Tiziano Renzi, Alfredo Romeo e Carlo Russo si incontrarono in una “bettola” romana. In cui l’imprenditore di origini campane, arrestato ieri con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta su Consip che come è noto vede indagato per traffico di influenze il padre dell’ex premier, entrò “da un ingresso riservato, attraverso il cortile di un palazzo”, per non attirare l’attenzione. A raccontarlo in un’intervista a Repubblica è Alfredo Mazzei, commercialista napoletano ed esponente del Pd. L’uomo che propiziò il finanziamento di 60mila euro versato da Romeo alla fondazione Big Bang (oggi fondazione Open) di Renzi. Una ricostruzione che il padre dell’ex premier e segretario uscente del Pd, Tiziano, contesta in blocco: “Non ho mai fatto cene segrete in bettole in vita mia, come scrive qualcuno – commenta con una nota – Conosco effettivamente Carlo Russo, del cui figlio sono padrino di battesimo, ma leggo cose sui giornali di cui non so assolutamente nulla”. Tiziano Renzi ribadisce quello che ha detto ieri, nel giorno dell’arresto di Romeo: “Non ho mai chiesto soldi. Non li ho mai presi. Mai. E credo che i magistrati abbiano tutti gli strumenti per verificarlo. Non vedo l’ora che venga fuori la verità: voglio essere interrogato, voglio che verifichino tutto di me, non ho nulla da nascondere. Nulla”.

Secondo Mazzei, Renzi senior, l’immobiliarista che secondo i pm ha corrotto il dirigente della centrale di acquisto pubblica Marco Gasparri e il rampante “facilitatore” toscano vicino al giglio magico si videro per “parlare di strategie“. A riferirglielo, stando alle sue parole, fu lo stesso Romeo: “Disse qualcosa che aveva questo senso: “Hai capito quei due…?””. Alla domanda degli intervistatori se il sottotesto fosse che “si parlò di soldi e appalti“, la risposta è: “Non posso saperlo. Ma ebbi l’impressione che”, appunto, “quella cena riservata servisse proprio a parlare di strategie“.

 

Mazzei premette che in precedenza aveva “suggerito” a Romeo di “stare alla larga” da Russo, che “aveva fama di essere un superficiale” e “vantava con tutti la possibilità di avvicinare il padre di Renzi”. Ma “un paio di mesi dopo, parlando con Romeo, seppi invece che non aveva seguito il consiglio”. Anzi, si era appunto incontrato con Russo e Tiziano Renzi. “Cenarono o pranzarono insieme”, ma non in “uno dei ristoranti dei salotti buoni”, bensì “il contrario (…) mi riferì che si videro in una sorta di “bettola”, una trattoria senza pretese. Non avevano interesse a farsi vedere. E da quel che ricordo, Romeo entrò nel locale in maniera assai defilata…”. Il commercialista dice di aver riferito le stesse cose ai pm di Napoli (dove è partita l’inchiesta, come Marco Lillo su Il Fatto Quotidiano ha raccontato per primo lo scorso 21 dicembre) e a quelli di Roma, cui sono stati poi trasferiti per competenza territoriale gli atti sul filone Consip e sulla presunta fuga di notizie per la quale sono indagati il ministro dello Sport Luca Lotti, il comandante generale dell’Arma dei carabinieri Tullio Del Sette e il comandante dei carabinieri della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia.

Il commercialista commenta anche la notizia, emersa dalle carte dell’inchiesta, che Alfredo Romeo e il suo consigliere Italo Bocchino (ex deputato di An, anche lui indagato per corruzione) pensavano di acquistare giornali per ottenere la benevolenza dei politici. E che, in particolare, avevano messo nel mirino la sofferente Unità, organo del Pd. “Romeo effettivamente ci pensò, me ne parlò”, riferisce Mazzei. “Mi disse che gli avevano fatto balenare questa idea e chiedeva un consiglio. Io, che faccio il commercialista, gli feci presente con onestà che si trattava di una situazione problematica”. Chi sia stato a far “balenare l’idea” dice di non saperlo, ma come è ovvio “l’assetto di un giornale come l’Unità dipende esclusivamente dalla direzione nazionale del partito” di Renzi junior. “Quindi, se quell’interesse ci fu, venne sollecitato dai vertici Pd?”, incalzano gli intervistatori. “Non so, ma una volta, in un partito serio, funzionava così”.

Infine la vicenda della fattura da 70-80mila euro di una ditta di catering che, stando alle carte, Russo chiese a Romeo a pagare “dopo le elezioni regionali, verosimilmente in Toscana”. Secondo gli inquirenti, scrive Repubblica, “Russo diceva a Romeo: “Se lo fai, fai un favore a Tiziano””. Mazzei commenta: “Questo l’ho sentito anche io”.

Che Carlo Russo e Tiziano Renzi secondo la procura si facessero “promettere denaro” per favorire Romeo nell’assegnazione dell’appalto Fm4 di Consip, una gara di facility management da 2,7 miliardi bandita nel 2004 e suddivisa in diversi lotti, emerge chiaramente dal decreto di perquisizione a carico di Russo, l’imprenditore farmaceutico di Rignano ritenuto vicino a Romeo e amico della famiglia dell’ex premier. Ma finora non si era avuta notizia di incontri vis-à-vis tra Romeo e Renzi senior. Mercoledì, dopo l’arresto di Romeo e dopo che ilfattoquotidiano.it ha pubblicato l’immagine del “pizzino” su cui l’imprenditore aveva annotato una T. (secondo gli invstigatori Tiziano Renzi) e la sigla R. C. con accanto, rispettivamente, le scritte “30.000 x mese” e “5mila ogni 2 mesi”, il padre del segretario Pd uscente ha reagito diffondendo una nota in cui sostiene: “Gli unici soldi che spero di ottenere sono quelli del risarcimento danni per gli attacchi vergognosi che ho dovuto subire in questi mesi. Sono contento del fatto che il 16 marzo finalmente inizieranno i processi contro chi mi ha diffamato”.