Considera innocenti tutti gli indagati nell’inchiesta Consip – compreso il fido Luca Lotti e il generale Tullio Del Sette – bolla come semplice “risentimento personale” l’abbandono del Pd da parte di Pierluigi Bersani e non rinuncia a lanciare un attacco a chi invece nel Pd e rimasto per sfidarlo alle primarie, e cioè Michele Emiliano. È un Matteo Renzi a ruota libera quello che interviene nella puntata di Porta a Porta dedicata all’inchiesta delle procure di Roma e Napoli sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione. Un’indagine che sta esplodendo proprio mentre la campagna per le primarie del Pd del prossimo 30 aprile comincia ad entrare nel vivo.

L’attacco a Emiliano: “Non scherzi sui vaccini” – Ed è forse anche per questo motivo che l’ex premier approfitta dei microfoni di Bruno Vespa per replicare a Emiliano, suo sfidante nella corsa alla segreteria.  “Non parlerò male degli altri, grande rispetto per Emiliano. Ma le sue parole sui vaccini un po’ mi hanno fatto male: non è stato chiaro come altri suoi colleghi sull’obbligo dei vaccini. Non giochiamo sulla pelle della gente, su queste cose non si scherza. Litighiamo su tanti argomenti, sui vaccini per avere un voto in più si perde la faccia e la dignità del Pd”, ha detto Renzi replicando ad un post su facebook in cui il presidente scriveva che “il programma di governo della Regione Puglia non rientra la proposta di vietare l’accesso a scuola dei bambini che hanno scelto di non effettuare vaccinazioni obbligatorie”.

“Scissione? Risentimento personale Bersani e D’Alema” – Un passaggio della sua intervista, l’ex segretario dem lo ha dedicato anche alla recente scissione che ha visto l’uscita dal Pd di Bersani e Massimo D’Alema.  “Penso che alla base di questa scissione ci siano risentimenti personali, in primis di D’Alema e Bersani, ma io credo che la politica si faccia con il sentimento non con il risentimento. Non faccio polemiche contro di loro ma penso che aver tentato per tre mesi di far passare l’idea che il problema della sinistra in Italia fosse Renzi, come Trump per gli Usa e la Le Pen per l’Ue, suoni abbastanza ridicolo alla maggioranza delle persone che vanno alle Feste dell’Unità“.

“Giglio magico? Non esiste” – Il resto dei suoi interventi, invece, l’ex segretario del Pd li dedica all’indagine che ha fatto finire sotto inchiesta alcuni componenti di spicco del cosiddetto Giglio Magico: e cioè suo padre, Tiziano Renzi, e il ministro dello sport, Luca Lotti, più il generale Tullio Del Sette indagati rispettivamente per concorso in traffico di influenze e rivelazione di segreto. Per l’ex premier però non solo “l’esistenza di un gruppo potere toscano è una cosa che non sta ne in cielo ne in terra”, ma le stesse accuse a carico delle persone a lui vicine non reggerebbero. “Il ministro dello Sport Luca Lotti – ha detto  – non è in questa inchiesta perché accusato di chissà cosa, tangenti o altro. Ma insieme al comandante dell’Arma Tullio Del Sette è accusato di rivelazione di segreto di ufficio. Un reato molto antipatico che spero sia perseguito ma questo reato tutti i giorni viene compiuto in alcune redazioni di questo Paese”.

“Indagini su mio padre? Nessun conflitto d’interesse” – Sull’indagine a carico di Renzi senior, invece l’ex presidente del consiglio ha spiegato che: “Possiamo discutere di tutto, per quello che riguarda il sottoscritto. Tranne che di conflitto di interesse e mancanza di trasparenza: Mio padre non si è assolutamente avvicinato a incarichi pubblici mentre io ero a Palazzo Chigi. Ma questo è il minimo sindacale. Io umanamente sono dispiaciuto. Non è che sono un robot. Ma mio padre mi ha insegnato i valori della legalità e so che la penserebbe così”. Dosi estreme di garantismo sono state dedicate anche ad Alfredo Romeo, l’imprenditore al centro dell’indagine, attualmente detenuto, che proprio oggi ha incassato il parere negativo da parte della procura di Roma sulla sua richiesta di scarcerazione.  “Stiamo discutendo su indagini su cui chiedo massima velocità e chiarezza, in cui ci sono cittadini che sono tutti innocenti fino a sentenza. Romeo, l’imprenditore che in questo momento è in carcere, dieci anni fa si è fatto due mesi in carcere, e poi gli è stato detto che era innocente”. E in questo senso, l’ex presidente del consiglio ha lanciato un attacco alla magistratura. “Ci sono state alcune inchieste, con alcuni pubblici ministeri, che hanno un ruolino, una carriera che parla per loro…”. Qualche esempio? “La vicenda Tempa Rossa: “da premier dissi: sto dalla parte dei magistrati. Noi siamo per il rispetto delle leggi ma dopo il referendum non se ne è saputo più niente e l’inchiesta è finita in bolla di sapone”.