Volevano un miliardo, si sono ritrovati con ‘appena’ 544 milioni. La metà dell’ultima volta. E quindi hanno deciso di non assegnare. “Le offerte non rappresentano il reale valore del calcio italiano”, è lo stringato commento di Carlo Tavecchio, presente in assemblea nelle vesti di commissario della Lega Calcio. I presidenti dei 20 club di Serie A hanno trovato il deserto sul tavolo al momento della presentazione delle offerte per i diritti tv del triennio 2018-21: Mediaset assente, anche Tim si chiama fuori. Davanti al notaio solo tre buste: due di Sky e quella di Perform per la trasmissione su internet. Ma anche una delle due proposte del network di Rupert Murdoch era sotto la base d’asta, praticamente la metà, mentre l’altra era appena superiore (230 su 200 milioni). Più i pacchetti aggiuntivi per un totale di 494 milioni. Mentre Perform si è fermata a 50 milioni su un pacchetto che aveva come base d’asta 100 milioni.

Un disastro per la Lega che contava di arrivare a 1 miliardo d’incasso, in lieve rialzo rispetto a tre anni fa quando si fermò a 943 milioni, e si è ritrovata invece con offerte per 490 milioni. “Siamo aperti a tutte le possibilità, il valore resta. Chi ha offerto, Sky in particolare, ha fatto la scelta di non investire sul calcio e di puntare su altro – ha spiegato l’amministratore delegato di Infront, Luigi De Siervo – Noi siamo fiduciosi di trovare la quadra. Non esistono spaccature, il clima è sereno. Nessuno può pensare di prendere per la gola la Lega oggi, non si arretra di una virgola. Presto a Sky si contrapporrà il polo Mediaset-Vivendi-Telecom“. Intanto, è stato impossibile assegnare. Perché se Murdoch non investe, lo stesso vale per Mediaset. Almeno senza l’appoggio della ‘nemica’ Vivendi.

Tutto ruota, infatti, attorno alle proteste del Biscione. La presa di posizione di Cologno Monzese manda di fatto gambe a l’aria i piani dei presidenti e dell’advisor Infront.  Il consiglio di amministrazione di Mediaset ha deciso di “non presentare alcuna offerta all’asta” perché ritiene “inaccettabile” la composizione del bando che “penalizza gran parte dei tifosi italiani”. La decisione è maturata, si legge in una nota diffusa da Mediaset, “in coerenza con l’esposto presentato all’Autorità Garante della Concorrenza al fine di ottenere una nuova formulazione del bando per l’assegnazione”. L’esposto, però, si apprende proprio in questo ore è stato respinto.

Con il passo indietro della tv berlusconiana, davanti al notaio della Lega Calcio sono arrivate solo le buste Sky e Perform, la prima per la trasmissione sul satellitare e l’altra per la piattaforma web. La pay-per-view di Murdoch ha offerto 230 euro per il pacchetto A  – trasmissione di Juventus, Inter, Milan e Napoli, più alcune piccole sul satellitare – e 210 per il pacchetto D, quello della discordia che comprende Roma, Lazio, Fiorentina, Genoa, Bologna e altre 8 squadre e che la Lega avrebbe voluto piazzare a 400 o più milioni. La Confindustria del pallone ha deciso di mettere in vendita questo blocco di partite aprendo la possibilità di comprarlo sia sul digitale che sul satellite. Insomma, se un network vuole avere (quasi) tutta la Serie A deve acquistarlo. Non a caso, la base d’asta è il doppio degli altri pacchetti.

“Al di là dei contenuti sportivi e dei valori economici attribuiti ai singoli pacchetti, ribadiamo che la formulazione dell’invito a presentare offerte è totalmente inaccettabile in quanto abbatte ogni reale concorrenza e penalizza gran parte dei tifosi italiani costretti ad aderire obbligatoriamente a un’unica offerta commerciale”, spiega Mediaset che studia la possibilità di ricorrere “in tutte le sedi competenti”.

Secondo il Biscione, infatti, le regole della gara e la formulazione dei pacchetti decise dalla Lega Calcio con l’aiuto dell’advisor Infront non rispetterebbero alcuni criteri della legge Melandri. In sostanza, sostengono da Cologno Monzese nell’esposto all’Antitrust presentato lo scorso 1 giugno, il bando “risulta fortemente squilibrato in quanto il pacchetto D concentra in un’unica offerta per prodotto 324 eventi relativi a ben 12 squadre e 132 partite in esclusiva”.

Il problema risiederebbe nel fatto che in quel blocco di partite da vendere in esclusiva la Lega ha deciso di inserire alcuni club di grande appeal sotto il profilo del bacino d’utenza come Roma, Fiorentina, Lazio, Genoa e Bologna. Nella visione di Mediaset questo imporrà per i tifosi l’obbligo di “acquistare l’unica offerta commerciale esistente, anche se questo dovesse comportare un nuovo abbonamento da aggiungere a quello preferito negli anni precedenti o, fatto ancor più censurabile – si legge nella nota – la migrazione forzata da un abbonamento all’altro”. Dietro, però, si cela ben altro. Perché i 400 milioni di euro di base d’asta per il pacchetto D sono una cifra impossibile da sborsare in questo momento per Mediaset. E senza le squadre contenute in quel pacchetto, Cologno avrebbe dovuto puntare solo sul pacchetto B – costo 200 milioni – dove ci sono, sì, Juve, Inter, Milan e Napoli ma non le romane. Troppo poco per fare concorrenza a chi lo porterà a casa – avrebbe dovuto essere Sky, ma pure loro lo hanno valutato molto meno del richiesto – che si ritroverà con le (ex) 7 sorelle e quasi tutto il resto della Serie A.

A Cologno hanno però le mani legate dal pesante deficit di Premium dopo la fallimentare acquisizione dei diritti della Champions e la battaglia con Vivendi di Vincent Bolloré, che ha pesato per 341 milioni sul rosso record dell’ultimo bilancio. Non a caso, negli scorsi giorni e fino a poche ore dalla presentazione delle offerte, si è tentato un accordo con Vivendi per presentare una mega-proposta insieme. Ma una pax sui diritti tv avrebbe voluto dire sotterrare l’ascia anche nella guerra per la vendita di Premium. Non a caso, anche Telecom, di cui fa parte anche Bolloré, dopo essersi detta interessata “senza follie” a inserirsi nel mercato della trasmissione sul web attraverso Tim, alla fine non ha presentato offerte. Una ricostruzione certificata dall’ad di Infront: “È in fase di definizione la situazione complessa di Vivendi, Telecom e Mediaset: a un certo punto arriverà a maturazione e al colosso Sky si contrapporrà quello Vivendi-Mediaset-Telecom. Quindi non sono preoccupato”, ha detto De Siervo prima di aggiungere che “non c’è deflazione” e, se non andasse in porto il polo Vivendi-Telecom-Mediaset, “il canale della Lega sarebbe l’unica ipotesi plausibile”. Così è saltata l’assegnazione e ora la Lega Calcio dovrà rivedere il bando. Mettendo, di fatto, spalle al muro anche l’Antitrust: sulla prossima formulazione (con ogni probabilità sarà per piattaforma – quindi digitale, satellitare e internet – e non per prodotto, né mista come in questo caso) i paletti, vista la mancata assegnazione con le regole delineate dall’authority, rischiano di essere meno restrittivi.