Avere un figlio oggi in Italia è più facile per le donne che vivono al Nord, e in particolare in Trentino-Alto Adige, seguita da Valle d’Aosta, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. La Sicilia invece registra la performance peggiore, preceduta da Calabria, Puglia, Campania e Basilicata. A segnalarlo è il dossier di Save the Children Le equilibriste: la maternità tra ostacoli e visioni di futuro, che evidenzia come i problemi per le donne italiane siano tanti: fanno figli sempre più avanti negli anni, spesso sono costrette a rinunciare al lavoro e al tempo libero a causa degli impegni familiari e di un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino. E si tratta di una scelta che può pregiudicare la condizione sociale, professionale ed economica di una donna a seconda della regione nella quale vive. Ma le attività che svolge una mamma sono tante: autista, chef, colf, personal shopper, insegnante privato, life coach. E il sito ProntoPro.it calcola che, se fosse retribuita per tutto quello che fa, una madre guadagnerebbe 3.045 euro netti al mese.

Il divario tra Nord e Sud – Il rapporto di Save the Children, che esce a tre giorni dalla festa della mamma, evidenzia lo stesso divario Nord-Sud anche nelle tre aree di indicatori prese in esame per ciascuna regione: cura, lavoro e servizi per l’infanzia. Per quanto riguarda la cura – un insieme di indicatori che mettono in corrispondenza i tassi di fecondità delle donne con la distribuzione interna del lavoro in casa tra i partner – la Lombardia risulta non solo la regione più virtuosa ma anche quella che, assieme a Umbria e Calabria, ha ottenuto un forte miglioramento. La Sicilia, fanalino di coda della classifica generale, mostra segni di miglioramento esclusivamente per quanto riguarda l’area della cura, per la quale occupa una posizione intermedia.

I dati sull’impiego femminile vedono Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Emilia-Romagna e Lombardia alle prime posizioni. L’area dei servizi per l’infanzia conferma Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige come migliori. Emblematico il caso della Toscana che, rispetto alle altre due aree di indicatori, in quella dei servizi all’infanzia si posiziona tra le prime cinque regioni virtuose. L’Emilia Romagna, invece, rispetto al 2016 peggiora la sua condizione sui servizi.

Il problema del welfare – E mentre la popolazione tende ad invecchiare, l’età delle neomamme aumenta in tutta Europa. L’Italia occupa il penultimo posto, seguita solo dalla Grecia, con una media di anni al parto di 31,7 contro quella europea di 30,5. In diminuzione nel nostro Paese le mamme sotto i 18 anni, che nel 2015 sono 1.739 contro le 1.981 dell’anno precedente. Infine, le incombenze della cura familiare si concentrano maggiormente sulle mamme con il figlio più piccolo sotto i 5 anni (2,7 milioni), su quelle con il figlio più piccolo tra i 6 e gli 11 anni (2 milioni) e su quelle con il figlio più piccolo oltre i 12 anni (3,2 milioni). Se si sommano a questi dati quelli sulla cura di persone anziane, il risultato è allarmante: la media complessiva del lavoro di cura di bambini 0-4 anni e anziani over 80 che grava sulle donne in Italia tra i 15 e i 64 anni è del 33,8% e aumenterà nel 2036 arrivando al 46,2% se non si rafforzerà nel frattempo la rete di welfare e non cambierà la distribuzione dei carichi di cura donne-uomini.