Rischiava di diventare il bersaglio di tutte le critiche se Oporto si fosse dimostrata ancora una volta la città invitta, come viene chiamata per la storica capacità di resistere a tutti gli assedi di eserciti, invasori e armate napoleoniche. Invece Max Allegri diventa il grande protagonista ed espugna il do Dragao, immacolato da settembre, a modo suo: lascia Leonardo Bonucci in tribuna per motivi disciplinari – contro ogni logica tattica –, schiera quattro attaccanti dall’inizio nel 4-2-3-1 e getta nella mischia a partita in corso Pjaca e Dani Alves, ovvero gli autori dei gol che spianano la strada alla Juventus verso i quarti di finale. Il 2-0 impacchettato dai bianconeri in Portogallo è un’assicurazione pesantissima per la qualificazione, frutto di una partita per niente spettacolare, ma solida e senza fronzoli, paziente al punto giusto. Un match scompaginato dall’espulsione di Alex Telles, imbarazzante per l’ingenuità con cui rimedia il doppio giallo in meno di due minuti a metà del primo tempo.

E pensare che fino a poco prima c’era stato più Porto che Juve. Nel primo quarto d’ora i portoghesi sono superiori a centrocampo, con Brahimi che manda in crisi Khedira e si rende pericoloso in un paio di occasioni. Poi però i bianconeri salgono di tono. Alex Sandro – che il Porto ha sostituito proprio con Telles, non proprio un dentro-fuori azzeccato, a vederlo stasera – prende le misure a Maxi Pereira e diventa costante nella spinta assieme a Mandzukic. Un paio di fraseggi tra i due, utili a innescare Higuain, sono il preambolo alla crescita esponenziale degli uomini di Allegri, favorita dalla follia di Alex Telles. Poco prima della mezz’ora, l’ex terzino dell’Inter commette due fallacci su Cuadrado e Lichtsteiner in meno di un meno minuto: inevitabili i gialli e quindi l’espulsione, che costringe Nuno Espirito Santo a togliere Silva per Layun e adattare il consolidato 4-4-2 in un 4-4-1. Il Porto perde spinta, arretra il baricentro ma rimane quadrato in fase difensiva. Tranne che sulla sinistra, dove Alex Sandro è dominante. I suoi piedi ispirano Khedira (torsione di testa, a lato) e Higuain (girata debole, si stende Casillas) ma l’occasione più interessante, l’unica vera nonostante il 70 per cento di possesso palla, è un’invenzione di Dybala. In pieno recupero, l’argentino lascia partire un rasoterra di sinistro che si spegne sul palo con l’ex portiere del Real che probabilmente non avrebbe intercettato la conclusione se fosse finita nello specchio.

È una Juve viva, ma un po’ lenta. Dà l’impressione di giocare come il gatto con il topo, con il rischio di non riuscire a stanarlo perché il Porto sigilla ogni spazio. Nei primi venti minuti del secondo tempo ci sono solo due tiri da fuori di Khedira e Higuain. L’area dei lusitani resta inviolata fino all’ultimo quarto di partita, quando i bianconeri passano. E indirettamente c’è ancora lo zampino di Telles, dalla cui espulsione era scaturito l’ingresso di Layun. Sul difensore carambola infatti un passaggio sbagliato di Dybala che innesca il neo-entrato Pjaca, lesto nel battere a rete. I cambi di Allegri si dimostrano perfetti appena centoventi secondi più tardi, quando la Juve assesta il secondo cazzotto sulla guardia fino ad allora ottima degli uomini di Espirito Santo. L’azione è deliziosa: Pjanic apre per il solito Alex Sandro che pesca dal lato opposto dell’area Dani Alves, abile a stoppare di petto e trafiggere Casillas. L’uno-due stende il Porto, che non riesce mai a trovare una reazione e negli ultimi minuti rischia il colpo del definitivo k.o. qualificazione: Higuain dialoga con Pjaca che mette Khedira davanti alla porta, ma il colpo in spaccata del tedesco si spegne di poco sul fondo. Anche senza il triplo vantaggio, però, la strada della Juve verso i quarti è completamente in discesa.