Francesco è entrato nella campagna delle presidenziali di Francia. Non per sua iniziativa, ma tirato abilmente in ballo dalla leader del Fronte Nazionale, Marine Le Pen. Terrorismo, immigrazione, “sovranità” sono i temi centrali di una campagna, in cui Marine Le Pen si gioca le chances più grandi di tutta la sua carriera politica. E in questa partita, che sarà giocata sul filo del rasoio, il voto cattolico conservatore ha il suo peso. Tenerlo compattamente dalla propria parte, motivarlo nel recarsi alle urne e non cedere al disgusto che porta all’astensione, è di estrema importanza.

In questa prospettiva le parole taglienti contro la gerarchia ecclesiastica, pronunciate pochi giorni fa da Marine nel corso di un’intervista al giornale cattolico La Croix, non sono state uno sfogo o una semplice battuta, ma un tassello preciso della sua strategia per cercare di strappare la vittoria almeno al primo turno.

Marine Le Pen non ha affatto detto – come riportato da gran parte della stampa italiana – di essere “arrabbiata” con la Chiesa”. Avrebbe avuto l’aria di uno scatto di nervi, non in sintonia con chi si è sforzato di costruire anno dopo anno, mese dopo mese un’immagine presidenziale. La leader del Fronte Nazionale è stata più sottile, scegliendo con cura ogni parola per attrarre a sé la massa di un “cattolicesimo profondo”, che nutre estrema avversione per il messaggio religioso-politico di Francesco e in generale per la dottrina sociale della Chiesa come si è venuta formando dopo il concilio Vaticano II. Una dottrina che agli occhi dei cattolici ultra-tradizionalisti puzza di “sinistra”.

“Sono estremamente credente”, ha risposto la candidata alle presidenziali alla domanda di La Croix sul suo rapporto con la religione. Ma poi ha aggiunto “e ho avuto la fortuna di non avere mai dubitato”. Ecco il primo messaggio ai cattolici duri e puri, fautori della Tradizione immutabile e poco convinti di tutte le riflessioni teologiche sul dubbio, il discernimento, l’aggiornamento di pratiche e modi di presentare e vivere la dottrina.

Poi Marine ha calato la carta: “E’ vero, sono offesa con la Chiesa, perché penso che si occupi di tutto tranne di ciò che la concerne. Ho trovato che in certe circostanze personali, essa abbia mancato di compassione”. Ecco la freccia avvelenata. La leader del Fronte Nazionale si dice offesa (non arrabbiata, ndr), ferita perché la Chiesa nei suoi dirigenti dell’episcopato di Francia e in senso lato nella direzione impressa dall’attuale pontefice, “questa Chiesa” di tutto parla tranne che delle cose che le dovrebbero essere proprie. Il sottotesto implicito: non parla della fede. E per di più manca di “compassione”, che si può dire è il segno distintivo del pontificato di Bergoglio. Da notare che l’accusa di mancare di “misericordia” è la stessa agitata nei manifesti anti-Papa, affissi tempo nel centro di Roma dagli oppositori dell’attuale pontefice. L’attacco si completa con l’accusa rivolta direttamente a Francesco di voler imporre agli Stati un atteggiamento caritatevole (verso gli immigrati) che deve rimanere individuale, ma diventa ingerenza se spinge ad un’accoglienza in assenza di condizioni reali per metterla in pratica.

Poche parole, ma in cui si condensa, tutta l’opposizione della parte più chiusa del cattolicesimo francese (e non solo) al messaggio centrale di Francesco: la testimonianza del Buon Samaritano, che ovviamente ha implicazioni socio-politiche. C’è una parte di Francia cattolica profonda, che si sente accarezzata, riconosciuta e attratta dalle posizioni espresse da Marine Le Pen e dal giudizio di condanna e avversione, che trasuda – al di là dell’ossequio formale – nei confronti di papa Bergoglio.

La Francia è uno dei Paesi in cui la scissione anti-conciliare di mons. Lefebvre ha avuto, in alcuni ambienti, maggiore eco. Quel grumo di intrecci tra cattolicesimo, nazionalismo e spirito fortemente reazionario, intriso di antisemitismo e avversione alla democrazia, che ai primi del Novecento si manifestò nel movimento Action Francaise (scomunicato poi da Pio XI) è un fenomeno che si trascina nei sotterranei della storia di Francia.

Vero è che in questa campagna delle presidenziali anche un altro candidato, François Fillon, con la sua manifesta etichetta di “cattolico praticante” si batte per portare dalla sua parte il voto del cattolicesimo conservatore. La sua candidatura ha ottenuto l’adesione importante del movimento “Manif pour tous”, che si è opposto con dimostrazioni di massa contro i matrimoni gay.

La partita è aperta. Non c’è dubbio che l’indirizzarsi in un senso o nell’altro del nocciolo duro del cattolicesimo francese avrà un suo peso. Negli Stati Uniti – non va dimenticato – il 55 per cento del voto dei cattolici bianchi è andato Donald Trump che non a caso l’altro ieri ha evocato velatamente una vittoria di Marine Le Pen, affermando che l’attacco terroristico di Parigi avrà “un grande effetto” sulle elezioni presidenziali.