Beppe Grillo invita all’astensione, esponenti del Partito democratico di tutta Italia invece chiedono di andare a votare. Sono gli ultimi appelli in vista del folle ballottaggio di Trapani. Domenica prossima, infatti, al secondo turno delle elezioni i cittadini del comune siciliano troveranno un solo nome sulla scheda: quello di Pietro Savona del Pd, unico candidato rimasto dopo la decadenza di Mimmo Fazio che non ha presentato la lista degli assessori a lui collegata ed è stato quindi escluso, come previsto dalla legge elettorale regionale.

Tutto facile per il Pd dunque? Assolutamente no. Se a Trapani non si raggiungerà il quorum del 50% dei votanti, infatti, la città sarà commissariata per un anno e a decadere saranno anche i consiglieri eletti al primo turno. Se invece si raggiungerà il quorum al ballottaggio, Savona dovrà ottenrre almeno il 25% delle preferenze per essere eletto. È per questo motivo che da tutte le parti d’Italia piovono messaggi – pubblicati su youtube – in direzione della cittadina siciliana.

Tra gli appelli lanciati per spingere i trapanesi al voto anche quelli del ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, dei sindaci di Bergamo, Ercolano, Siracusa e Pesaro Giorgio Gori, Ciro Bonajuto, Giancarlo Garozzo e Matteo Ricci. Nei giorni scorsi, invece, a Trapani sono arrivati il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, il sottosegretario Davide Faraone, l’appena rieletto sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.  “Gli appelli al voto che giungono da tutta la penisola – dice Savona – sono il segnale di quanto sia importante, oggi più che mai, recarsi alle urne per dare a Trapani un’amministrazione comunale stabile, in grado di affrontare le delicate problematiche mai risolte della città. Chi andrà a votare sceglierà di affidare il destino della città ad una amministrazione eletta democraticamente e realizzerà un’inversione di tendenza rispetto alla politica del passato che ci sta consegnando una città devastata materialmente e moralmente, con una immagine compromessa in tutta la nazione”.

Di segno opposto, invece, è il messaggio pubblicato dal blog di Grillo, dopo che il candidato del Movimento 5 Stelle, Marcello Maltese, è arrivato solo quarto al primo turno. “Cittadini di Trapani e Trapanesi del MoVimento (vi chiamano aghi della bilancia ma non ci credete) vi rivolgo un appello! No, non andate a votare! Queste non sono elezioni, non è votare questa roba qui. Soppesate bene il vostro ruolo in tutto questo: nessuno! State a casa, diamine! Mi appello al vostro senso della decenza e vi prego, mi rivolgo a tutti gli elettori: questo non è un voto, è l’autopsia del cadavere di una democrazia marcia. Siete elettori e non dei dissotterratori di mostruosità. Mandate all’aria questa machiavellica torta di merda e lasciate che la città venga commissariata subito, che cos’altro potrebbe succedere, fra un anno, o molto meno che verrà commissariata. Perché sarà pure una realtà complessa ma la materia di cui è fatta è chiara a tutti: collusi e collusori“, ha scritto dunque il leader pentastellato in post sul blog.

Al primo turno l’affluenza a Trapani aveva sfiorato il 59%. Adesso però verrà a mancare il 33% dei voti raccolti da Fazio, il più votato due domenica fa, seguito da Savona con il 26% dei voti, e dal candidato di Forza Italia, il senatore Antonio D’Alì. Ed era proprio per fare uno sgarbo all’ex alleato finito terzo che Fazio non si era dimesso con una lettera ufficiale alla commissione elettorale: in quel modo al ballottaggio sarebbe approdato proprio D’Alì, in attesa della sentenza della Cassazione dopo essere stato assolto per concorso esterno a Cosa nostra per i fatti successivi al 1994 e prescritto e per quelli precedenti. 

Fazio, invece, durante la campagna elettorale è finito agli arresti domiciliari perché coinvolto un’inchiesta giudiziaria sui fondi per i trasporti marittimi delle procure di Trapani e Palermo. Scarcerato era subito tornato in corsa ma dopo aver ottenuto il 33% ha visto i pm depositare al Tribunale del Riesame il ricorso per chiederne nuovamente l’arresto. A quel punto ha optato per la più machiavellica delle decisioni: abbandonare la corsa e lasciare l’avversario del Pd da solo. Gareggia con un solo nemico: il quorum.