Il Comitato Investigativo russo ha confermato l’identità dell’autore della strage di lunedì nella metropolitana di San Pietroburgo: si tratta del 22enne Akbarzhon Jalilov, nato il 1° aprile del 1995. Il suo Dna è stato rinvenuto sulla borsa in cui era contenuto l’ordigno inesploso rinvenuto nella stazione di Ploshchad Vosstania. Secondo gli investigatori Jalilov è l’unico autore dell’attentato kamikaze e i suoi “resti sono stati rinvenuti nel terzo vagone del treno della linea blu”. “A seguito dell’esame genetico e delle analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza – ha riferito ancora la commissione – si ritiene che la persona che ha condotto l’attacco suicida ha anche lasciato una borsa contenente un congegno esplosivo a Ploshchad Vosstaniya”. Secondo la Tass, l’uomo aveva legami con “miliziani siriani“. Il Comitato kirghiso per la Sicurezza Nazionale aveva confermato ad Associated Press di aver ricevuto le informazioni in merito al presunto coinvolgimento di Jalilov “dalla parte russa”.

In mattinata il ministero della Salute il ministero ha aggiornato la conta delle vittime a 14. Quando nella serata di lunedì Vladimir Putin deponeva rose rosse alla stazione del Tekhnologichesky Institut, il governo russo aveva già parlato di “terrorismo“. E a meno di 24 ore dall’attentato, sette stazioni che servono l’intera tratta centrale della linea blu sono state chiuse e dopo qualche ora riaperte al pubblico dopo una telefonata anonima che denunciava il piazzamento di possibili ordigni esplosivi. Il premier Dmityri Medvedev ha annunciato la necessità di prendere “misure di sicurezza extra” per controllare chi prende i mezzi pubblici.

Emergono poi anche sul secondo ordigno nascosto nell’estintore, inesploso e ritrovato dagli inquirenti alla fermata Ploshchad Vosstania: “Doveva essere attivato da un telefono cellulare e non da un meccanismo a orologeria”, ha fatto sapere una fonte vicina alle indagini alla Tass. Circostanza che porta gli inquirenti a “non escludere” che pure la bomba esplosa sul vagone della metro possa essere stata innescata “a distanza” dai complici dell’attentatore, che forse “controllavano i suoi movimenti”. L’ordigno di avrebbe potuto provocare un numero ancora maggiore di vittime nel caso in cui fosse esplosa.

Nel pomeriggio di lunedì alcuni media russi avevano pubblicato l’immagine di un uomo di mezza età di carnagione scura, con una barba folta e addosso una lunga veste nera e un copricapo nero sostenendo che si trattasse del presunto colpevole della strage, identificato dagli investigatori usando i filmati delle telecamere interne della metropolitana. Successivamente la notizia è stata però smentita da Interfax, secondo cui l’uomo si sarebbe presentato spontaneamente alla polizia assicurando di non aver nulla a che vedere con l’attentato.