Sembra una sorta di “ritorno al futuro” questa fase dell’esperienza di Virginia Raggi in Campidoglio. Un passato che si rigenera e riprende vita in una veste nuova. Con la breve – ma intensa – esperienza di Raffaele Marra e Salvatore Romeo nella stanza dei bottoni di Roma Capitale e le polemiche lunghe un’estate sul passato dell’ex assessore all’Ambiente, Paola Muraro, il grido che spesso di sollevava da sinistra era una sorta di moderno “All’armi son fascisti”, nell’estremizzare il ritorno in auge di persone legate in vario modo al quinquennio di Gianni Alemanno. In realtà, il risultato è che stiamo assistendo esattamente all’effetto contrario, ovvero a una graduale “rutel-veltronizzazione” dell’amministrazione a cinque stelle. Ben 6 assessori su 9, infatti, possono annoverare un passato di militanza o, almeno, di collaborazione con il centrosinistra, ed altri personaggi collocati in ruoli chiave – specialmente nell’ambito della cultura – possono ritenersi per qualche ragione reduci dei tre lustri (dal 1993 al 2008) che nel bene e nel male hanno cambiato Roma e il suo modo di amministrarla.

Il ruolo di Bergamo –  Gran parte del “merito” della virata a babordo del vascello pentastellato va a Luca Bergamo, vicesindaco e titolare della Cultura. Ultimo degli assessori nella percezione esterna è divenuto poi deus ex-machina e irrinunciabile nostromo al servizio della comandante Raggi. Il passato di Bergamo è noto e mai rinnegato: l’esperienza come consulente dal 1994 al 1999 della giunta guidata da Francesco Rutelli – in quegli anni creò il festival rock-culturale Enzimi – la direzione del Glocal Forum durante il periodo di Walter Veltroni in Campidoglio, la candidatura ne L’Ulivo non andata a buon fine nel 2006 e i due anni a stretto contatto con Giovanna Melandri, fino alle esperienze in daZero e nel Culture Action Europe, prima della chiamata alle armi di Virginia.

Se Paolo Berdini, ex assessore all’Urbanistica, era un “comunista vecchio stampo”, radicale, poco incline ai compromessi e forse più filosofo che avvezzo alle cose pratiche, Bergamo si sta dimostrando – a sorpresa – molto più a suo agio in politica. Dopo l’arresto di Marra e il diktat di Beppe Grillo che ha portato all’uscita di scena di Salvatore Romeo e al demansionamento di Daniele Frongia – che ha perso i gradi di vicesindaco, ereditati dallo stesso Bergamo – l’attuale numero due della sindaca ha imposto un cambio radicale della comunicazione, rispolverando l’arte della diplomazia, e cioè quella che a Roma chiamano la “pax veltroniana”, la capacità mai replicata dell’ex sindaco di tenere i riflettori bassi e smorzare sul nascere le polemiche.

Ognuno al suo posto –  Tipica del quindicennio rutel-veltroniano era anche l’attitudine dei due sindaci di centrosinistra di posizionare i propri uomini al posto giusto e nel momento opportuno. Ed è proprio quello che sembra stia riuscendo a fare Bergamo, tra il fastidio più o meno velato dei “grillini ortodossi”. A cominciare dalla cultura, dove ormai il numero due del Campidoglio ha carta bianca. Il 13 febbraio sono arrivate le nomine nel cda di Biblioteche per Roma, ente che a breve collaborerà con PalaExpo nella gestione dei principali spazi culturali cittadini: su tutti, si registra il ritorno in sella di Fiorella Farinelli, fondatrice di Lotta Continua ma soprattutto assessore della giunta Rutelli dal 1993 al 2001, la donna che di fatto “creò” Luca Bergamo, assumendolo in assessorato e affidandogli ruoli di responsabilità.

Insieme a lei altri due nomi legati alla sinistra: lo scrittore e insegnante Christian Raimo e il presidente del consorzio delle cooperative di servizi Cns, Paola Gaglianone. Ma non è tutto. Sempre Bergamo ha voluto, come rappresentante del comune di Roma nel cda di Teatro di Roma, l’esperta di marketing Cristina Da Milano, già candidata nelle liste Pd del Municipio 1 a sostegno dell’attuale minisindaca del Centro Storico, Sabrina Alfonsi. Una nomina, quella della Da Milano, che ha portato all’astensione in commissione delle consigliere grilline Montella e Guerrini. Ovviamente il colpo più importante ha riguardato la “promozione” ad assessore all’Urbanistica di Luca Montuori, ormai ex capo segreteria di Bergamo, anch’egli con un passato da consulente delle amministrazioni capitoline di Rutelli e Veltroni.

Non solo Bergamo: gli altri ex dem –  In realtà, è dai primi giorni dell’avventura di Virginia Raggi in Campidoglio che si respira una certa area proveniente da sinistra. E non solo perché il sindacato Usb è stato uno degli sponsor principali della campagna pentastellata, svuotando di fatto l’elettorato della sinistra vendoliana.  All’assessorato ai Trasporti, ad esempio, troviamo Linda Meleo, che si è fatta conoscere dal M5S grazie a un saggio-manifesto, dal titolo “Sostenibilità a Roma” e pubblicato sulla rivista della Fondazione “Italiani Europei” che fa capo a Massimo D’Alema.

All’Ambiente, invece, dopo il “calvario” di Paola Muraro, è stata nominata Pinuccia Montanari, storica militante dei Verdi, amica personale di Beppe Grillo, ma anche dell’ex ministro prodiano Alfonso Pecorario Scanio. Con l’ex leader ambientalista ha collaborato anche Laura Baldassarre, ai tempi del dicastero alle Politiche Agricole (2000-2001), salvo poi continuare il suo lavoro in Unicef. Da non dimenticare, quindi, la militanza nei Popolari di Andrea Mazzillo, attuale assessore al Bilancio e Patrimonio, che lavora con il M5s dal 2014: prima però, negli anni 2000, è stato candidato a Ostia nella Lista Civica per Veltroni e nel 2013 pare abbia sostenuto in campagna elettorale l’allora amico Daniele Ozzimo, ex assessore alla corte di Ignazio Marino poi dimessosi in seguito al coinvolgimento nell’inchiesta su Mafia Capitale.

Opposizione interna ed esterna – La “virata a babordo” di cui parlavamo prima, in realtà non mette d’accordo tutti nel M5s. C’e’ una fronda “ortodossa” nella base grillina che criticava Virginia Raggi ai tempi del “raggio magico”, e che adesso contesta il via libera ai grandi progetti (stadio della Roma, Metro C, ecc.). Radio-Campidoglio sussurra anche tensioni nel gruppo consiliare seguite alla promozione ad assessore di Montuori – “contattato” tre settimane fa ma ufficializzato solo lunedì – mentre prosegue la pace armata con la componente di Roberta Lombardi, che ha nel presidente dell’Assemblea, Marcello De Vito, il suo massimo esponente a Palazzo Senatorio.

In tutto ciò, incalza anche il centrodestra. “Non ricordiamo una tale occupazione mono-colore nemmeno ai tempi di Rutelli e Veltroni, specie nel settore cultura”, dicono  Federico Mollicone e Fabrizio Ghera, rispettivamente dirigente nazionale e capogruppo capitolino di Fratelli d’Italia. Che contestano i 170mila euro assegnati al nuovo city manager Franco Giampaoletti “che in Unicoop Tirreno percepiva 132mila euro”, mentre il deputato Vincenzo Piso arriva ad ipotizzare una “incompatibilità” per il neo-assessore Montuori. Il motivo? “È contitolare di Architettura 2tr, studio che svolge la propria attività nel bacino di utenza della Capitale”.