Il terreno sbancato e le opere non corrispondenti a quelle autorizzate dal Comune di Otranto hanno portato al sequestro del Twiga, nuovo lido salentino ‘marchiato’ da Flavio Briatore. Stop ai lavori, dunque, e inaugurazione a rischio per lo stabilimento balneare che, secondo le ipotesi investigative, sarebbe stato realizzato in maniera abusiva. Per questo, carabinieri, forestale e polizia provinciale hanno eseguito il decreto disposto dal pm Antonio Negro della Procura di Lecce, che da alcuni mesi indaga sulle autorizzazioni rilasciate ai lidi salentini e per quanto riguarda il Twiga ha iscritto nel registro degli indagati Mimmo De Santis, presidente della società Cerra che ha ottenuto da Briatore il marchio, e il progettista e direttore dei lavori, Pierpaolo Cariddi, fratello di Luciano, sindaco in carica di Otranto e candidato alle prossime elezioni. Le accuse a loro carico sono di violazione delle norme urbanistiche in una zona con vincolo paesaggistico e occupazione abusiva del demanio marittimo.

Secondo l’ipotesi investigativa, i prefabbricati, la piscina, il solarium e la spianata realizzata per far posto al parcheggio non potevano essere realizzate stando alle concessioni del Comune. La norma sugli accessi al mare, infatti, non prevede la costruzione di strutture di quella portata su un terreno agricolo, come quello dove sorge il Twiga, ma solo di servizi minimi per agevolare la fruizione della costa. E la procura sta vagliando, inoltre, la legittimità delle stesse concessioni edilizie rilasciate dall’amministrazione comunale guidata da Cariddi prima che l’opera venisse realizzata sulla base di una convenzione. La struttura nasce in un’area privata di circa cinque ettari a nord di Otranto, nella zona della cala del canale di Cafaro e molto vicino alla Grotta Monaca, non come uno stabilimento balneare ma appunto come un “accesso al mare” che avrebbe dovuto essere dotato – stando al permesso rilasciato dal consiglio comunale nel marzo 2016 – di “strutture amovibili di chiosco e ristorante e servizi per la balneazione” così da consentire “la fruizione del litorale e garantire la fornitura di servizi e attrezzature utili alla balneazione”.

Ma, sostengono gli inquirenti, le opere realizzate dal Twiga sarebbero più complesse di quanto previsto dalle norme che regolano gli “accessi al mare”, sulle quali si basano la convenzione stipulata tra Comune e la società proprietaria dello stabilimento. Il progetto è nelle mani della Cerra presieduta da De Santis, alla guida anche di Federalberghi Lecce. Tra i suoi soci ci sono l’ex presidente di Anas Vincenzo Pozzi, Luigi De Santis, Gabriele Sticchi ed Emanuele Moscara. La Cerra ha ottenuto la concessione del marchio che contraddistingue i lidi e i locali di Flavio Briatore – che non figura tra i soci del Twiga di Otranto – già aperti a Marina di Pietrasanta, Montecarlo, Dubai e Londra. Secondo la procura, però, le autorizzazioni non combaciano con quanto effettivamente realizzato a pochi chilometri da Otranto. E per evitare ulteriori danni alla zona, visto che i lavori sono ancora in corso, il pm ha disposto il sequestro che nei prossimi giorni dovrà essere convalidato dal gip.

Nel pomeriggio, la società che sta curando il progetto salentino ha diffuso una nota spiegando d’aver deciso, assieme a Billionaire Lifestyle, proprietaria del marchio Twiga, di “sospendere, sino a quando la situazione non sarà chiarita a livello giuridico”, il contratto di licenza del marchio Twiga per tutelare “il buon nome Twiga e quello del suo fondatore, il signor Flavio Briatore, che sono del tutto estranei agli accertamenti in corso”. Poiché, si legge nella nota, l’ex manager di Formula 1 non è socio di Cerra e non ha alcun legame con le sue attività, “al di là di aver stretto un accordo di licenza del marchio”. La società, inoltre, annuncia di aver sospeso fino al termine del sequestro probatorio, “i sessanta pre-contratti di lavoro stipulati con il personale selezionato, nonché le attività delle aziende e dei fornitori coinvolti“. Il presidente di Cerra, Mimmo De Santis, definisce inoltre “legittima” la concessione edilizia “corredata da ben undici pareri favorevoli” e chiarisce che il sequestro è “probatorio” e quindi “volto a consentire una valutazione tecnico giuridica”. Poi l’appello affinché le verifiche “siano espletate in tempi brevi” per evitare “ulteriori danni economici e di immagine per la società e per gli imprenditori interessati, i cui valori fondamentali sono il rispetto della legge, la tutela del paesaggio e lo sviluppo sostenibile del territorio”.