Interventi “urgenti e indifferibili” per l’adeguamento “normativo e funzionale” delle linee A e B della metropolitana di Roma. Il tutto in tempi strettissimi, con il primo step da concludere entro il 2018, al massimo nel 2019. Il problema è che il costo preventivato per l’operazione è davvero da capogiro: 1 miliardo e 60 milioni di euro. La cosiddetta “cura dell’esistente” è il capitolo più urgente e anche la più preoccupante del nuovo piano industriale e di ristrutturazione di Roma Metropolitane Spa, messo a punto dal presidente della municipalizzata capitolina, Pasquale Cialdini, e che IlFattoQuotidiano.it ha ottenuto in anteprima.

Il documento – due file in PowerPoint rispettivamente da 12 e 13 pagine – elenca tutti gli interventi da effettuare sui metrò capitolini, che vanno dalla riduzione delle infiltrazioni d’acqua ai risanamenti strutturali di gallerie e stazioni, dal risanamento dei binari al ripristino degli scambi, passando per gli impianti elettroferroviari, l’adeguamento alle normative antincendio e la messa in sicurezza di scale mobili, ascensori e stazioni.

Gli obiettivi da raggiungere sono il “superamento delle barriere architettoniche”, il “potenziamento della capacità di trasporto e regolarità del servizio” e il “rinnovo tecnologico e risanamento degli ambienti”. Il tutto con un investimento diviso in 5 lotti da totali 550 milioni per la linea A e 510 milioni per la linea B. Cosa si rischia? Se non verranno adeguate ai parametri dettati dal D.M. 253/2015, entro i tempi stabiliti dallo stesso testo, in linea teorica l’Ustif – organo del Ministero Trasporti e Infrastrutture – potrebbe anche chiedere al Prefetto la chiusura delle metropolitane.

DOVE PRENDERE I FINANZIAMENTI? – Il problema non è di poco conto. L’investimento è evidentemente insostenibile per le casse capitoline, dunque servirebbe un intervento governativo, o comunque dall’alto. I tecnici suggeriscono che “il finanziamento può avvenire come priorità nell’ambito del programma di finanziamento Mit delle Città Metropolitane secondo il documento Connettere l’Italia, dato che al momento il treno della richiesta di fondi nell’ambito del cosiddetto Patto per Roma sembra perso. Fonti informali di Roma Metropolitane ipotizzano anche il possibile coinvolgimento dell’Unione Europea per l’erogazione di nuovi fondi dedicati solo all’ammodernamento delle attuale linee, ma si tratta di contributi che non coprono mai l’intero costo dell’operazione.

Sull’argomento, dall’assessorato capitolino alla Mobilità per il momento restano tutti molto abbottonati, mentre dagli uffici si parla di “contatti incessanti fra l’assessora Linda Meleo e il presidente Cialdini”. In Atac – la società comunale dei trasporti, che gestisce le linee – si mettono in evidenza gli “importanti interventi svolti nell’ultimo anno per riportare alla normalità gli armamenti e il materiale rotabile delle metropolitane”, sebbene “l’azienda abbia manifestato molte volte la necessità di effettuare interventi più corposi”.

I DUE SCENARI: ANDARE AVANTI O LICENZIARE – Il portafoglio progetti contenuto nel piano industriale e di ristrutturazione, aggiornato al 1° febbraio 2017, contempla ben 17 opere già in corso di realizzazione, per un totale di circa 5,5 miliardi di euro. Molte di queste, come la tratta della Linea B1 Bologna Jonio (750 milioni) e la linea C Pantano-San Giovanni (2,1 miliardi) sono già fatte o vedono il loro completamento; altre commesse sono invece in corso d’opera: su tutte la linea C da San Giovanni a Fori Imperiali (792 milioni) e la filovia Eur Laurentina – Tor de’ Cenci (140 milioni). Questi progetti sono stati raggruppati in una tabella contenuta nello scenario “stand alone”, inteso come “situazione che prevede il mantenimento delle attuali commesse senza inserimento di nuove attività”.

L’altro scenario, definito da Cialdini come “sviluppo”, prevede invece l’ottenimento di altre commesse, come potrebbero essere la prosecuzione della linea C fino a Clodio, la funivia a Casalotti o, semplicemente, l’ulteriore ammodernamento delle linee esistenti. Dalla strada che prenderà l’amministrazione capitolina guidata da Virginia Raggi, dipenderà anche il futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori. In caso di assenza di nuove commesse, sono già previsti nel piano la “individuazione delle eccedenze” fra i circa 160 dipendenti e “l’invio dell’elenco dei profili eccedentari alla Regione Lazio per la successiva gestione delle procedure di mobilità” con possibilità di “fare ricorso agli ammortizzatori sociali previsti per fronteggiare situazioni di crisi caratterizzate dalla temporaneità e dalla certezza della ripresa dell’attività produttiva”. In una parola: licenziamenti.