La procura di Napoli ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di Sergio Di Palo, il fidanzato di Tiziana Cantone, morta suicida in seguito alla diffusione dei video hard. Le ipotesi di reato sono di calunnia e falsa denuncia. Reati ipotizzati in concorso con la Cantone che si riferiscono in particolare alle accuse rivelatesi infondate nei confronti di cinque persone che erano state indicate dagli stessi fidanzati come responsabili della diffusione in rete dei video e la falsa denuncia di smarrimento dell’iPhone. Per coloro che erano stati accusati di diffamazione gli inquirenti hanno chiesto l’archiviazione. 

La denuncia era stata presentata alla polizia dalla Cantone secondo gli inquirenti, per impedire che si accertasse che l’invio dei video ad una chat privata fosse stata effettuata dallo stesso telefonino. Sulla richiesta di giudizio immediato dovrà pronunciarsi il gip al quale sono stati trasmessi oggi gli atti. Le accuse, contestate dal pm Alessandro Milita, a conclusione dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Fausto Zuccarelli, si riferiscono ai presunti illeciti relativi alla diffusione in rete dei video. Inchiesta condotta dalla procura di Napoli mentre la procura di Napoli Nord sta conducendo l’indagine per presunta istigazione al suicidio.

La svolta è arrivata tre settimana fa quando i carabinieri della sezione cyber-crime del Comando Provinciale di Napoli sono riusciti a sbloccare l’iPhone della ragazza e a estrapolare alcuni file audio risalenti alle ore precedenti alla morte di Tiziana. Intanto il 23 febbraio scorso il Garante per la Privacy ha avviato una istruttoria per chiedere ai principali motori di ricerca (Google e Yahoo) di giustificare le ragioni per le quali sugli stessi risultino ancora indicizzate pagine sulle quali sono pubblicate immagini e/o video pornografici associati al nome della ragazza. A far partire le verifiche dell’Authority per la protezione dei dati personali il reclamo presentato il 16 dicembre scorso da Teresa Giglio, madre di Tiziana.

Secondo gli inquirenti della procura di Napoli, Tiziana Cantone non sarebbe stata “coartata” per farsi riprendere in quei video diventati “virali” dopo la loro diffusione sui siti, diffusione avvenuta quando da una chat privata in cui ci si scambiava video a luci rosse i filmati furono poi inseriti – non è stato possibile accertare da chi – in alcuni siti porno. Tanto da causare gravissime conseguenze psicologiche nella Cantone e da indurla al suicidio.
A quanto si è appreso nei confronti del fidanzato di Tiziana, Sergio Di Palo – oltre alla calunnia e alla simulazione di reato – viene contestato anche un accesso abusivo al sistema informatico per essersi rivolto ad un consulente – anch’egli contattato su una chat erotica privata – per distruggere alcuni dati dalla rete.