Dopo il mio ultimo post, molti lettori sono rimasti sorpresi di scoprire che le imprese possono detrarre il costo delle mutue sanitarie per i loro dipendenti dal costo del lavoro, dunque le mutue sono finanziate dallo Stato. Vorrei ricostruire questa vicenda che ha tutte le caratteristiche di una colossale frode pubblica e falso ideologico. Dopo il crollo finanziario, le mutue furono bandite ma non soppresse. Dopo l’istituzione del Servizio sanitario nazionale (1978), esse furono riammesse (legge 502/1992; legge 229/1999) ma con chiari paletti: chi voleva la mutua se la pagava (azienda e dipendente) e comunque la mutua non poteva sostituire le prestazioni pubbliche cioè poteva solo integrare ciò che lo Stato “non passava” ma non sostituire quello “che passava”.

Ora le cose sono cambiate: le mutue sono finanziate paradossalmente dallo Stato e le loro prestazioni sono in concorrenza con l’assistenza pubblica cioè ampiamente sostitutive. La strategia degli ultimi governi di centrosinistra è chiara: sostituire gradualmente un sistema pubblico con un altro. La famosa seconda gamba.

Per raggiungere questo scopo il governo Renzi si è accordato con la grande speculazione finanziaria per far fuori la sanità pubblica usando il lavoro e la contrattazione, quindi i sindacati, certamente come cavalli di Troia ma soprattutto come coloro ai quali spetterà di fare il lavoro sporco. Preceduto da alcuni decreti (Turco, marzo 2008; Sacconi, ottobre 2009), il “colpo di mano” è recente. L’occasione è l’accordo quadro sul lavoro pubblico (30 novembre 2016) con il quale “il governo si impegna a sostenere la graduale introduzione… di forme di welfare contrattuale con misure che integrano e implementano le prestazioni pubbliche, di fiscalità di vantaggio”. All’impegno è seguita la sua attuazione, quindi un decreto legislativo (aprile 2016), una circolare delle Agenzie delle entrate (n28/E) un accordo tra Confindustria e Confederazioni (luglio 2016).

Va ricordato che circa la metà delle mutue era stata creata prima del 1999, l’altra metà subito dopo, ma che il vero impulso si è avuto a partire dal 2008/09 e che il compimento dell’opera scellerata è di questi giorni. La mia previsione è che in pochi anni la percentuale di cittadini che saranno mutualizzati andrà ben oltre il 19% della popolazione attuale (percentuale già oggi politicamente tutt’altro che irrilevante) fino a spaccare il welfare in due tronconi: quello per i privilegiati e quello per gli sfigati. Al de-finanziamento subentrerà lo smantellamento.

Il processo di negazione vero della sanità pubblica è appena agli inizi. Due i luoghi comuni da sfatare: le mutue (finanziate dallo Stato, ndr) sarebbero giustificate dal fatto che la sanità pubblica non funziona (in alcune Regioni è un dato innegabile ma non in tutte), il che però presupporrebbe dei governi sensibili ai bisogni della gente. Ma se fossero davvero così sensibili perché mai i governi dovrebbero finanziare le mutue cioè i cittadini più forti anziché rifinanziare la sanità pubblica per aiutare quelli più deboli? Secondo luogo comune: le mutue sono fenomeni collaterali inevitabili legati al declino del welfare. Le cause? L’invecchiamento della popolazione, la crisi economica, le politiche di austerità. Tutto vero ma attenzione: dire che la crisi causa le mutue è un modo per ingannare la gente e nascondere le responsabilità politiche e culturali.

Quando penso a quarant’anni di SSN, mi viene da dire che chi ha governato o se n’è occupato a vario titolo è parte integrante della sua crisi, se non la causa decisiva. Quante leggi sbagliate, quanti finti cambiamenti! Dove sono finiti gli aziendalisti che ci avevano illusi di poter risolvere tutto con il management? Dove sono finiti i finti riformatori della medicina che ci hanno riempito di linee guida, di protocolli, di precetti, di slogan sulla appropriatezza? Dove è finito il diritto alla salute?

Quello che non si dice sulle mutue sanitarie è chi ci guadagna davvero: non i lavoratori destinati comunque ad ammalarsi, men che mai il sindacato che consuma la sua contraddizione tra confederazione e categoria, tra strategia e contrattazione, tra diritti e interessi, piuttosto la grande intermediazione finanziaria, il grande potere assicurativo, la sanità privata che ora, nel momento più debole di quella pubblica, si riprende la rivincita come un mostro. Battere questo mostro è possibile e le idee non mancano ma per farlo bisogna colpire il pensiero debole che l’ha generato.