Ogni estate lasciava l’Inghilterra per andare in Italia a trovare i nonni. Ma nel 1940, quella che per Bernard Moscardini, 9 anni, doveva essere una vacanza come le altre, solo un po’ anticipata – partì con la madre a maggio – si trasformò in un incubo: quando già si trovava in Italia, Mussolini dichiarò guerra alla Gran Bretagna e furono chiuse le frontiere. Bernard, fino alla fine del conflitto, nel 1945, non poté tornare a casa. Il ragazzo stette così per tutta la durata della guerra in Garfagnana, sui monti della Toscana del nord, una delle zone più colpite dai nazisti, che, in ritirata, attuavano la crudele tattica della terra bruciata. Quando finalmente Bernard, ormai adolescente, a guerra finita, riuscì a imbarcarsi da Napoli sulla Dunnottar Castle, lo fece a suo rischio e pericolo: il mare era minato e la nave poteva esplodere a ogni miglio. A lui sembrò una crociera. Ce la fece, arrivò a Southampton. Dopo cinque anni e mezzo, la sua “vacanza” era finita.

La storia, incredibile ma vera, l’ha raccontata lo stesso Moscardini, prima di morire di vecchiaia il 27 dicembre 2015, in un romanzo pubblicato in Inghilterra con il titolo, ma solo questo in italiano, “La Vacanza”. Il libro è stato tradotto in italiano e ristampato lo scorso dicembre dall’associazione di promozione sociale Cento Lumi di Barga, che ora, per festeggiare il 25 aprile, torna con una seconda ristampa aggiornata.

A Bedlington, dov’era nato da due barghigiani immigrati, Bernard godeva di un certo agio. I suoi avevano una bottega di dolci e gelati. A Sommocolonia invece dovette abituarsi a stare senza fogne, a sentire i morsi della fame e gridare “Viva il Duce!” ogni volta che la maestra entrava in classe. In realtà un modo per tornare a casa c’era. “La Croce Rossa Internazionale aveva fatto approfondite indagini, da cui risultava che io potevo essere rimpatriato in quanto cittadino inglese ma Mamma e Aldo (il fratellino nato in Italia poiché la mamma era partita dall’Inghilterra incinta, ndr) no perché di nazionalità italiana. Se avessi voluto, mi avrebbero rimpatriato via terra attraverso il Nord Africa, dove mi sarei aggregato alle autorità britanniche”. Un bambino di 9 anni, da solo, avrebbe dovuto unirsi all’esercito inglese in Nord Africa, senza neanche la certezza di un posto dove tornare: il padre, rimasto in Inghilterra, era stato internato perché era italiano, mentre del fratello maggiore John, anche lui a Bedlington, non si avevano notizie. Bernard e la 25madre scartarono così questa possibilità.

Ne “La Vacanza” c’è tutto un mondo – semplice, arcaico, a volte dolce, altre atroce, in cui irrompe il cambiamento – visto con gli occhi meravigliati e innocenti di un bambino. Il contrabbando di sigarette, Chesterfield, Lucky Strike, Camel e Raleigh le più popolari; l’arrivo della “nuova e meravigliosa” polvere di penicillina; la propaganda nazista sui soldati afroamericani, “cannibali” di bambini; infine il bagliore delle esplosioni, da guardare con gli amici come si guardano le lucciole le sere d’estate sdraiati sugli scalini del monumento ai caduti.

Lo racconta come se fosse quasi una favola, per questo ricorda il film La Vita è bella. Bernard aveva uno sguardo sensibile ma probabilmente non capiva la gravità di tante cose che vedeva” spiega a ilfattoquotidiano.it Sara Moscardini, che ha tradotto il romanzo e che con l’autore condivide il cognome, forse per un legame tra trisavoli. La Vacanza è un ritratto della guerra accurato e autentico, perché tratteggiato dai ricordi di un bambino privi di ideologie. Ed è ambientato in Garfagnana, un posto tutt’altro che periferico: fu qui, lungo la Linea Gotica, che si combatté la più lunga contrapposizione tra nazisti e Alleati.

“La Vacanza” (159 pp., 10 euro, Cento Lumi) non è solo una piacevole lettura da bruciare in pochi giorni, adatta ad ogni età. “La Vacanza” è anche un gioiellino della cultura dal basso, di cui andare fieri. Sembra pronto per una sceneggiatura di Hollywood, ma non si trova nelle librerie: se la produzione è minima, la distribuzione non c’è proprio. Per comprarlo bisogna scrivere a centolumi@gmail.com.