“La logica del referendum sull’euro è quella di impedire che una sola forza politica decida per tutti su una questione decisiva come quella della moneta”. Il Movimento 5 stelle, con un post ufficiale pubblicato sul blog di Beppe Grillo, difende l’idea di una consultazione elettorale per chiedere ai cittadini la loro opinione sull’uscita dalla moneta unica. E lo fa in risposta al giornalista economico Wolfgang Münchau che, il 10 aprile scorso, sul Sole 24 Ore ha scritto un articolo dal titolo “Referendum sull’euro, quello che Di Maio non dice (o forse non sa)”. Secondo l’editorialista del Financial Times, dichiarano i grillini, “noi siamo ‘ciarlatani impreparati‘ come tutti i ‘populisti’. La nostra colpa sarebbe di avere una posizione ambigua sull’euro e di non considerare che un’eventuale uscita dalla moneta unica sarebbe come ‘entrare in guerra'”. E aggiungono: “Sullo scenario apocalittico che delinea in caso di uscita dell’Italia o della Francia dalla moneta unica siamo alle solite. È lo stesso terrorismo che i quotidiani occidentali hanno diffuso a piene mani per scongiurare l’elezione di Trump e la vittoria della Brexit. I cittadini, però, non credono più a chi ha appoggiato per anni la follia dell’austerità e il sistema finanziario internazionale”.

Il giornalista economico – che in passato ha più volte paventato il rischio di una prossima uscita di Roma dall’Eurozona – nel suo articolo critica l’approccio del Front National e del Movimento 5 stelle sull’argomento: “I populisti in Francia e in Italia sembrano essere a favore di un’uscita dall’euro, ma vogliono temporeggiare un po’ e rimettere tutto a una consultazione referendaria. E questo ci fa capire quanto Marine Le Pen e Beppe Grillo siano del tutto impreparati ad andare al governo. Più che degli estremisti, sono dei ciarlatani”. Münchau motiva la sua dichiarazione dicendo che Fn e M5s “se hanno veramente intenzione di uscire dall’euro, devono capire che non sarà una passeggiata, che sarà la prova che qualificherà il loro mandato e che per diversi anni non faranno altro”. E continua: “Se uscissero dalla moneta unica, si verificherebbe il più grande default di tutta la storia dell’umanità, con crac bancari in tutta Europa”. Tanto che il giornalista paragona questo scenario a un “golpe militare“. Münchau critica in particolare le parole del probabile futuro candidato premier M5s Luigi Di Maio che mette il referendum sull’euro come seconda priorità del suo partito, dove la lotta alla povertà resta la prima. “O non dice la verità”, scrive il giornalista, “oppure non è pronto per governare”. Tra gli effetti ipotizzati dall’uscita dalla moneta unica c’è una “svalutazione della nuova lira del 40 per cento e, aggiunge, gli investitori non aspetterebbero fino al referendum: “La sera delle elezioni Di Maio si troverebbe a fronteggiare un fuggi fuggi dal sistema finanziario italiano e il mattino dopo le banche si troverebbero insolventi”. Comunque la si guardi “una disgrazia”, scrive il giornalista.

I 5 stelle scelgono il blog di Beppe Grillo per replicare. Innanzitutto ritornano sul tema del referendum sull’euro che da sempre è nel loro programma elettorale. “La logica”, si legge, “è quella di impedire che una sola forza politica decida per tutti su una questione decisiva come quella della moneta. È ovvio che i mercati reagiranno ad una nostra vittoria elettorale e al referendum sull’euro. È la dimostrazione che siamo una forza politica rivoluzionaria. Ma ci sono delle contromisure politiche che un Paese importante come l’Italia può adottare e adotterà. Non staremo a guardare”. Per quanto riguarda invece la critica sulla lotta alla povertà rispondono: “Essa non esclude affatto la nostra battaglia contro l’euro, ma va di pari passo. Proprio la moneta unica è la principale responsabile dell’esplosione della povertà assoluta e relativa nel nostro Paese. Senza l’euro avremmo potuto svalutare la nostra moneta nazionale riacquistando competitività nei confronti della Germania”.

In ogni caso, secondo i 5 stelle, non ci sarà nessun cataclisma: “I cittadini”, replicano, “non credono più a chi ha appoggiato per anni la follia dell’austerità e il sistema finanziario internazionale. Sempre più studi, anche di istituzioni finanziarie autorevoli, stanno certificando che l’uscita dall’euro non sarà una passeggiata ma nemmeno un cataclisma, soprattutto se i Governi sfrutteranno la ritrovata sovranità monetaria e fiscale per disciplinare la schizofrenia dei mercati”. Secondo i grillini anche la svalutazione della nuova lira non sarebbe veramente al 40 per cento: “Si diffondono numeri a piacere. La svalutazione infatti è un fenomeno relativo”. A questo proposito citano uno studio della Bank of America: “La nuova lira si svaluterebbe rispetto all’euro attuale di un misero 3% mentre il nuovo marco si rivaluterebbe del 15%, a dimostrazione che gli squilibri commerciali e finanziari in seno all’euro sono responsabilità molto più della Germania che dell’Italia”. Lo studio pubblicato da Bank of America, intitolatoThe day after the euro” e scritto dall’economista greco Athanasios Vamvakidis, si riferisce però allo scenario di una completa disgregazione dell’Eurozona, in cui tutti i Paesi tornano alle valute locali. E non alla scelta di un singolo Stato di uscire dalla moneta unica.

Nel piano 5 stelle, continua il post, la Banca d’Italia “tornerà ad essere uno strumento di politica monetaria nelle mani del governo e del Parlamento”, di fatto una marcia indietro rispetto al “divorzio” consensuale tra via Nazionale e Palazzo Chigi deciso da Beniamino Andreatta nel 1981, che mise fine alla monetizzazione del debito pubblico. “Il governatore sarà vincolato a comprare sul mercato i titoli di Stato che gli investitori rifiuteranno, in modo da garantire sempre allo Stato di finanziarsi a basso costo. Torneremo quindi a controllare il nostro debito, ma non solo”. Infatti “le banche d’affari verranno separate da quelle di credito ordinario e l’Italia si doterà di una banca pubblica per gli investimenti (ad esempio Cassa Depositi e Prestiti). Due misure che ci consentiranno di finanziare il nostro tessuto di piccole e medie imprese e di evitare che le banche commerciali vengano distrutte dalla speculazione e dai crediti deteriorati. Infatti, i default bancari che Münchau prevede in caso di euro-exit stanno avvenendo proprio dentro l’euro”. Quindi la conclusione: “Siamo consapevoli che i mercati siano spaventati, e non è un caso che Wolfgang Münchau ci attacchi dalle colonne di un giornale che rappresenta il mondo finanziario. Ma la democrazia viene prima dei mercati, e il nostro governo lo dimostrerà”.