificazione sia per il lavoratore che per il medico. “Per il primo si arriva fino al licenziamento per giusta causa, per il secondo alla radiazione dall’Albo” ha spiegato Romani, sottolineando che “si tratta di previsioni in contrasto con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, dunque, incomprensibilmente repressive”.

IL SOSTEGNO DEI MEDICI – Il testo ha incassato il sostegno della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri che, su impulso del presidente dell’Ordine di Piacenza, Augusto Pagani, porta avanti questa battaglia da quattro anni. Lo scorso dicembre, infatti, la proposta è stata oggetto di un ordine del giorno approvato all’unanimità dal consiglio nazionale, che ha dato mandato al presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani e a tutto il comitato centrale di sollecitare una revisione, in tal senso, della Legge Brunetta. L’obiettivo è quello di incidere sulle pene dei medici, ridimensionandole anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate proprio nel decreto anti-fannulloni voluto nel 2008. “Oltre al fatto che oggi c’è una sproporzione tra l’errore e la punizione – commenta Scassola – riteniamo che la legge tratti le persone come sudditi, briganti e non come lavoratori responsabili. Conosciamo tutti i casi eclatanti di assenteismo. Il problema esiste, ma siamo convinti che si tratti di casi sporadici”. Per la Federazione questo disegno di legge salva la relazione tra medico e paziente anche perché ci sono disturbi, come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi che non sono misurabili clinicamente. “In questi casi – continua il vicepresidente – il medico deve limitarsi a prendere atto di quanto lamentato. Riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente, come del resto già avviene con ottimi risultati in molti paesi anglosassoni. Auspichiamo dunque un iter rapido e l’approvazione entro fine legislatura”.