Dice che non tornerà a fare politica attiva, ma nei fatti lo fa. A favore di telecamera. E ne ha per tutti: Movimento 5 Stelle, Renzi, Pd, Pisapia e Maria Elena Boschi. Perché “ho ancora l’obbligo di pensare, dire, parlare”. Parola di Romano Prodi, che ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo ha attaccato praticamente tutti i protagonisti del panorama politico italiano. In primis il segretario del Partito democratico, specie in ottica elezioni: “Se si vuole perdere, ci si divide. Io sono perché si rimettano assieme tutte queste anime (del centrosinistra, ndr) e io ho sempre voluto un governo di centro-sinistra” ha detto l’ex premier a La7. Per poi aggiungere: “Il compito di federare il centrosinistra spetterebbe al segretario del PD, a Renzi – ha detto – ma non so se questa sia la sua volontà. Un processo di riconciliazione esige un’apertura per rendere possibile di nuovo la convergenza“. L’analisi di Prodi, poi, è continuata sul momento dell’ex Rottamatore fiorentino: “Penso che Renzi abbia vissuto una fase di depressione, di scoramento, dopo il referendum. Ora con la vittoria alle primarie – ha proseguito – ha ripreso coraggio, ma le persone si misurano nel momento in cui devono prendere delle decisioni. Vediamo se Renzi sarà inclusivo o escludente – ha sottolineato – Penso sia naturale che Renzi sia il leader del centrosinistra, purché sia inclusivo. Se il PD avesse il 55% di voti, il problema neanche si porrebbe. Ma non è così”. E quindi si prospetta l’ipotesi di un ennesimo esecutivo di larghe intese. “Un governo di grande coalizione in caso di emergenza può benissimo esserci – ha detto Prodi – ma diventa immediatamente provvisorio. Ad ogni modo, un governo Pd-Forza Italia, oltre a non avere i numeri, sarebbe un governo di sinistra-centro-destra. Mi pare molto problematico“.

Ancor più netta la presa di posizione sul Movimento 5 Stelle. “Non sono pronti a governare. Fanno dichiarazioni omnicomprensive, la loro vera cifra è quella di opporsi al regime – ha detto Romano Prodi – Il loro successo è dovuto al fatto che giocano solo all’opposizione e hanno rinunciato ad ogni radice politica. Non si capisce nessuna proposta positiva, c’è il rischio – ed è il vero attacco dell’ex capo del governo – che se arrivassero primi alle elezioni, rappresentino un pericolo”. Tornando al centrosinistra, il professore ha un’idea molto chiara sulla vocazione politica nazionale dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia: “Mi aspetto che faccia un suo programma e prenda una decisione perché finora si è proposto come aggregatore, creando molte attese, ma non ancora come protagonista ufficiale della politica nazionale – ha spiegato Prodi – Ha un ottimo record di governo in una città affatto facile come Milano, è una persona saggia e pur venendo da una formazione laica, ha governato facendo accordi con tutti”.

L’ex presidente della Commissione europea non si è sottratto ad offrire un suo parere anche sulla questione Boschi-Banca Etruria: “Ove mai fosse confermato che la Boschi avesse interpellato (Unicredit,ndr)… non avrebbe fatto bene perché c’era suo padre (in banca Etruria, ndr). Mi pare che in questa vicenda si ponga un problema giuridico e uno di stile. Ma si vedrà”. Lui, però, non commenterà gli sviluppi da uomo delle istituzioni, ma da semplice cittadino: “Non ho intenzione di tornare in politica perché sento il tempo che è passato. È cambiato il mondo, non è che io non voglia ma si tratta di prendere in considerazione che ognuno ha un suo periodo, e il mio, di governante, è passato. Ma ho ancora l’obbligo di pensare, dire, parlare…”. E in tal senso ha un pensiero preciso sul ruolo di guida di un partito, nella fattispecie il Pd: “In un sistema democratico, che il capo del governo sia anche il capo del partito non è sempre positivo perché in questo momento ad esempio i partiti hanno bisogno di popolarizzazione, di tornare ad essere presenti sul territorio. (…) Renzi può benissimo andare a Palazzo Chigi ma serve qualcuno che si occupi del partito“. “La comunicazione – ha concluso – è diventata uno strumento fondamentale in politica, e non dico certo che sia un bene. Ha talmente accorciato il modo di riflettere e di pensare che è il vero dramma della democrazia. Siamo sempre inquieti e per pensare, invece, bisogna essere quieti“.