Quando si commenta uno dei tanti programmi televisivi targati Maria De Filippi, quasi sempre ci si divide tra apocalittici ed entusiasti. Per i primi, qualsiasi cosa venga fuori dalla mente di Nostra Signora della Tv è una porcheria, un danno letale per la società tutta, un sacco di immondizia catodica. Per i secondi, al contrario, è sempre “un colpo di genio”, un momento storico, un trionfo. Evidentemente, e clamorosamente, sbagliano entrambi. Un approccio laico al defilippismo ci permette, invece, di analizzare un fenomeno importante della storia recente della tv con il dovuto distacco e una professionale obiettività.

Le Olimpiadi della Tv – Speciale Uomini e Donne, andato in onda sabato sola come riempitivo tra la fine di C’è posta per te e l’inizio del serale di Amici, è forse la cosa più brutta mai prodotta e realizzata da Maria De Filippi per la tv. L’operazione era chiara: invece di trasmettere il meglio di C’è posta, inventiamoci un “divertissement”, un happening che possa incuriosire il pubblico e infastidire Ballando con le stelle. L’idea era quella di prendere i protagonisti più conosciuti del trono classico e del trono over di Uomini e Donne e farli scontrare, in una sorta di battaglia generazionale, in vari format televisivi: Uomini e donne, appunto, ma anche Amici, C’è posta per te, Tu sì que vales, Striscia la Notizia, Avanti un altro. Un pretesto per riproporre la storia infinita di Gemma con Giorgio, il sorriso furbetto di Claudio Sona, le coppie nate nel pomeriggio di Canale5 (Damante e De Lellis su tutti).

Il risultato, però, è stata una serata confusa, senza capo né coda, un “mappazzone” televisivo pensato male e realizzato peggio. L’assoluta mancanza di scrittura e di coerenza narrativa è risultata addirittura insultante nei confronti del pubblico. Il sospetto è che si voleva tentare il colpo gobbo, la massima resa con la minima spesa, ma per una volta la macchina da guerra defilippiana ha mostrato un’approssimazione che solitamente non le appartiene, visto che gli ingranaggi della Fascino sono soliti funzionare alla perfezione. Ci si è affidati un po’ troppo a una sicurezza che ieri sera è sembrata persino arroganza. Della serie: possiamo mandare in onda quello che ci pare, anche robetta di infima qualità, tanto stravinciamo comunque.

Ecco, no. A volte succede che il pubblico dice “no, grazie. Questo è troppo” e dà un risultato diverso. Le Olimpiadi della Tv, infatti, hanno raccolto soltanto 3 milioni di spettatori (share del 16,83%), mentre Ballando con le stelle riesce finalmente ad aggiudicarsi una sfida del sabato sera con 4 milioni e uno share del 20,35%. In molti, adesso, diranno che l’intenzione di Canale5 non era vincere ma proporre un’alternativa originale in una settimana di pausa tra un successo e l’altro. Non è così, però, perché sia l’ammiraglia del Biscione che lo squadrone mariano che tremare il mondo fa, credevano in cuor loro di fare il colpaccio anche con quella roba a tratti invereconda che abbiamo visto sabato sera.

Si è trattato forse di un peccato di presunzione, di un passo più lungo della gamba dettato da un senso di onnipotenza che rischia di far male ai tanti ottimi prodotti che Maria De Filippi continua a produrre e condurre. Ci si è fatti prendere la mano, si è pensato che ormai nulla può contrastare lo schiacciasassi. Ma il pubblico, lo diciamo da tempo e non ci stancheremo mai di ripeterlo, non è passivo e inerte come sembra. Quando si esagera, quando si vuole spremere troppo da un fenomeno già sin troppo spremuto come i tronisti di ogni genere ed età, il risultato diventa esageratamente trash, approssimativo, grottesco, imbarazzante per lunghi tratti e il pubblico, anche il più vicino all’estetica defilippiana, sbotta e migra altrove. L’ennesima lettera di Gemma a Giorgio, le sfide di “ballo” raffazzonate che nemmeno al veglione di Capodanno del centro anziani, Claudio Sona che stona sulle note di “Zingara” solo per ammiccare alla “storia” finita con Mario e far scatenare le ragazzine tra il pubblico. È troppo, tutto insieme. E poi mancava completamente una coerenza televisiva, un filo narrativo. Persino il montaggio è sembrato fatto alla bell’e meglio, buttato lì senza rispetto dello spettatore e, peggio ancora, degli standard tecnici e professionali solitamente alti a cui il defilippismo ci ha abituati. Forse, però, questo mezzo passo falso servirà a far capire che c’è un limite a tutto e che persino i fenomeni cult-trash vanno dosati con sapienza e consapevolezza, perché poi diventa troppo e il rigetto è dietro l’angolo.