Un capello, un accendino, un mazzo di chiavi, un giubbotto, un cellulare e una macchia di sangue. Sono questi i sette nuovi elementi di prova per i quali Olindo Romano e Rosa Bazzi, coniugi condannati all’ergastolo per la strage di Erba, avevano richiesto l’incidente probatorio. Una domanda dapprima dichiarata inammissibile da parte della Corte d’appello di Brescia e che oggi è stata annullata con rinvio dalla prima sezione della Cassazione. Ora, quindi, i giudici di merito dovranno rivalutare la richiesta dei due coniugi che l’11 dicembre 2006 massacrarono 4 persone, tra cui un bambino di due anni, per i continui litigi con i vicini.

L’unico a sopravvivere fu Mario Frigerio, marito di Valeria Cherubini, una delle vittime. Ferito profondamente alla gola, due settimane dopo venne sentito dagli investigatori e accusò Rosa e Olindo. Anche grazie alla sua testimonianza vennero condannati all’ergastolo. Frigerio è morto nel 2014.

“Siamo soddisfatti, ovviamente era il risultato che ci aspettavamo”, ha detto l’avvocato Fabio Schembri, uno dei difensori della coppia. “Ora dobbiamo aspettare le motivazioni di Brescia, poi ci vorrà ancora qualche mese prima di avere novità sull’incidente probatorio” che verrà disposto dai giudici di merito. Una decisione, quella dei giudici della Cassazione “che apre alla possibilità di nuove richieste e che ci consentirà di analizzare anche altri elementi che, per quanto ci riguarda, sono stati trascurati nel processo di Como“, sottolinea il difensore Schembri.

“Finalmente è arrivata questa decisione – ha detto Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, entrambi uccisi da Olindo e Rosa – Sono anni che sto combattendo per poter far avere giustizia a tutte le persone che sono state assassinate”. Marzouk inizialmente era stato indicato come possibile colpevole. “Io credo che non sia stata fatta bene l’indagine, che hanno trovato Rosa e Olindo, ed era comodo indagare solo in quella direzione. Non dico che sono innocenti o colpevoli, dico solo che vanno fatti tutti gli accertamenti e gli esami necessari”. La vita di Azouz è andata avanti da quella sera della strage – è sposato ed è padre di tre figlie – ma il dolore, assicura “c’è ancora. Mi auguro con tutto il cuore che si arrivi ad avere giustizia. Adesso che si faranno i nuovi accertamenti sono certo che avrò giustizia, ma se questi nuovi elementi non dovessero portare a nulla – conclude Azouz – non mi rassegnerò”.