L’indagine sulla presunta corruzione nella centrale Enel di Brindisi si sposta al “livello superiore” e conta due nuovi indagati. Si tratta di Fausto Bassi e Fabio De Filippo, rispettivamente capo dell’unità di Business e responsabile delle manutenzioni nell’impianto pugliese. Nei loro confronti i pm Milto Stefano De Nozza e Francesco Carluccio hanno disposto due decreti di perquisizione e sequestro che hanno portato i militari della Guardia di Finanza negli uffici del sito brindisino e nelle abitazioni dei due funzionari, in passato già coinvolti e assolti in un processo legato alla dispersione di carbone nei campi vicini alla centrale. Per entrambi l’accusa è di corruzione in concorso.

I magistrati inquirenti vogliono fare luce anche sull’eventuale ruolo svolto dai due dirigenti nell’ambito del presunto giro di tangenti che lo scorso 5 maggio ha portato all’arresto di cinque dipendenti e funzionari della società elettrica, tutti occupati nella centrale pugliese, perché accusati di aver intascato 230mila euro di tangenti in cambio di favori da un imprenditore al quale avrebbero rivelato in anticipo informazioni sui bandi di gara, favorendolo anche attraverso il rilascio di stati di avanzamento dei lavori in parte fasulli.

L’indagine è nata in seguito alle denunce di Giovanni Luigi Palma, responsabile della società Palma Asfalti, pure lui indagato, il quale ha raccontato agli inquirenti di aver pagato mazzette per oltre 200mila euro tra versamenti cash, assegni, arredamento di abitazioni e vacanze. Accuse per le quali i pm hanno chiesto e ottenuto il carcere per Carlo De Punzio, responsabile Ambiente e sicurezza della centrale di Brindisi, mentre ai domiciliari sono finiti Domenico Iaboni, già licenziato da Enel, Fabiano Attanasio, Nicola Tamburrano e Vito Gloria.

Palma ha raccontato agli investigatori anche di come, oltre alle tangenti, “un dirigente dell’Enel, anche in presenza del mio geometra, mi rivolse pressioni indebite per farmi assumere lavoratori, alcuni dei quali pregiudicati, già dipendenti di altre imprese che in passato avevano ricevuto commesse nella stessa centrale”. I nomi di chi ha formulato quelle richieste, nell’ordinanza di arresto, sono coperti da “omissis”, mentre l’imprenditore avrebbe consegnato una lista di otto operai che sarebbe stato costretto a far lavorare.

E, secondo il gip Stefania De Angelis, che ha firmato l’ordinanza di arresto dello scorso 5 maggio, “vi sono concrete ragioni per ritenere che il sistema delle tangenti coinvolga anche altre imprese e che di tale sistema siano quantomeno consapevoli altri dirigenti”. Di certo, erano stati gli stessi magistrati a sottolineare come Palma, “prima di rivolgersi alle forze dell’ordine ed all’autorità giudiziaria”, avesse “raccontato i fatti ai vertici dell’Enel ed inviato numerose mail al direttore della centrale Fausto Bassi, al responsabile della manutenzione e ad altri dirigenti della società, chiedendo anche il riconoscimento di crediti e la liquidazione di somme di denaro che riteneva gli fossero dovute”. Il tutto, “senza ottenere alcun riscontro”. Ora, Bassi e De Filippo, responsabile della manutenzione, risultano indagati.

È totalmente estranea alle inchiesta, invece, la società che negli scorsi mesi aveva anche presentato un esposto in Procura, dopo che i vertici romani erano venuti a conoscenza delle presunte irregolarità nell’assegnazione degli appalti. Il giorno degli arresti era stato il procuratore capo di Brindisi, Marco Dinapoli, ora in pensione, ad esprimere apprezzamento per “l’atteggiamento lineare e collaborativo” della società elettrica che aveva “registrato un colloquio con l’imprenditore, con il suo consenso, depositando la registrazione nello studio di un notaio e mettendola a disposizione della procura”.