Matteo Salvini è furioso, gli uomini di Giorgia Meloni vogliono denunciarlo, i candidati al consiglio comunale, invece, sono semplicemente incazzati. Sta scatenando un putiferio il retroscena avanzato nelle ultime ore sulla candidatura a sindaco di Palermo di Ismaele La Vardera, il giovane ex autore delle Iene che ha messo nel sacco in un colpo solo i leader di Lega e Fratelli d’Italia, ma anche le quaranta persone che si sono candidate nella sua lista e i settemila elettori che lo hanno votato. E poi ovviamente i candidati avversari. Un vero e proprio caso che – dopo alcune ore di silenzio – è stato confermato dal diretto interessato, e cioè lo stesso La Vardera.

Ad un confronto con gli altri candidati

La candidatura del “ragazzo dal ciuffo rosso“- come lo aveva definito Salvini offrendogli il suo appoggio in diretta televisiva – è stata soltanto un escamotage, un bluff, una finzione per girare un film, o molto più probabilmente un documentario giornalistico, sulla “mala politica siciliana“. Dopo aver annunciato la sua discesa in campo con un video su facebook in cui indicava come suo “maestro di vita” niente poco di meno che “Gesù“, per quattro mesi La Vardera si è fatto seguire da un cameraman di Mediaset che ha filmato ogni singolo istante della campagna elettorale palermitana. Gli incontri con i cittadini, ma anche quelli con Salvini e Meloni, le passeggiate in centro a distribuire volantini a bordo di una motoape, ma anche i vari summit – privati e pubblici – con gli altri candidati: tutti registrati dalla telecamera dell’uomo ombra di La Vardera. “Durante il suo compleanno – raccontano per esempio alcuni volontari della campagna elettorale di La Vardera – abbiamo notato che anche sua madre e altre persone erano microfonate“. Insomma la discesa in campo del giovane siciliano non è stata altro che un Truman Show elettorale per carpire frasi, confessioni, sfoghi di leader politici e cittadini. Dietro c’è proprio la trasmissione di Mediaset – o almeno il suo autore, Davide Parenti – per la quale La Vardera ha lavorato come autore almeno fino alla vigilia della sua candidatura.

A confermarlo è il diretto interessato dopo alcune ore di silenzio, successive al clamore suscitato dalla vicenda. “La mia candidatura non è stata un bluffDurante questi mesi ho documentato la mia campagna elettorale e tutto quel che mi è successo. Che male c’è a rendere trasparente la politica? Per farlo meglio mi sono fatto aiutare da persone con le quali ho collaborato e che mi hanno sostenuto in questi mesi: Davide Parenti e Claudio Canepari. Subito dopo le elezioni, a risultato ottenuto, ho incontrato tutte le persone coinvolte e ho chiesto loro se fossero disponibili ad entrare nel nostro racconto. Praticamente tutte mi hanno rilasciato il loro consenso tranne uno che stava nella mia lista che non l’ha presa affatto bene e m’ha mandato all’ospedale. Molti prima di me hanno documentato la loro elezione. Sto facendo male a voler raccontare la meravigliosa esperienza che ho fatto negli ultimi mesi?”, dice La Vardera. Il riferimento all’ospedale è per quanto successo ieri: i carabinieri, infatti, sono dovuti intervenire al comitato elettorale di La Vardera, coinvolto in una rissa con uno dei suoi candidati. È in quel momento che si apprende per la prima volta del documentario verità.

A Palermo con Salvini

E – chissà se casualmente o meno – a raccontare per primo quel retroscena è stato il più mediatico dei candidati al consiglio: Francesco Benigno, di professione attore, noto al grande pubblico perché interpretava Natale in Mary per sempre di Marco Risi. “Ieri sera – racconta Benigno – era andato al comitato per incontrare un leader nazionale. Si parlava con La Vardera sul risultato elettorale. Poi lui è diventato serio e mi ha detto che diventare sindaco a lui non interessava. Aveva realizzato un documentario sulla politica siciliana per denunciare il malaffare. Poi mi ha detto che anche io nel corso della campagna elettorale gli avevo detto che se diventavo consigliere comunale mi sarei battuto per fare lavorare gli attori palermitani. Quindi anche io facevo politica per interessi“. Un racconto, quello dell’attore, che ha scatenato le reazioni a Palermo e ovviamente anche a Roma. Due leader nazionali come Salvini e Meloni, infatti, hanno appoggiato la candidatura di La Vardera senza rendersi mai conto di essere coprotagonisti del documentario del giovane. Una situazione imbarazzante ed è per questo motivo che entrambi fino a questo momento non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, anche perché non hanno idea di cosa possano avere registrato le telecamere di La Vardera.

Con Giorgia Meloni

Due giorni fa, Meloni avrebbe rifiutato di firmare la liberatoria al giovane candidato mentre oggi Fratelli d’Italia ha annunciato con una nota che “si riserva al riguardo ogni azione opportuna a tutela dei propri elettori e del movimento”. “Direi che ci sono tutti i presupposti per parlare di una presa in giro degli elettori e di quanti hanno creduto in lui. Sono in discussione la regolarità e i principi stessi della competizione elettorale. Tutto ciò non può restare senza conseguenze, chiediamo quindi anche alle autorità competenti di approfondire eventuali risvolti penali del caso”, dicono i Giampiero CannellaRaoul Russo, leader siciliani di Fratelli d’Italia. Anche dalle parti dei leghisti si annunciano cause legali nei confronti dell’ex pupillo di Salvini. “Non abbiamo nulla da nascondere, ma se fosse vero che lo scopo di La Vardera era girare un servizio tv allora è lui che ha sbagliato. Ne pagherà le conseguenze“, dice il deputato Angelo Attaguile, leader di Noi con Salvini, costola siciliana della Lega.

“Nel corso della campagna elettorale La Vardera ha chiesto alla gente di essere finanziato, pubblicizzando un codice Iban su cui eventualmente caricare dei soldi. Questa è una vera e propria truffa ai danni di tutti i palermitani e di chi ci ha messo la faccia per sostenerlo. La Vardera si vergogni”, attacca invece Francesco Vozza, il più votato tra i candidati al consiglio che in campagna elettorale aveva avuto uno scontro con l’aspirante sindaco. Era successo quando Vozza aveva offeso sui social network un candidato della lista Sinistra Italiana d’origine straniera. In quel caso La Vardera aveva preso le distanze, chiedendo a Vozza di ritirarsi dalla corsa. Poi i due si erano subito riappacificati. Anche i dettagli di quello scontro li vedremo probabilmente sullo schermo, insieme a chissà cos’altro. D’altra parte gli stessi cartelloni che pubblicizzavano la candidatura dell’ex autore delle Iene erano indicativi. Nei grandi 6×3 affissi in tutta Palermo c’era scritto: Ismaele La Vardera, il sindaco, dal 12 giugno. Il candidato insider, in pratica, ha denunciato le sue intenzioni persino nei megamanifesti elettorali. Una beffa che soltanto nell’isola di Pirandello poteva andare in scena. Anzi: poteva andare in onda.