Tra gli impegni di Donald Trump per quanto riguarda la Difesa degli Usa c’è quello di incrementare la flotta della marina militare di quasi il 30% per un totale di 350 navi. Non solo, a questo si aggiungono una implementazione del corpo dei Marines degli Stati Uniti fino ad arrivare a 36 battaglioni, delle forze aeree fino a 1.200 velivoli da combattimento e ad 80.000 militari in più portando l’Esercito a un incremento da 475 mila unità a 500/540 mila. Si intende inoltre sviluppare un sistema di difesa missilistica per le minacce provenienti da Iran e Corea del Nord. In termini economici tutto ciò consentirà un significativo dilagare della spesa militare.

C’è poi il capitolo Nato, che Trump vede come pieno di difetti. Dal suo punto di vista, la Nato non è stata particolarmente efficace nel sopprimere la minaccia del terrorismo e per molti decenni gli Stati Uniti hanno agevolato gli eserciti di altri paesi, difendendo i confini di altre nazioni. Insomma tutto sulle spalle degli Usa. Ma la Casa Bianca sulla Nato ha un duplice obiettivo: impedire il decollo di un serio e concreto progetto militare dalla Ue e favorire una maggiore spesa militare degli alleati europei che porterebbe benefici a una Nato i cui maggiori azionisti sono ancora gli anglo-americani. Insomma una Nato obbediente agli Usa e poco servile verso gli europei.

Quando poi si tratta di questioni affaristiche Donald Trump appare ancora più chiaro. Gli indizi si trovano nei suoi commenti sul costo del nuovo Air Force One, e suo precedente suggerimento di sostituire l’assediato F-35 con un “analogo” F-18 Super Hornet. La risposta alla sua provocazione ha avuto un riscontro diretto dalla Lockheed Martin: “Comprendiamo le preoccupazioni del presidente eletto Trump relative al programma F-35 e gli abbiamo espresso il nostro assoluto impegno nel ridurre i costi in maniera aggressiva. Il prezzo di un F-35A è diminuito del 60% dal contratto per il primo lotto a quello recente per il nono lotto, e prevediamo che il prossimo contratto mostri un’ulteriore significativa riduzione del prezzo. Allo stesso tempo, stiamo portando avanti due iniziative focalizzate sulla riduzione dei costi, denominate Blueprint for Affordability e Sustainment Cost Reduction Initiative, che ridurranno il costo del programma di 5 miliardi di dollari entro il 2022”. Una vittoria per Trump sicuramente che ha fatto scendere il costo del programma F35.

A proposito del bilancio della difesa americana si parla di 639 miliardi con l’obiettivo di ricostruire l’apparato militare americano. Nel bilancio Trump non fa alcuna menzione specifica ad Iran, Corea del Nord o Cina. Invece nei documenti si parla di un aumento di 54 miliardi per una nuova strategia militare nazionale che riconosca la necessità di una superiorità americana non solo sulla terra, in mare, in aria, e nello spazio, ma anche nel cyberspazio. Si immagina si possa arrivare ad una spesa per la difesa in costante aumento nei prossimi anni, fino a 800 miliardi  per le forze armate nel 2022. Il piano di Trump sarebbe stato accolto dal Pentagono. Alti dirigenti militari statunitensi sono entusiasti visti i periodi di magra precedentemente condizionati da vecchi equipaggiamenti e da truppe non adeguatamente formate tanto da essere vulnerabili di fronte a Cina o Russia. Ma forse questa vulnerabilità non la vedono in molti nel senso che gli Usa anche senza questo incremento restano la prima superpotenza militare. E allora questa spinta all’incremento militare avrà bisogno di effetti destabilizzanti pronti a giustificarla. In primis le minacce nucleari iraniane e nordcoreane.