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India, 21 editori contro la legge sulla privacy di Modi: “A rischio la libertà di stampa. Regime di pre-censura”

La Digital News Publishers Association ha presentato ricorso alla Corte Suprema denunciando l'obbligo di chiedere il consenso ai soggetti sotto indagine. Le versioni precedenti della legge sulla privacy prevedevano l'esenzione per i fini giornalistici, ma per quella attuale le attività investigative non fanno eccezione
India, 21 editori contro la legge sulla privacy di Modi: “A rischio la libertà di stampa. Regime di pre-censura”
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La libertà di stampa in India è a rischio: a denunciarlo è stato un gruppo di 21 case editrici. Per la legge sulla privacy del governo indiano, anche i giornalisti dovrebbero chiedere il consenso alle persone di cui scrivono. “Le redazioni chiuderanno se dovremo chiedere il permesso… si tratterà di un vero e proprio regime di pre-censura”, ha dichiarato Madhavi Goradia Divan, avvocata della Digital News Publishers Association (DNPA), ai giudici della Corte Suprema.

Martedì alla Corte Suprema, come riportato da Internazionale, è iniziata la più importante contestazione contro la legislazione. Da quando il Primo Ministro indiano, Narendra Modi, è entrato in carica nel 2014, la libertà di stampa è in declino. Secondo alcune fonti di Reuters, diversi organi di stampa tradizionali non avrebbero fatto abbastanza per controllare l’operato del governo di Modi, il quale ha negato tali accuse e ha dichiarato di rispettare la libertà di stampa. Finora, solo attivisti per la libertà di parola e un gruppo di testate giornalistiche minori avevano contestato la legge, che permetterebbe a Nuova Delhi di identificare le fonti dei giornalisti e ostacolare il lavoro investigativo.

In un incontro di agosto, il governo aveva rassicurato le agenzie mediatiche sul fatto che la legge sulla privacy avrebbe tutelato la libertà di stampa. Nelle versioni precedenti della legge, era prevista l’esenzione per funzioni giudiziarie, regolamentari e giornalistiche, mentre adesso il giornalismo d’inchiesta non rientra tra le eccezioni. La petizione, presentata da DNPA, afferma che la legge e i regolamenti “minacciano l’intero spettro dell’attività svolta da giornalisti, reporter sul campo, cittadini, informatori, attivisti per il diritto all’informazione e altri soggetti interessati, e colpiscono al cuore del nostro quadro democratico, essendo contrari ai principi fondamentali della Costituzione indiana“.

Secondo la petizione, i giornalisti che indagano su casi di corruzione, cattiva condotta o irregolarità negli affari pubblici potrebbero dover ottenere ed elaborare informazioni personali sugli stessi individui la cui condotta è oggetto di indagine. La Corte Suprema ha rinviato l’udienza al mese prossimo per la legge che dovrebbe entrare in vigore da maggio 2027. Tra le 21 case editrici che hanno sottoscritto la petizione ci sono alcune società di proprietà dei miliardari Mukesh Ambani e Gautam Adani – come Network18 e NDTV – ma anche importati gruppi mediatici come Indian Express e Times of India.

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