Nel giorno dell’approvazione alla Camera dei deputati della legge sul biotestamento alcuni parroci in Molise hanno suonato le campane a morto. A comunicarlo è Don Mario Fangio, prete di Carovilli, in provincia di Isernia, che ha partecipato all’iniziativa insieme ai sacerdoti delle parrocchie di Pietrabbondante (Isernia), Castropignano, Duronia, e Salcito (Campobasso). A Pietrabbondante è stato anche afflitto un necrologio. Rispetto alle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) contenute nella legge, si è pronunciato anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco. “Rischia di aprire derive pericolose”, ha detto a Repubblica. “Una norma importante, ma alcuni elementi spero possano essere rivisti al Senato”, è invece il commento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

I parroci di Isernia e Campobasso spiegano in una nota di aver voluto “richiamare all’attenzione delle loro comunità il funesto evento legislativo, che creerà una grande mole di problemi e minerà alla base la certezza della indisponibilità della vita umana”. I sacerdoti chiedono di “emendare sostanzialmente al Senato la norma e bocciarla come inutile, potendo fare riferimento già alle normative sull’accanimento terapeutico e sulle cure palliative”. Il manifesto di necrologio esposto a Pietrabbondante recita: “Le campane suonano a morto perché la Vita è vittima della morte dall’aborto all’eutanasia delle Dat. Con queste l’Italia ha scelto di ‘far morire‘, non di far vivere. Prosit”.

La legge sul biotestamento approvata ieri dalla Camera è “sicuramente una norma importante e molto complessa perché riguarda aspetti delicati della vita delle persone”, ha detto il ministro Lorenzin a margine dell’inaugurazione all’Istituto superiore di Sanità del primo Museo di Sanità pubblica italiana. Poi ha aggiunto: “Sono però rimasti in sospeso alcuni elementi, a partire dal registro delle Disposizioni anticipate di trattamento, che spero possano essere ripresi prima dell’approvazione al Senato”.

Negativo il giudizio sul biotestamento del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei: “Rimane un testo nel quale non possiamo riconoscerci, pur rilevando l’impegno con cui alcuni hanno cercato di migliorarne singoli aspetti”. In un’intervista a Repubblica l’alto prelato ha affermato che la legge “rischia di aprire derive pericolose, come è avvenuto con altre leggi”. “Comunque – ha concluso – rimane lontana da quell’impostazione personalistica che trova riflesso anche nella Costituzione della nostra Repubblica, che tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività”.