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Concorso in magistratura “truccato”, la commissione ammette una “leggerezza”. Sisto: “Nessun elemento per annullare”

Il presidente riconosce che una "bozza" della traccia di diritto penale potrebbe essere stata "sbirciata" prima della prova. Il caso arriva in Parlamento: quattro interrogazioni a Nordio
Concorso in magistratura “truccato”, la commissione ammette una “leggerezza”. Sisto: “Nessun elemento per annullare”
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Arriva in Parlamento il caso delle presunte irregolarità all’ultimo concorso in magistratura. Maggioranza e opposizione hanno presentato interrogazioni sulle testimonianze in base alle quali, durante la prova di diritto civile svolta martedì 24 giugno, le tracce del tema di diritto penale in programma il giorno successivo sono state “sbirciate” sul tavolo dei commissari in uno dei padiglioni della Fiera di Roma. Una denuncia suffragata dagli screenshot di alcune chat risalenti a martedì sera, in cui le aspiranti toghe riferivano l’episodio citando il reato di “devastazione e saccheggio“, poi effettivamente oggetto di una delle due tracce non estratte. Dopo la segnalazione alla commissione da parte di un gruppo di candidati, il verbale è stato trasmesso alla Procura di Roma. E ora il presidente della stessa commissione, l’ex presidente della Corte d’Appello di Bari Franco Cassano, in un’intervista al quotidiano Domani ammette di fatto la fuga di notizie, attribuendola alla “leggerezza” di uno dei commissari, il professore di Diritto penale Luigi Foffani, che stava prendendo appunti per la preparazione delle tracce. “Il prof Foffani stava lavorando alla cattedra, ma dice di non aver mai lasciato incustoditi quegli appunti, che invieremo insieme alla mia relazione” al ministro della Giustizia Carlo Nordio, spiega il magistrato. Che minimizza l’accaduto: quella visibile ai candidati, afferma, “era solo una bozza, da cui era impossibile arguire la traccia. Traccia che non è stata sorteggiata e non è stata oggetto di prova. Forse quello non era il luogo più opportuno per lavorare”, concede, “ma l’argomento su cui lavorava non è uscito. Quali irregolarità hanno inficiato il concorso?”, chiede.

L’intervista è stata accolta trionfalmente sul maxi-gruppo WhatsApp (ora traslocato su Telegram) in cui centinaia di partecipanti si stanno organizzando per far annullare la selezione. “Quello che ha ammesso, per legge, basta a invalidare il concorso”, si ragiona. In effetti le tracce dovrebbero essere elaborate dai commissari il mattino stesso del tema, senza cellulari e in una stanza schermata, proprio per evitare anticipazioni indebite: “Qualsiasi determinazione presa al riguardo prima del giorno della prova è priva di valore“, recita la norma di riferimento, l’articolo 6 del Regio decreto 1860 del 1925. Inoltre – argomentano le aspiranti toghe – se qualcuno ha potuto sbirciare la traccia non estratta (devastazione e saccheggio) non si può escludere che lo stesso sia avvenuto per quella poi estratta, relativa al reato di bancarotta. Per questo i concorsisti preparano due iniziative legali: un’istanza al ministero della Giustizia perché annulli la procedura in autotutela – cioè spontaneamente sulla base dei fatti emersi – e contemporaneamente, nel caso in cui la prima strada non abbia successo, un ricorso al Tar per far sospendere in via cautelare la correzione degli scritti. A quest’ultimo scopo sono già stati presi contatti con più avvocati, tra cui Salvatore Romano, professore ordinario di Diritto amministrativo alla Luiss di Roma.

Nel frattempo la vicenda ha iniziato a interessare i parlamentari delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, che hanno depositato quattro interrogazioni rivolte a Nordio. Il primo ad attivarsi è stato il senatore di Italia viva Ivan Scalfarotto: la fuga di notizie, dichiara, “denota una profonda mancanza di attenzione” e il ministro dovrebbe “chiarire le responsabilità di quanto avvenuto”. Per la Valentina D’Orso, capogruppo M5s in Commissione Giustizia alla Camera, “qualora fosse accertato che le tracce d’esame siano state elaborate nella giornata precedente la relativa prova e siano state pure mal custodite, tanto da essere materialmente visibili ai candidati, si porrebbe un evidente problema di tutela dei principi costituzionali di imparzialità, uguaglianza e buon andamento dell’azione amministrativa”: la deputata chiede quindi al ministro “quali iniziative intenda assumere, anche in via cautelativa, per garantire la piena trasparenza dell’accertamento dei fatti e per tutelare la regolarità della procedura concorsuale”. Sulla stessa linea il senatore Pd Walter Verini: “Il ministro Nordio chiarisca se sia a conoscenza dei fatti, se intenda disporre un’immediata ispezione amministrativa e verificare la correttezza delle procedure adottate nella predisposizione, custodia e gestione delle tracce”. Un’interrogazione analoga è stata presentata anche dai deputati di Azione Antonio D’Alessio, Fabrizio Benzoni e Giulio Cesare Sottanelli.

Il caso è stato affrontato anche durante il question time di mercoledì in Commissione Giustizia a Montecitorio, con la deputata della Lega Laura Cavandoli che ha interrogato il viceministro Francesco Paolo Sisto chiedendo “quali iniziative intenda assumere il ministero per contribuire a fare piena luce sull’accasuto e per assicurare la massima trasparenza nello svolgimento della prova concorsuale”. L’esponente di Forza Italia ha gettato acqua sul fuoco: “È opportuno che questa vicenda sia ricondotta entro il suo corretto perimetro, evitando conclusioni affrettate. Alla luce degli elementi oggi disponibili non risulta un’anomalia tale da compromettere la regolarità della procedura concorsuale”, afferma. “Dalle informazioni acquisite”, spiega, “emerge infatti che le prove scritte nel concorso si sono svolte secondo le rigorose procedure previste dalla normativa: la scelta delle materie e delle tracce è avvenuta in camera di consiglio, in ambiente schermato, con l’adozione di tutte le cautele predisposte, a tutela della riservatezza delle operazioni”. In ogni caso, precisa Sisto, “nell’esercizio dei poteri di alta sorveglianza attribuiti dalla legge al ministro della Giustizia, sono state richieste specifiche informazioni dal presidente della commissione esaminatrice e si è in attesa dei relativi riscontri”.

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